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Ventotene, isola di confino

Correva l’anno 2006. Ero ancora un liceale, dal carattere non plasmato e dalla paura per gli imminenti esami di stato. Ricordo ancora quella scena: andai verso la cassetta del cancello e mi accorsi della presenza di una lettera destinata proprio a me. L’intestazione riportava il nome dell’Istituto Altiero Spinelli e al suo interno trovai un invito a partecipare al Seminario di formazione federalista che si sarebbe tenuto sull’Isola di Ventotene. Pensai immediatamente a due cose. Primo: dove si trova questa fantomatica Isola di Ventotene? (per due mesi l’ho chiamata “Ventottene”). Speriamo si trovi in Grecia o in qualche altro paese estero. Secondo: chi era Altiero Spinelli?
Le domande trovarono un’immediata risposta. Ventotene è un’isola pontina a largo delle coste laziali. Altiero Spinelli era stato uno dei maggiori politici italiani, ed europei, che la storia ricordi.
Partii. L’entusiasmo mi avvolse. Tornai l’anno successivo. E ancora l’anno dopo. E ancora cinque anni dopo. E infine quest’anno. Cinque settimane trascorse in questa isola, spalmate in cinque anni dal 2006 a oggi. E mai, nemmeno una volta, mi sono stancato delle sue coste.

Cala nave
Ventotene, spiaggia di Cala Nave

Ma perché si deve conoscere l’Isola di Ventotene? Signori, se oggi siamo all’interno dell’Unione Europea, se siamo liberi di circolare fra una nazione e l’altra senza dover presentare un passaporto, senza esser fermati alla frontiera, senza dover (in molti casi) cambiare la moneta con quella locale, è anche per merito di questa Isola.

Facciamo un salto nella storia. Ventotene è stata per gran parte della sua storia un’isola di confino. In principio furono i romani a sfruttare la distanza dalle coste laziali. La battezzarono Pandateria. Ottaviano Augusto fece confinare la sua odiata figlia Giulia, accusata di adulterio e di tradimento verso il futuro imperatore Tiberio. Per lei edificò una villa (oggi restano le rovine) e alcune vasche naturali nella vicina Isola di Santo Stefano (ancora utilizzabili). Visse per cinque anni nell’Isola, sorvegliata e privata di forme di libertà. Successivamente, con la morte del padre e con la nomina di Tiberio come successore, venne fatta vivere all’interno di una stanza, dove morì poco dopo. Seguirono una simile sorte Agrippina, Giulia Livilla, Claudia Ottavia e Flavia Domitilla. Successivamente, restando in età romana, divenne un’isola abitabile, dotata anche di un sistema idraulico. Tornò a essere un luogo di confino nel settecento e non a caso sulla fiancheggiante isola di Santo Stefano venne edificato il famoso carcere, per volere di Ferdinando IV di Borbone. Qui vennero imprigionati Gaetano Bresci e Sandro Pertini. Anche il regime fascista sfruttò l’isola per confinare oppositori politici scomodi. Fra di essi ne ricordiamo tre in particolare: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni. Scrissero il Manifesto di Ventotene (titolo originale: Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto), nella quale indicavano la via per un’Europa federale, in grado di garantire la pace fra le nazioni. Ecco perché Ventotene è considerata la culla dell’Europa. Dal pensiero si è passati ai fatti e soprattutto grazie all’operato di Altiero Spinelli è stata creata qualche anno dopo la Comunità Europea. 

Santo Stefano, carcere
 
E ora vi racconterò dell’isola, come potete vedere oggi.

