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La Valle delle Abbazie, considerazioni, impressioni e interviste

Ho avuto la grande fortuna di nascere in Abruzzo, in uno fra i paesi più belli dell’Italia. E mi sono sempre vantato di essere abruzzese, perché la mia Regione (assolutamente da non confonderla con quella istituzionale) mi ha rappresentato. Lo so, alle volte siamo famosi per altro. Basti pensare che finiamo, a cadenza mensile, sui tg nazionali. Non per le nostre iniziative, bensì per fatti di cronaca. Stiamo perdendo la nostra credibilità. Ci considerano per quello che non siamo. Eppure la nostra è una Regione fertile. Ma attenzione: non mi riferisco alle risorse naturali. Mi riferisco al turismo. Navighiamo nell’oro e non lo sappiamo. Crediamo che il futuro abbia un baricentro lontano dal nostro e vediamo tramontare i nostri sogni altrove. Per questo, quando si presentano iniziative che possano valorizzare la nostra Regione, è giusto riservare loro una maggiore considerazione. Questo post sarà dedicato alle impressioni sulla Valle delle Abbazie, progetto per la valorizzazione dei territori del Vomano.


Prima del cammino - Quando ho ricevuto la mail col progetto della Valle delle Abbazie, ho sottovalutato la cosa. E ci sono delle motivazioni. Primo: mi è sembrato il solito progetto inviato ai blogger per una pubblicità. Secondo: alle volte, noi blogger, siamo accecati dal desiderio di viaggiare gratuitamente, e pensiamo solo a un tornaconto personale, meno al progetto. Terzo: tanti (e tanti) progetti che ho visto fare in Abruzzo, sono falliti in partenza. Tuttavia era la prima volta che venivo contattato da un’associazione, o ente, dell’Abruzzo. Valeva la pena informarsi. Sono entrato sul sito e ho studiato il progetto. Prima impressione: ottima idea. Poi ho pensato alle tante difficoltà in cui si sarebbe dovuto imbattere: coraggiosa idea. Ma non bastava, era necessario constatare, in prima persona, la validità della cosa. Invio una mail e mi offro volontario per descrivere il cammino. Mi viene offerto il vitto e l’alloggio e parto con Manuel. Ho sempre avuto il desiderio di fare cultura nella mia terra, perciò avrei potuto attingere da questo progetto degli spunti utili per sviluppare le mie idee. Inoltre, essendo un progetto che coniuga la natura all’architettura, mi calzava alla perfezione: sono uno studente di architettura iscritto al CAI. Con quella dose di scetticismo e di curiosità, sono partito per il teramano.

Durante il cammino – Non descriverò le impressioni derivanti dal luogo: le emozioni di una vallata alle pendici del Gran Sasso, con antiche abbazie medievali, in un’atmosfera natalizia, sono soltanto da provare. Vi descriverò, invece, il calore ricevuto dalle persone. Partiamo dal presupposto che tutti quelli che sono entrati in contatto con noi, nei due giorni, ci hanno trattato al meglio, riservandoci sempre un sorriso.
Della gente comune mi ha colpito il fatto che guardassero noi blogger come dei giudici della qualità. “Voi siete i giornalisti?” e ci si presentavano. Parlavano della loro attività commerciale, illustravano una loro opera, come nel caso della signora ricamatrice. Ti invitavano al tavolo per un bicchiere di vino, rigorosamente offerto, come nel baretto di Morro d’Oro. Si appassionavano al nostro operato. Ma soprattutto, ti guardavano sempre negli occhi, soprattutto nelle conversazioni di gruppo. Delle istituzioni pubbliche sono rimasto colpito dalla disponibilità degli addetti: venendo dalla città, con ritmi più frenetici, raramente ho conosciuto persone istituzionali presenti alle iniziative. Così il sindaco di Cermignano si fa dieci rampe di scale per accompagnarci sulla torre, quello di Canzano si improvvisa guida turistica nel museo dei saperi familiari, quello di Morro d’Oro riapre il comune per farmi andare al bagno e infine l’addetto comunale di Castellalto ci accompagna a far compere fra i mercatini natalizi. Ancora una volta interessandosi al nostro operato. E infine ci sono loro, gli organizzatori. Non ci hanno mai fatto mancare nulla e questo voglio sottolinearlo. Quando si doveva dividere il vassoio, la prima cucchiaiata era riservata a noi. Durante la marcia ci offrivano le loro bacchette. Nei bar ci riservavano una birra. Ma soprattutto: hanno condiviso con noi la loro passione, trasmettendocela. Ed è bastato questo calore a farmi credere nel progetto. Perché se ci sono persone che realmente ci credono, allora si può pensare in grande.

