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Tour dell′Umbria, Orvieto

Destinazione estiva: Umbria. Ma perché l’Umbria? Sono tante le motivazioni. 1) sono convinto che l’Umbria sia una delle regioni più affascinanti di Italia. 2) le sue città e i suoi piccoli borghi sono relativamente vicini fra loro. 3) dall’Abruzzo non sono così tante ore di macchina.
Abbiamo organizzato il viaggio nei minimi particolari, calcolando tutto. Allora: 30 € e ci paghiamo la prima notte in Hotel, 20 € per l’ostello della seconda notte. Altri 30 € per le spese autostradali e una 60ina di € fra pranzi e cene. Conoscendomi aggiungiamone altri 20 per schifezze da sgranocchiare lungo il percorso. Ah! Dimenticavo, ci sono da pagare gli ingressi nei musei! Insomma con 200 € mi faccio qualche giorno in Umbria.


E così siamo partiti. Settimana caldissima di inizio Agosto, di quei giorni in cui l’afa ti assale e ti spinge a gettarti in mare. Otto amici, record personale ancora imbattuto in una mia vacanza, in due macchine. Per il viaggio abbiamo comprato qualche porcheria da consumare durante la trasferta, come quel pacco di patatine che fra un chilometro e l’altro si svuotava. Tanta acqua e finestrini abbassati per sentire l’aria sbatterti sul volto.
Scegliamo di passare per il Lazio, allungando la marcia. Ci fermiamo inizialmente al “Parco dei mostri” di Bomarzo e in seguito nella bellissima “Civita di Bagnoregio” nella provincia di Viterbo. Pranziamo al sacco, gustandoci un buon panino e della frutta fresca conservata in appositi contenitori. Alle quattro del pomeriggio partiamo alla volta di Orvieto, prima tappa del nostro viaggio.
Costeggiamo per un lungo tratto il Tevere che conserva il suo colore verde. La strada ne segue il letto, adagiandosi alle forme erose dall’acqua e scavalcandolo in punti diversi. Nei pressi del viterbese ci appare come un grande fiume, ma non appena entriamo nell’Umbria le dimensioni si riducono trasformandolo in un esile torrente. Fa strano pensare che quelle stesse acque scorrano per centinaia di chilometri prima di entrare nella grande urbe, riflettendo i palazzi e con loro la storia di Roma.
Il Tevere si estende oltre il Lago di Corbara, noi invece svoltiamo nei pressi di un suo affluente, il Fiume Paglia. Da questo punto in avanti, Orvieto è vicina. La vediamo in lontananza, arroccata su un basamento in tufo. Questa mesa tufacea si erge per cinquanta metri sulla piana della campagna, custodendo il centro storico della città. Gli ultimi tornanti e le mura difensive annunciano l’arrivo.
Non entriamo immediatamente fra le vie del centro. Continuiamo la nostra marcia alla ricerca dell’albergo, situato a qualche centinaia di metri verso la campagna. Abbiamo scelto l’hotel “Oasi dei discepoli”, un antico collegio ecclesiastico che gode di una bella vista sulla rupe e che possiede spaziose stanze dall’arredamento classico. Dentro la hall un portone immette all’interno di una grande chiesa che fiancheggia la costruzione.

Alcuni di noi rimangono a letto per la forte stanchezza. In quattro ne approfittiamo per visitare il centro della città. Ci spostiamo ancora una volta in macchina parcheggiando all’interno delle mura, stando attenti alle eventuali ZTL. Il primo complesso degno di nota è quello della Chiesa di Sant’Andrea dalla facciata a salienti e il campanile con più livelli di aperture. I recenti restauri degli anni venti, ad opera dell’ingegner Giovannoni, hanno alterato l’immagine del complesso, oscurando quelli che erano stati degli elementi architettonici immessi durante il periodo rinascimentale. La chiesa resta comunque una tappa fondamentale per chi visita Orvieto e le bancarelle dei souvenir sorte sotto al porticato ne testimoniano il passaggio di turisti.