Ventotene gode della sua massima bellezza nelle ore mattutine. Già, perché i turisti invadono l’isola per godersi il sole. Sono due le principali spiagge nella quale sostare. La prima è nominata Porto Nuovo e si trova al lato del porto, ma per accedervi via terra occorre spostarsi verso il cimitero. È forse la più elegante, in quanto è una piccola baia dalle basse acque circondata dalla roccia. La seconda, molto più nota, è Cala Nave. Si estende in lunghezza ed è composta da una sabbia vulcanica nera che rischia di ustionare i piedi senza giuste accortezze. Vi sono file di ombrelloni, appartenenti allo stesso stabilimento, sotto la quale puoi trovare i tanti turisti dai diversi accenti: napoletani, romani e a volte anche stranieri. E tutti loro non fanno altro che sostare sotto al sole per diverse ore. Mancano servizi per il divertimento, quali un campo da beach volley o da beach soccer e le uniche attrazioni vengono dal mare. Sono in tanti quelli che scelgono di farsi una nuotata, di affittare una canoa o tutt’al più di immergersi con le bombole. La spiaggia è inoltre collegata al resto dell’isola mediante tre passaggi: un primo fatto di scalette, che scendono dalla piazza del comune verso lo stabilimento. Un secondo passaggio è un tunnel scavato nel tufo che vi conduce dai pressi del porto. Il terzo e ultimo è un secondo tunnel, molto più piccolo e utilizzato come rimessa, che porta a ridosso del faro, su una spiaggia rocciosa che guarda l’Isola di Santo Stefano.

Ventotene, piazza del comune

E mentre nella spiaggia la vita si ferma, nel resto dell’isola la mattina risveglia tutti. Nel mercato si contratta la frutta, nel porto il pesce appena pescato, in piazza ci si incontra per un caffè, nei due mini market si fanno gli acquisti per il pranzo. Le strade sono prese d’assalto dalle pochissime vetture dell’isola che trasportano turisti dagli hotel oppure riforniscono le attività commerciali del necessario. E alcuni turisti li trovi all’interno dei negozi di souvenir, ad acquistare oggetti tipici, o altri commerciali. Il più bello si trova verso la piazzetta e contiene bracciali fatti a mano con decorazioni di pietre. 


Durante l’ora di pranzo l’isola si ferma. Se si è attenti si possono udire dalle finestre il rumore delle posate che sbattono sul piatto, accompagnate dal sottofondo della televisione. Ogni finestra è aperta, in quanto non necessita di una prevenzione verso possibili ladri. Qui si conoscono tutti e ognuno ha rispetto verso l’altro. Sembra strano ma il prodotto tipico è la lenticchia. Ci si aspetterebbe il pesce, cucinato in ogni modo possibile, alle volte con ricette di cucine lontane. Sulla frutta bisognerebbe aprire una parentesi: sull’isola è presente una coltivazione di fichi d’India, dal sapore ottimo. La restante frutta viene importata dal continente e lasciata in frigoriferi per essere conservata. Questo fattore altera il vero sapore. Durante l’ora di pranzo salpano imbarcazioni dal porto. Sono comitive di turisti che per godersi il mare del primo pomeriggio si fanno accompagnare in un giro completo dell’isola. Le piccole barche, che possono ospitare sulla loro superficie un massimo di 15 persone per volta, attraccano in cale, per permettere al visitatore di gettarsi in mare e farsi una nuotata in acque più cristalline. Alle volte si spingono verso l’Isola di Santo Stefano, raggiungibile anche a nuoto, e fanno perlustrare la parte retrostante dell’isola, caratterizzata da vasche naturali dove immergersi.

Ventotene, Cala Nave
Ventotene, Cala Nave
Ventotene, spiaggia ai bordi del faro
  
Nel pomeriggio le cose da fare potrebbero essere sempre le stesse: godersi il sole o farsi un giro dell’isola. Eppure esiste un’ulteriore attrazione turistica da prendere in considerazione. Partiamo dal presupposto che il problema maggiore di Ventotene è sempre stata l’acqua. Infatti non esistono pozzi d’acqua dolce e il fabbisogno giornaliero viene compensato da navi cisterna che salpano da Napoli per rifornire i serbatoi. Per questo motivo è importante fare un buon uso dell’acqua fornita dalle strutture ricettive, onde evitare un disagio che colpirebbe l’intera isola.  Al tempo dei romani, quando Ventotene era divenuta un’isola abitata, vennero studiati ingegnosi sistemi idraulici che garantissero la raccolta delle acque piovane e la susseguente distribuzione. Sfruttando il terreno scosceso, che dalla sommità dell’isola scende verso il porto, vennero scavate delle grandi cisterne in grado di intercettare le acque piovane e trattenerle in attesa dell’utilizzo. Oggi sono state trasformate in musei e con una guida autorizzata è possibile visitarle.

