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Modena, il Museo Ferrari

Può un uomo vincere tutto? E magari per ottenerlo vendere la propria dimora? Enzo Ferrari ci insegna questo. Rincorrere un sogno vuol dire sacrificio e se oggi quel sogno è anche il sogno di una città e di una nazione intera, allora la cosa vale doppia. Forse dobbiamo sostituire la parola "rincorrere" con "correre", perché in fondo è quello che ha fatto per tutta la vita. Il mito, quello che ci ha fatti saltare dal divano, urlare nelle imprese ed emozionarci per una vittoria, nasce in questo lembo di terra modenese circa un secolo fa. Quella che inizialmente era una semplice officina a gestione famigliare, in pochi anni si è tramutata in un impero e fa effetto pensare che nella casa natale, recentemente restaurata dall'architetto Jan Kaplicky, siano passati piloti come Fangio, Villeneuve, Schumacher, Alonso, e forse anche altri accostati alla monoposto rossa.


Al fianco della casa è stato costruito un edificio, dallo stesso architetto, con una forma aerodinamica. Lo scopo è quello di esporre al suo interno collezioni permanenti e temporanee. La prima collezione, all'interno della casa, possiede i cimeli appartenuti a Enzo Ferrari, come i suoi occhiali da sole, i suoi orologi, il suo ufficio. Nel nuovo polo momentaneamente è presente una mostra sulla Formula 1, suddivisa per fasce d'età. Si parte con la Mercedes di Stirling Moss, passando per l'Alfa di Juan Manuel Fangio. Quindi Regazzoni, Lauda, Hunt. Sullo sfondo la monoposto di Berger annuncia il passaggio negli anni ottanta. Fa effetto vedere affiancate la Renault di Rene Arnoux con la Ferrari di Gilles Villeneuve: nell'immaginario collettivo il loro duello, risalente al 1979, è considerato ancora oggi uno fra i più emozionanti della Formula 1. Sul lato del salone, a ridosso della sala convegni, è stata posizionata la Renault di Ayrton Senna, modello dove il pilota paulista perì nel tragico gran premio di Imola. Infine la Minardi di Gianmaria Bruni, a ricordarci che la casa automobilistica di Faenza è a pochi passi da Modena.
Vale la pena soffermarsi sui caschi dei piloti, quattro per ogni bacheca. L'evoluzione aerodinamica delle vetture corre parallelamente con l'evoluzione del casco. Quello di Surtees, così come quello di Bandini, somiglia ad un elmetto, capace di proteggere il capo ma non le orecchie o il viso. Il casco di Lauda somiglia a un palombaro, mentre quello di Jody Scheckter sembra essere uscito da un film di fantascienza. Nelle ultime bacheche troviamo i caschi dei protagonisti dell'ultimo ventennio: - Schumacher, Hakkinen, Hill, Villeneuve - Montoya, Barichello, Kubica, Raikkonen - Vettel, Button, Alonso, Hamilton.
Per maggiori informazioni il sito è http://museo.ferrari.com/it/

Mercedes, Stirling Moss
Lancia, Juan Manuel Fangio
Ferrari, Gerhard Berger
Renault, Rene Arnoux
Ferrari, Gilles Villeneuve
Renault, Ayrton Senna
Ferrari, Gilles Villeneuve
Ligier, Jacques Laffite
Ferrari, Gerhard Berger
Minardi, Gianmaria Bruni
Casco Ayrton Senna
Caschi: Button, Alonso, Hamilton, Vettel
Caschi: Hunt, Lauda

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