Percorriamo Corso Camillo Benso conte di Cavour, alla spietata ricerca del Duomo di Orvieto. La prima volta che ho sentito parlare di questa architettura è stato grazie a papà che nei suoi racconti mi parlava di un suo professore che si vantava di aver fotografato la facciata del Duomo. Tuttavia non ho mai dato importanza all’argomento sino a quando non ho cominciato a seguire le lezioni di storia all’interno della facoltà di architettura.
Nel frattempo i tanti vicoletti con i più stravaganti negozi, deliziano la mia visita. Vi elencherò alcune attività commerciali da visitare assolutamente:

- Bottega Michelangeli: abili lavoratori di legno da generazioni. Una antica falegnameria trasformata in un negozio di design nella quale prenotare un mobilio d’arte tiratura 1:1. Per maggiori informazioni http://www.michelangeli.it

- Il Mago di Oz: oggettistica fatta e dipinta a mano. Sono tante le celebrità della cultura e dello spettacolo, nazionali e non, che hanno trascorso piacevoli momenti all’interno del negozio. http://www.ilmagodioz.org

- La Bottega di Umberto Verdirosi: artista ed attore teatrale, crea opere metafisiche piene di messaggi. Fonde il buio delle paure con colori cangianti. http://www.verdirosi.com

Bottega di Umberto Verdirosi


Svoltiamo verso Via del duomo percorrendola tutta. Fra piazzette, bar e tavolini, uno slargo annuncia l’arrivo al Duomo. Cosa dire? Nulla. Gli occhi si ingrandiscono, la bocca si spalanca e pronunci la prima stronzata che ti viene in mente. L’impatto emotivo, con la facciata, è davvero forte. A concederci un ulteriore bonus è il sole che si pone dinanzi la facciata risaltando quelli che sono i mosaici dorati, sprigionando luce che rimbalza nella piazza e riflessi che arrivano dentro i tuoi occhi. Prendo immediatamente la macchina fotografica e comincio a scattare delle fotografie. Non è facile scattare foto frontali, in quanto l’eccessivo slancio della facciata in altezza, disturba la foto di insieme.
Protagonista sembra esser il triangolo, dalle rivisitazioni gotiche. Le guglie, e le paraste, dividono l’assetto in tre parti, corrispondenti alle navate interne dell’edificio. Restiamo un’oretta davanti ad essa, concedendoci un gelato per recuperare le forze.

Orvieto, dettaglio facciata

Proseguiamo la marcia, questa volta diretti al famoso Pozzo di San Patrizio. Si trova nella parte bassa della città, dal Duomo venti minuti di cammino. In facciata è denunciato da una semplice costruzione monolivello con due porte d’ingresso: una prima permette la discesa; la seconda è quella di uscita.
La sua particolare geometria fa si che chi scende all’interno del pozzo (profondo 53 metri) non incrocerà mai quello che sta risalendo in superficie. Il trucco è semplice, infatti basta sovrapporre due spirali indipendenti e collegarle fra loro alle estremità. La forma è cilindrica ed ha un diametro di circa 13 metri. È possibile affacciarsi dalla sommità, stando attenti a non scivolare di sotto. Le aperture che si affacciano durante la discesa possiedono un muretto troppo basso e pericoloso. Fa strano pensare che di qui scendevano dal cinquecento in poi contadini con i loro asini.
Nella parte più profonda, laddove l’umidità comincia a manifestarsi anche sulle proprie ossa, l’acqua è stata trasformata in fontana della fortuna. Sono infatti tante le monete che si sovrastano strato dopo strato. Risaliamo i 248 scalini, transitiamo davanti le 70 nicchie e alla fine torniamo in superficie.
Non è l’unico caso qui ad Orvieto di edificio sotterraneo. Sotto questo paese umbro si estende una città nella città, scavata dentro al tufo, utilizzata anche in occasione delle guerre mondiali come luogo di rifugio.

Orvieto, ingresso Pozzo di San Patrizio
Orvieto, Pozzo di San Patrizio
Ceniamo tutti assieme in un localino del corso brindando alla bella giornata. Domani ci aspetta una nuova tappa del nostro tour dell’Umbria.


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