Un anonimo cancello in ferro immette in una piazzetta asfaltata, priva di fascino. Non sembra affatto un museo, tuttavia lo sfondo con Ponza e il Circeo garantisce una piacevole permanenza. Si scende da scalette originali del tempo, che conducono a un secondo terrazzamento. Da questo è già visibile l’ingresso della cisterna, posto a circa quattro metri in basso. Si scendono le ultime scale, scavate nel tufo e con una sezione differente, e si arriva nel patio. I due ingressi sono chiusi da inferriate che non celano le gallerie interne. Di grande fattura la parete in tufo trattata con opus reticolarum e malta cementizia, ancora oggi permeabile. Entrando si viene colpiti dal forte odore di umidità e dalle lampade alogene che si accendono al passare del visitatore. La peculiarità del sito risiede nel fatto che in tutto l’arco dei duemila anni non hanno svolto la sola funzione di cisterna, bensì sono state anche luogo di rifugio, contro le invasioni dei pirati, o ancora luogo di preghiera, per alcuni frati, quindi carcere e magazzino. E il bello che ogni persona che passava di qui lasciava un suo segno, ancora visibile sulla pietra.

Inizialmente ci viene mostrata un’edicola votiva, che fungeva da luogo di culto. Sono disegnati al suo interno degli elementi cristiani perfettamente conservati. E se ne incontrano anche altre in questo susseguirsi di gallerie. La seconda edicola è stata decorata con motivi geometrici floreali, dal colore rosso. Al suo fianco si trovano delle scritte storiche di epoca ottocentesca. Colpisce la forma delle lettere, l’uso della “j” nel nostro vocabolario e alcuni altri elementi che oggi ci appaiono lontani dall’italiano. Ogni firma è accompagnata da una data e alle volte da una frase. Lungo il corridoio è stato inciso un simbolo crittografico: una specie di Tau con terminante in una freccia. Può significare il “Dio in terra”, anche se esistono altre definizioni. Di fronte uno stemma papale con all’interno un particolare disegno, forse la pianta di una chiesa. E poi ci sono le cornici. Sono diverse e concentrate in un’ala della cisterna molto più elegante e decorata. Sicuramente era la parte più sacra del complesso. Queste cornici inquadrano il nulla al loro interno e sono sormontate da urne cenerarie. Probabilmente erano dei cenotafi disegnati per ricordare le persone che se ne erano andate.
L’ultimo disegno che viene mostrato è quello più interessante. Un affresco con più colori, realizzato da un prigioniero. Si riconosce immediatamente la forma planimetrica dell’isola, dai dettagli quasi perfetti. Sono riconoscibili le spiagge, le cale, e anche altri dettagli che hanno testimoniato quanto questi carcerati conoscessero l’isola. La forma dell’isola è utilizzata come sezione del terreno. Al di sotto è stata riprodotta in la cisterna, con le scalette d’accesso. Al di sopra una scena quotidiana: case, dal tetto a falde impossibile da trovare nell’isola, vegetazione colorata e un gendarme. 

