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Vasto e Punta Aderci

La primavera che stiamo attraversando non è stata fra le migliori. Per questo motivo ogni bella giornata ci spinge a prendere la macchina e a spostarci nelle peculiarità dell’Abruzzo, alla ricerca di nuove mete. Nella giornata di oggi abbiamo previsto una visita presso la riserva naturale di Punta Aderci, situata a pochi chilometri a nord della città di Vasto. Preferendo l’autostrada, usciamo al casello Vasto Nord e procediamo in direzione mare. Poco prima dell’ingresso al porto svoltiamo sulla sinistra avvisati dall’apposito cartello. La strada asfaltata termina nei pressi di uno spiazzo adibito a parcheggio. Scendiamo e ci incamminiamo verso la spiaggia di Punta Penna. Arriviamo a ridosso di un casotto in legno, adibito a centro di informazioni turistiche. Gode di una vista sulla spiaggia e possiede delle tavolate per coloro che vogliono fare un pic-nic. Sulla sua destra troviamo il molo di Punta Penna, che è caratterizzato dalla presenza dei tipici trabocchi. Ne visitiamo uno, senza salirvi al di sopra. È stato trasformato in un ristorante e può essere visitato soltanto con una prenotazione. Poggia su tronchi di legno incastrati nella roccia e si articola in geometrie così complicate che mi fanno domandare come una struttura del genere possa reggere sotto quel peso. Dopo aver dedicato la giusta attenzione alla costruzione tipica della nostra regione, torniamo verso il casotto in legno e questa volta proseguiamo diritto per il sentiero. È annunciato dalla presenza di un cartello e può ospitare anche persone disabili. Il primo tratto è su una passerella in legno, che taglia la vegetazione e fa scoprire microsistemi presenti. Su uno di questi convivono una particolare specie di serpente e delle rane. Sono le tante varietà floreali che scandiscono il paesaggio durante la nostra marcia. Le tonalità di rosso, bianco, viola e l’azzurro del mare, sfumato dal cielo e dalle scie bianche che nuvole transitorie abbandonano nel cielo, dipingono quello che è un ambiente incontaminato dall’uomo, anche se poi guardando bene trovi ugualmente rifiuti. A seguito di smottamenti il sentiero si interrompe e la marcia è dirottata sulla spiaggia. Abituati alla passerella in legno, la sabbia ci alleggerisce la camminata e da qui in poi è un alternarsi di tronchi di legno, ossi di seppia, conchiglie e granchi morti. Se presti attenzione trovi anche altre specie marine, anch’esse morte, ma poi arrivano le pietre, di quelle grandi, e la sabbia momentaneamente ci lascia. Le pietre sono levigate e di tutte le forme. Quelle piatte divengono il nostro passatempo: ne prendiamo alcune a testa e ci divertiamo a lanciarle in acqua, scommettendo sul numero dei rimbalzi. E scommettiamo anche sulla strada: salirà verso le dune o proseguirà dritta costeggiando la parete? E la strada saliva, attraverso un leggero sentiero. Una carrareccia, un tempo aperta alle macchine, è il tratto finale che ci separa da Punta Aderci. Siamo arrivati a destinazione. Dopo una buona ora di cammino e circa due chilometri di marcia, osserviamo dall’alto l’intera spiaggia. Un parapetto garantisce la sicurezza del visitatore che nel rischio di sporgersi potrebbe precipitare lungo la ripida parete rocciosa. Da appuntare che sul terreno di questo piccolo promontorio è stato ricavato un campo di piantagioni. Di notevole fattura il trabocco sottostante, reso famoso dalle tante fotografie turistiche dell’Abruzzo. È chiuso al pubblico ed è collegato alla terraferma mediante una passerella lignea. A pochi metri da lui le rocce emerse, fra cui un piccolo arco che si staglia su un fondale sabbioso ben visibile ad occhio nudo, fondale che lascia spazio agli abissi, caratterizzati da una tonalità di blu molto più intensa. Ritorniamo verso la macchina, ripercorrendo al contrario la strada. Questa volta tralasciamo completamente il sentiero interrotto e costeggiando il mare arriviamo a ridosso del casotto in legno. Notiamo la presenza dei balneari che in una giornata così calda hanno scelto la pace del luogo. E se non presti attenzione rischi che il tuo corpo si scotti per il forte sole, il cui calore viene mascherato dalla ventilazione costante. Risaliamo l’ultimo tratto del porto ed eccoci alla macchina. 