Dopo il cammino – Ho dato al progetto il giusto valore. Se inizialmente avevo sottovalutato il tutto, adesso tifo per la riuscita dell’idea. Ho riportato a casa quello spirito di organizzazione e collaborazione conosciuto nel Vomano. La mia contentezza sta nell’aver trovato un’idea vincente nella mia regione. In Abruzzo, sicuramente, ce ne sono molte altre, eppure non tutte hanno la fortuna che si meritano. Speriamo che la Valle delle Abbazie abbia fortuna!
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Note personali dal mio taccuino:
- È necessario mantenere aperti i monumenti, affinché si possa goderne del loro splendore tutti i giorni.

- La segnaletica è la prima cosa da fare.

- Una volta che il progetto decollerà, si potrà investire su quelle architetture dismesse, come il monastero di S. Maria di Propezzano, affinché possano accogliere il pellegrino fra le proprie mura.

- Occorrerà organizzare eventi correlati.

- Il periodo migliore è fra Aprile e Ottobre.

- Una collaborazione fra i comuni, e le iniziative locali, potranno garantire una maggiore efficienza per la valle.

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Ho intervistato due organizzatori, che inoltre sono stati fra i primi a terminare il cammino: sono Mauro Vanni e Graziano Di Crescenzo. Hanno gentilmente risposto alle mie domande.


- Come nasce l'idea del cammino della Valle delle Abbazie?
Mauro: Da sempre ci siamo battuti per favorire un approccio allo sviluppo locale che ragionasse in un'ottica di cooperazione tra soggetti di diversi comuni, superando i tradizionali campanilismi. Abbiamo quindi pensato alla progettazione e realizzazione di un itinerario come segno tangibile di questa collaborazione:  uno strumento di connessione delle diverse risorse territoriali e un contributo alla (ri)definizione di una comune identità. Il fiume e le Abbazie ci sono sembrati da subito gli elementi significativi per caratterizzare un territorio troppo spesso dimenticato dal punto di vista delle strategie turistiche. E abbiamo pensato al Cammino come veicolo ideale per proporre un'esperienza all'insegna della lentezza, dell'ospitalità, della ricerca del benessere fisico e interiore, del piacere delle scoperta. Ma il Cammino è per noi anche un modo per collegarci alla rete dei grandi cammini europei, visto che da qui nel medioevo passavano molti pellegrini che si recavano in Terra Santa. 

Graziano: L’idea è nata in modo spontaneo, durante le prime fasi di sviluppo del portale web ho proposto al presidente di Itaca, Mauro Vanni, di organizzare insieme un trekking per testare nella pratica tutto il percorso che stavamo progettando; realizzando, nel contempo, un’evento mediaticamente interessante, proposta che è stata subito accolta con entusiasmo. Il cammino è stato un successo, anche perché la risposta degli amministratori comunali, dei cittadini e degli operatori è stata eccezionale.




- La sfida è quella di valorizzare il territorio con le Abbazie. Cosa accomuna la Valle delle Abbazie al di là delle chiese stesse? 

Mauro: Siamo di fronte a un sistema territoriale fatto di piccoli borghi collinari (tutti più o meno caratterizzati da declino demografico) con aree di fondovalle densamente e disordinatamente urbanizzate e una ruralità (dal punto di vista economico, ambientale e socioculturale) ancora significativa. Se dovessi scegliere alcuni elementi comuni segnalerei: un patrimonio storico/culturale (palazzi, torri, incastellamenti, mulini e frantoi storici) diffuso ma poco tutelato e valorizzato, la presenza di giacimenti enogastronomici di grande rilievo ancora tutti da valorizzare (tacchino alla canzanese, Montepulciano delle Colline Teramane, olio, formaggi, salumi), il discreto protagonismo e la vivacità culturale del mondo associativo. Comuni sono anche alcune criticità, rappresentate, a mio avviso, dalla scarsa propensione al confronto, dalla persistente diffidenza verso qualunque forma di cooperazione e da una progressiva perdita di identità e di memoria che spesso porta, in tempi di crisi come  quelli che stiamo vivendo, ad inventare piuttosto che a ricercare nelle nostre radici elementi sui quali attivare e costruire percorsi di sviluppo personale e imprenditoriale. 

Graziano: La gente. La galassia di piccoli paesini sulle due sponde del fiume Vomano è abitata da un popolo particolarmente ospitale e gioviale, una comunità che reputo naturalmente incline all’accoglienza. Chi ha avuto modo di fare un giro da queste parti avrà, certamente, avuto modo di apprezzarlo. 

- Qual è stato il tuo ruolo nel progetto? 

