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La Valle delle Abbazie, da Cermignano a Castellalto

Sono stato invitato a partecipare dal giorno domenica 7 dicembre, assieme a Manuel (www.iviaggidimanuel.com). Siamo partiti a metà mattinata da Montesilvano, raggiungendo il ritrovo alle ore undici del mattino. Ad attenderci in località Montegualtieri di Cermignano, troviamo Luciano Di Giovannantonio, un responsabile e tuttofare del progetto. Conosce così bene il luogo da essere conosciuto e stimato da tutti. Ci si presenta con quel suo sorriso che ci riserverà per i due giorni. Insieme a lui ci spostiamo verso la Torre Montegualtieri, senza fermarci. Quindi scendiamo verso una chiesa abbandonata (S. Maria), dal tetto crollato, per attendere il transito del gruppo partito il 5 dicembre da Isola del Gran Sasso.

Già, questi sette-otto viandanti, stanno per superare la metà del percorso, mentre io e Manuel non ancora abbiamo la ben che minima immagine di quello che sarebbe dovuto essere il weekend. Non fa niente, scattando fotografie e presentandoci a tutti i simpatizzanti del progetto, fra cui lo stesso sindaco di Cermignano Santino Di Valerio, il tempo scorre e il gruppo di pellegrini compare da un sentiero. Possiedono tutti l’attrezzatura per l’escursionismo e sono, naturalmente, affaticati a seguito della ripida salita per Montegualtieri di Cermignano. Provengono dalla Chiesa di S. Maria la Nova di Cellino Attanasio. Il tempo delle presentazioni e via verso la Torre di Montegualtieri. È stata riaperta per l’occasione.

La Torre ha una pianta del tutto singolare: triangolare. Si accede da una nicchia ricavata dalla muratura e si sale verso la sommità con una scala in ferro di recente costruzione. Fu costruita come torre di vedetta per gli attacchi del territorio e godeva di affacci sulla via Salaria, con fuochi ottici verso il Gran Sasso e l’Adriatico. Fu assegnata sotto il controllo dell’Abbazia di San Giovanni in Venere di Fossacesia, per via delle modeste dimensioni. Successivamente privatizzata. L’ultima famiglia proprietaria fu quella dei De Sterlich, fino al 1976.

Per salire in cima non ci sono difficoltà. L’unico punto che può creare dei problemi è l’imbuto finale che immette sulla terrazza: la sezione si restringe e si è costretti a schiacciarsi contro la scalinata verticale. In superficie si gode il panorama. Il gruppo degli escursionisti ci mostra l’ultima parte del cammino, indicandoci il percorso con il dito, puntandolo verso la valle. Quindi riscendiamo (attenzione nello scendere dall’imbuto di ingresso) e restiamo ai bordi della Torre per qualche minuto. Al suo fianco si trova la chiesa di San Giovanni. 
Torre di Montegualtieri
Torre di Montegualtieri, vista interna
Montegualtieri di Cermignano, Chiesa di San Giovanni
Montegualtieri di Cermignano, Chiesa di S. Maria




Il gruppo prosegue a piedi verso il fiume Vomano. Io e Manuel, privi di attrezzatura, preferiamo scendere con la macchina. Ci incontriamo lungo la statale, nel bar-ristorante “La Tana del Lupo”. Qui ci vengono offerti dei panini con la salsiccia, accompagnati da un bicchiere di birra. Cominciamo ad approfondire la conoscenza con il gruppo dei primi viandanti, quasi tutti organizzatori del cammino. Il primo ragazzo, il più giovane fra loro, ci si presenta: si chiama Graziano Di Crescenzo, esperto in Storia dell’Arte. Per la Valle delle Abbazie ha curato gli aspetti grafici e rilevato tridimensionalmente le abbazie. Poi è la volta di Mauro Vanni, presidente dell’Associazione Itaca, promotrice del Cammino. Seduta al nostro fianco, assieme a suo marito, troviamo la giornalista della rivista “D’Abruzzo” Francesca Rapini, anch’essa invitata per documentare la prima uscita ufficiale. 