Punta Aderci
Vasto, il porto
Punta Aderci da Punta Penna
Trabocco Punta Penna
Trabocco Punta Penna
Trabocco Punta Penna
Sentiero Punta Aderci
Sentiero Punta Aderci
Sentiero Punta Aderci
Sentiero Punta Aderci
Lungomare Punta Aderci
Lungomare Punta Aderci
Lungomare Punta Aderci
Punta Aderci
Carrareccia Punta Aderci
Punta Aderci
Punta Penna da Punta Aderci
Punta Aderci
Punta Aderci
Trabocco di Punta Aderci
Lungomare Punta Aderci

È l’ora di andare a pranzo. Nonostante i due panini dentro il mio zainetto, assecondo l’idea degli altri due di cercare un piccolo ristorantino. Il primo lo troviamo direttamente a Punta Penna, dietro un bar. Gode di una vista sul porto, tuttavia la disponibilità della cucina non permette la scelta fra le voci del menù. “Disponibilità solo per un brodino”, a quel punto ce ne andiamo. Prendiamo la macchina e ci spostiamo lungo la costa, direzione Vasto. Dopo cinquecento metri un cartello attira il nostro sguardo: indica la presenza di un ristorante sulla sinistra. Lo seguiamo e man mano che scendiamo lungo il pendio della collina, il mare fa capolino fra la fitta vegetazione lasciando intravedere la linea dell’orizzonte ben marcata. E quando il casale bianco dentro la quale è stato ricavato il ristorante “Il Corsaro” si apre alla nostra vista, parcheggiamo nell’ampio prato antistante. Noto: un’ape cross abbandonata al suo destino, rimangiata dalla vegetazione; i panni stesi al sole che creano una cornice familiare. Veniamo accolti con gentilezza dal proprietario che per l’occasione ci attende sulla porta d’ingresso e ci scorta sino al tavolo. Ci fa accomodare nella veranda che gode di una vista sul mare grazie alle ampie vetrate. Prendiamo uno spaghetto allo scoglio con vongole, accompagnato da pane olio e peperoncino. Lo stile rustico dell’interno ben si sposa con l’arredamento ligneo. Modelli in scala di vascelli, fotografie, quadri e dettagli, proiettano il cliente in quell’atmosfera marina che si vive soltanto all’interno di un’imbarcazione. Il proprietario ci ha preso in simpatia e per questo passiamo il pranzo a scherzare su tematiche varie. Al termine del pranzo scattiamo fotografie al panorama sottostante.

Vasto, ristorante "Il Corsaro"
Vasto, ristorante "Il Corsaro"
Vasto, ristorante "Il Corsaro"
Vasto, ristorante "Il Corsaro"

Ci spostiamo verso il centro di Vasto e dal finestrino della macchina faccio un mio appunto personale: è dal perimetro del porto che si nota la presenza di edifici industriali. Te li aspetti nascosti nell’entroterra, celati da colline, al di fuori della prospettiva del visitatore. E invece no. Con le loro orrende geometrie godono anch’essi di un affaccio sul mare. Come il palazzo in stile brutalismo sovietico che fronteggia il faro. È stato costruito con cemento a faccia vista e definito con tapparelle azzurre. Probabilmente una casa portuale che però riesce nel doppio intento di degradare il paesaggio e allo stesso tempo di farti apprezzare tutto il resto che lo circonda. Oppure un complesso industriale nelle vicinanze del porto: l’intrecciarsi dell’acciaio con le tubature e le scalinate, ricordano un’architettura high-tech, naturalmente priva di stile.

Vasto, zona industriale
Vasto, zona industriale

Arrivati al centro di Vasto ci accorgiamo che è in corso una festa, per il gemellaggio fra il comune abruzzese e la città australiana di Perth. L’evento è ricordato anche con una grande scritta bianco e rossa posta sulla rotatoria principale della città. Ci fermiamo in centro, nei pressi del palazzo comunale. Consumiamo un gelato sulla vista panoramica che si affaccia lungo il litorale e che lascia intravedere non solo la marina di Vasto ma anche San Salvo, Termoli e il Molise. Seguendo il belvedere, passeggiamo nell’apposita aria pedonale, arrivando a quella che era la casa della famiglia Rossetti. Dante Gabriel Rossetti è stato un pittore e poeta italiano, fratello della poetessa Christina Rossetti e fondatore del movimento dei preraffaelliti. Quella che era l’abitazione del padre, è divisa su tre livelli e dotata di un sistema di archetti nel piano superiore. Al fianco dell’abitazione troviamo una scalinata che è stata piastrellata negli ultimi anni. Visitiamo dall’esterno il Palazzo D’Avalos, il Castello Caldoresco e il monumento in onore di Gabriel Rossetti. Sostiamo dinanzi alla chiesa di Santa Maria Maggiore (del 1195) e infine entriamo nella Cattedrale di San Giuseppe.

Vasto, veduta panoramica
Vasto, Belvedere
Vasto, Palazzo D'Avalos
Vasto, Palazzo D'Avalos
Vasto, Palazzo D'Avalos
Vasto, Santa Maria Maggiore
Vasto, Santa Maria Maggiore
Vasto, Cattedrale San Giuseppe
Vasto, Castello Caldoresco
Vasto, centro storico
Vasto, centro storico

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