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Si, viaggiare!

E’ strano quanto l’idea di viaggio possa attirarti, trasmetterti gioia, provocare sintomi fisici piacevoli come adrenalina in pancia che scatena una tempesta di brividi, corrono lungo la schiena, ti fanno tremare le gambe, mentre la tua mente distratta si trova sotto l’ombrellone di una spiaggia esotica, sotto un qualche monumento mondiale, sul primo aereo pronto a decollare. E mentre il ciclone emotivo guada il tuo corpo, sul viso le labbra si schiudono delicatamente lasciando posto ad un sorriso. E gli occhi? Fissano punti remoti, proiettano capolavori della mente sullo sfondo, distratti da qualsiasi cosa attraversi loro.

Ventotene, waiting for the ferry

Il sintomo da viaggiatore, che non voglio descrivere in tutte le sue precise misure, coglie il momento di massima dilatazione nell’occasione in cui il soggetto preso in oggetto comincia a manifestare non solo sintomi fisici, ma anche prodromi di cordialità verso una figura che non ha la stessa fortuna di viaggiare come lui. Frasi tipiche come "Che stati hai visitato?", "ma un viaggetto non te lo fai dopo gli esami?", "sai, trascorrerò un week-end a Londra .." divengono una scusa per manifestare la voglia di evadere dai propri spazi, di aprirsi verso luoghi inesplorati ma allo stesso tempo immaginati ed osservati su immagini e video dei più remoti siti Internet. Da quel momento la discussione sarà integramente concentrata sui propri interessi turistici. Se come viene supposto dal genere del gentil sesso che l’uomo, tratta solo discorsi relativi al 70% di donne e dei 30% restanti di calcio, non sa che siamo incredibilmente attratti dalla pazza idea di viaggiare! Sicuramente durante il viaggio saranno rispettate le percentuali citate precedentemente in alto .. in fondo siamo sempre uomini, al di là dei confini.

E così vai alla prima agenzia turistica, preventivo alla mano scegli la località che più ti ispira. Accetti pur di pagare poco l’albergo più disparato, purché non sia un tugurio da stalla Svizzera. "Abbiamo una bettola, con due lettini singoli, senza riscaldamento, senza bagno, ma con un ottima vista sul parcheggio dell’Hotel! mmm .. la prendiamo!!",, (Quella appena riportata è una delle frasi tipiche che si ascoltano). In questi anni di viaggio mi sono pentito diverse volte di aver scelto l’Hotel più economico.

Berlin, Schoenefeld Airport


L’esperienza che mi ha traumatizzato maggiormente è stata a Parigi. Avevamo scelto di passare una nottata presso l’Hotel meno dispendioso tra tutti quelli elencati su un sito Internet. Esso era sito nel quartiere etnico della capitale francese, nei pressi della fermata metropolitana di Barbes-Rochechuart. Innanzitutto siamo stati circa mezzora a ricercarlo nel suo indirizzo, cartina alla mano, scrutando scritte di Hotel e numeri civici. Era difficile ritrovarlo in quanto la sua locazione era fra due palazzi ottocenteschi, ricavato nel loro spazio intermedio. Denunciato in facciata da una piccola insegna e da un portone vetroriflettente, pesante e cigolante, non aveva l’aria del posto che immaginavo nella mia testa, ma gli aromi sprigionati dal negozio di baguette al suo fianco, mi davano la certezza a me sarebbe piaciuto. Pensavo, ancora attonito a fissare l’ingresso, a risvegliarmi la mattina con l’odore di pane caldo e cantori parigini che intonavano musiche con le loro chitarrine, mentre il sole entrando dalla finestra mi avrebbe dato il buonrisveglio.

Questa supposizione crollava mentre salivo con la mia valigia da 15 kg tondi sulla tromba delle scale posta dinanzi all’ingresso. La Hall dell’Hotel era al secondo piano. Le scale sicuramente antiche, strette e dai gradini molto sottili. La mia valigia sbandava da una parte all’altra del muro, dipinto in tinta verdastra segnato da numerevoli graffi dovuti a valigie come la mia e da persone distratte proprio come me! La ringhiera in ferro, colmava in un passamano in legno liscio. La cosa che mi lasciava a desiderare era che i pianerottoli e le stesse scale pendevano verso l’interno della tromba (delle scale).
Arrivati nella Hall, con la Valigia ribaltata e con il fiatone da corsa campestre, scrutavamo lo stanzone nella quale era stato ricavato uno spazio di riservo con divani che sembravan esser stati colti da spazzatura ed una piccola vetrata che si affacciava sul Boulevard. Accolti nel migliore dei modi con il proprietario dell’Albergo dalla carnagione mulatta, che era nell’intento di compiere un azione quotidiana, irrisoria e non adatta alla circostanza: si lavava i denti nel bancone di Ingresso! La mia faccia era simile a quello Smile di Msn duepunti O! La speranza di avere una stanza che non fosse stata un tugurio, svaniva in quell’istante.

Chiavi in mano la trovammo due piani più in alto. La porta di ingresso era una semplice in legno che possiamo trovare in una comune casa. Entrati lo scenario: monolocale 3m x 4m, Letto matrimoniale, con cuscino unico, attaccato all’armadio, lavabo e scrivania tarlata. Una finestrella con vista tetto faceva filtrare qualche raggio di sole. L’espressione mia facciale non era più descrivibile! Eppure la ricordo con gioia, anche perché porto Parigi sempre nel cuore. Di questo albergo non potrò mai dimenticare la nottata. In due nel letto matrimoniale, ci ritrovavamo a scontrarci in piena notte! Il motivo? Ricordate quando dicevo che la tromba delle scale era in pendenza? Bhé ho capito che tutto l’Hotel pendeva. Il letto matrimoniale seguendo la direttrice del declivio ci faceva scontrare nella notte. Dalla nostra stanza si udivano passi derivanti da flussi di persone che andavano da una parte all’altra del corridoio e file di ragazzi, quasi tutti di colore, che aspettavano il loro turno per passare una squallida ed effimera mezzora di sesso con prostitute. Ma alla fin fine basta avere un tetto sotto la quale dormire.

1 commento:

  1. Bellissimo articolo, come sempre.
    A proposito, a Parigi manco l'Etap Hotel (che fra l'altro ha cambiato catena di franchising) a Boulevard A. Briand di Porte d'Orleans scherzava a disastri...

    Un abbraccio, Walter

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