Mauro: In qualità di presidente di ITACA,  l'associazione partner dei comuni interessati dal progetto, mi sono impegnato, insieme agli altri soci, nella definizione della proposta progettuale, nella sensibilizzazione degli amministratori e della comunità locale, nella ricerca delle risorse finanziarie utili all'avvio delle azioni. Come cittadino "attivo" invece ho cercato di interessarmi e prendermi cura di questi luoghi in cui abito e ho camminato a lungo per scoprire storie, sentieri e potenziali percorsi. 

Graziano: Mi sono occupato, su incarico dell’Unione dei comuni del Medio Vomano e dell’associazione Itaca, della progettazione e dello sviluppo del portale web, della realizzazione dei tour virtuali interattivi, degli aspetti cartografici (georeferenziazioni, itinerari, correzione delle mappe Google,...)  e delle pagine sui social network; il tutto assieme ad Andrea Marzii, che oltre ad essere un eccellente professionista e un insostituibile collega è anche un amico fraterno.


- Perché un turista o un pellegrino dovrebbe scegliere di intraprendere questo cammino? 

Mauro: L'Abruzzo viene spesso descritto come la regione in cui in un'ora è possibile andare dal mare Adriatico alla vetta più alta degli Appennini. Tra il mare e i monti sembra esserci il nulla. Invece dentro questa terra sospesa è possibile ammirare splendidi monumenti, meditare presso santuari e chiese, godere di paesaggi mozzafiato ma, soprattutto, è possibile ancora respirare l'Abruzzo autentico, fatto di accoglienza schietta e genuina. È un' Italia minore, silenziosa e poco conosciuta, con le sue bellezze e le sue ferite, ma che ha molto da raccontare e da regalare a chi la approccia con il sudore sulla fronte e gli scarponi impolverati. 

Graziano: Perché è molto di più di un cammino. Per prima cosa, ovviamente, ci sono le abbazie, con la loro storia millenaria, le possenti architetture, i magnifici affreschi, le commoventi sculture lignee e soprattutto la loro atmosfera spirituale e mistica. Poi c’è il paesaggio che si attraversa, i fiumi Mavone e Vomano, le colline, i calanchi, i sentieri tra le querce e gli allori, gli ulivi secolari e i vigneti, il tutto con la mole imponente del Corno Grande a Occidente e il blu del mare Adriatico a Oriente. E come non parlare della gastronomia?  Aziende agricole, agriturismi, ristoranti, aziende vinicole e birrifici di questo angolo d’Abruzzo sono sempre più apprezzati da un vasto pubblico di italiani e stranieri. Se avete avuto modo di mangiare nella Valle delle Abbazie, sapete che l’ottima reputazione è meritata. 

- Qual è il luogo che ami maggiormente della Valle? 

Mauro: Decisamente Cellino Attanasio. Per alcune sue indubbie peculiarità ma anche per il suo fascino di nobildonna decaduta. 

Graziano: I luoghi della Valle delle Abbazie sono per me tutti speciali. Non ho mai nascosto, però, la particolare predilezione per l'abbazia di San Clemente al Vomano, non solo per un legame affettivo (tra l’altro la mia bisnonna ne è stata custode per decenni) ma soprattutto per i gioielli che custodisce, uno su tutti il ciborio realizzato dai maestri Ruggero e Roberto nel XII secolo; un dedalo di motivi vegetali, figure antropomorfe e fantastiche di tale originalità e qualità da renderlo un vero capolavoro dell’arte romanica abruzzese e non solo. 

- Cosa hai imparato da noi blogger? 

Mauro: La curiosità e l'attenzione per le piccole cose. E poi la capacità di cogliere rapidamente lo spirito dei luoghi che abbiamo visitato e delle persone che abbiamo incontrato. 

Graziano: Ho notato, apprezzato e cercherò di apprendere da voi, il vostro spirito di osservazione, la vostra curiosità e anche la professionale serietà. Poi, tu mi hai anche regalato un bellissimo segnalibro con la caricatura di Tiziano Terzani, mai dono fu più apprezzato da un viaggiatore bibliofilo come me. 

- Domanda di rito: cosa vuol dire per te viaggiare? 

Mauro: Viaggiare per me vuol dire cambiare punto di vista, guardare le cose da un'altra angolazione. Insomma spogliarsi un po' di sé, abbandonando le proprie certezze. 

Graziano: L’essere umano è nomade per natura, è errante per indole e vocazione. Questa attitudine all’esplorazione ci rende tutti viaggiatori, anche chi crede di non esserlo. Il viaggio, anche quello più piccolo o solo apparentemente poco significativo, ci mette a confronto con il nuovo, il diverso, l’ignoto e noi, di fronte all’oltre e all’altro siamo destinati a cambiare almeno un po’. Per questi continui piccoli cambiamenti io associo la parola viaggio soprattutto alla parola metamorfosi.






  

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