Ventotene, le cisterne romane
Ventotene, le cisterne romane
Ventotene, le cisterne romane
Ventotene, le cisterne romane
Ventotene, le cisterne romane
Ventotene, le cisterne romane

Quando scende la sera Ventotene si modifica. Ogni angolo dell’isola è adatto per godersi il tramonto. Se il sole sorge verso Ischia e Capri, nel tardo pomeriggio muore in direzione Ponza. È possibile osservare la scena da punti panoramici situati nella parte superiore dell’isola.
Quando il buio della notte invade l’isola, è proprio allora che Ventotene guadagna fascino. Le luci che illuminano le strade sono poche, quelle delle case anche, perciò non è difficile trovarsi in punti completamente bui. Sollevando gli occhi al cielo le stelle sono visibili talmente bene da riconoscere tutte le costellazioni. È lo spettacolo nello spettacolo. Tanti punti bianchi difficili da vedere altrove. Le uniche fonti di luci provengono dalla parte più bassa dell’isola, o tutt’al più da Ischia.
Su una terrazza panoramica ho assistito nel 2007 al più bel tramonto, composto da un sole rosso che scendeva fra le nuvole blu di un temporale, e alla più bella luna, quest’anno, che si ergeva sottilissima e arancione scuro appena sopra il livello del mare.

Ventotene, tramonto (est)
Ventotene, tramonto (ovest)
Ventotene, tramonto (ovest)

La vita notturna è pressoché assente. Ci sono giusto un paio di locali. Il primo ridà direttamente sul porto ed è una grotta adibita a locale. Il secondo è in prossimità del faro, anch’esso una grotta, molto più profonda. 



DOVE HO DORMITO
Presso l’Hotel Calabattaglia, nella parte più alta dell’isola. Non è la solita struttura convenzionale. Alcune stanze sono accessibili dall’interno, altre dall’esterno. Queste ultime sono per tre – quattro persone e possiedono un piccolo cortile loro, dotato di sdraio e tavolini. Le preferisco, in quanto nelle prime ore del mattino si può assistere all’alba sul mare, che da Ischia illumina la vicina Santo Stefano, per poi irradiare l’intera isola. La colazione, ricca, è offerta in un salone panoramico, nella quale si trova anche l’angolo bar e dei tavolini con poltrone. Si pranza e si cena nel salone, o tutt’al più in terrazza. Infine nel solarium che sovrasta l’hotel si può prendere il sole oppure guardare le stelle di notte.
Ottima cucina, che prevede un primo abbondante (pasta), un secondo, un contorno e infine frutta e dessert. Per maggiori informazioni: http://www.calabattaglia.it/

DOVE HO MANGIATO
Quasi tutti i pranzi e le cene li ho consumati presso l’Hotel Calabattaglia. Consiglio la varietà di salati del forno dell’isola.

ATTIVITÀ COMMERCIALI CONSIGLIATE
ULTIMA SPIAGGIA (libreria): perché colui che la gestisce è uno di quei librai all’antica, che sanno consigliarti il libro giusto. È molto piccola, ma a differenza di una Feltrinelli o di una altra grande libreria, al suo interno puoi trovare tutto quello che è di qualità. Per maggiori informazioni: http://www.libreriaventotene.it/
LA PERLA:  il souvenir è il più delle volte un oggetto fabbricato chissà dove e privo di qualità. In questa piccola attività commerciale troverete tanti oggetti simpatici da riportare. Ad esempio bracciali, magliette dell’isola, oppure gioielli fatti con conchiglie. 
IL GIARDINO: un angolo dell’isola dove farsi un aperitivo. È una delle poche attività che possiedono il gelato artigianale. La cornice è quella di un cortile arricchito da piantagioni e fioriere.

QUANTO HO SPESO
Il traghetto Formia – Ventotene mi è costato 12,30€. L’aliscafo Ventotene – Formia mi è costato 17,90€. L’hotel per cinque giorni, pensione completa, 150€ (*). Un caffè 0,90€ di media. Una bottiglietta d’acqua 0,80€ di media, un cocktail 5€, una coca cola 2,50€, giro in barca 10€ (minimo 15 persone), cartolina 0,80€ di media. 

(*) costo effettivo pagato da me. Una parte del saldo è stata finanziata dall'Istituto Spinelli, Regione Lazio, etc.

Ventotene, seminario di formazione federalista
Ventotene, seminario di formazione federalista

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