Ci spostiamo, sempre in macchina, verso la Cantina Cerulli Spinozzi. Il gruppo prosegue a piedi, tentando di guadare il Vomano [la riuscita sarà impedita dalle forti correnti del fiume, dovute alla riapertura della diga. Saranno tutti costretti a raggiungere la cascina via macchina].

La cantina, così come oggi la conosciamo, nacque dalla fusione di due proprietà: quella degli Spinozzi e quella dei Cerulli Irelli, nei primi anni del novecento. Gode di centinaia di metri di terra, suddivisi per tipologia di coltivazione, per lo più oliveti e vigneti. L’attuale cantina è opera dei fratelli Vincenzo e Francesco Cerulli ed è gestita dal figlio di Vincenzo, Enrico. Per accedervi occorre percorrere un tratto sterrato, che conduce all’abitazione. È divisa su più livelli, con una tinta grigio chiaro, caratterizzata da un’architettura semplice ed elegante. Sulla terrazza principale, che sovrasta un corpo con spazi accessori, ci accoglie una signora olandese, moglie del custode. Ci invita ad entrare, mostrandoci le peculiarità dell’abitazione, fatte di arredi in legno antichi, ceramiche elaborate di castelli, tele di artisti teramani. E inoltre ci fa conoscere il vino e l’olio prodotti dalla cantina. Quando è presente il resto del gruppo, sediamo intorno una tavolata. Come primo pasta con pancetta e ragù. Per secondo, ci viene servita la specialità della casa: il tacchino alla canzanese. Ha una preparazione elaborata e va servito freddo. Assaggiamo due varianti: quello dell’Azienda Agricola Di Battista, e quello della Macelleria Roscioli. Entrambi ottimi, preferenza personale sul secondo. Infine dei muffin al caffè e alla banana. Il tutto viene accompagnato da un tris di vini (bianco, rosso, cerasuolo) e concluso con un bicchierino di genziana e di un liquore olandese. 

  

Dopo pranzo il gruppo è costretto a rimettersi in marcia, per rispettare gli orari previsti. Questa volta decidiamo di partecipare anche noi all’escursione, seppur con vestiti inadatti all’uscita. La direzione? Il paese di Canzano, distante pochi chilometri. Passiamo dalla parte retrostante della Cantina, solcando terreni battuti dai soli trattori. A scandire il paesaggio i vigneti. Entriamo in un sentiero che un tempo deve aver avuto la sua importanza, visto che ci sono abitazioni abbandonate al suo fianco. Conduce verso la statale, preannunciata da abitazioni moderne. Dalla terra all’asfalto, per circa un paio di chilometri. Torniamo ancora una volta con i piedi nella natura, immettendoci all’interno di piccoli passaggi bucolici, alle volte talmente fitti da non far filtrare la luce. Essendo questo il primo cammino realizzato, e se vogliamo del tutto sperimentale, non ci sono indicazioni a spiegare la giusta via per il raggiungimento della località desiderata. Gli unici cartelli sono lungo la strada e se si è fortunati si incontra quello marrone con il nome dell’abbazia sopra. Al termine delle due ore di marcia e di un tratto leggero di cammino, siamo a Canzano. Non entriamo nel paese (sul bivio a sinistra), ma voltiamo verso l’Abbazia di S. Salvatore (sulla destra). È una delle nove tappe della Valle delle Abbazie. Ad attenderci una guida locale.

 
Abbazia di S. Salvatore: venne costruita su un costone argilloso, che da sempre ha provocato problemi alla struttura. La datazione è incerta, ma comunque vicina al XII secolo. Sorge al fianco del camposanto e un tempo doveva confinare con il monastero, oggi andato perduto. Lo stile è romanico, visibile già dalla facciata: è a salienti, con monofora centrale e portale sovrastato da arco. Il campanile, risalente al XIV secolo, è sulla destra, con quattro ordini di aperture. Internamente è divisa in tre navate, separate fra loro mediante colonne archivoltate. La copertura è piana. All’interno della chiesa sono conservati affreschi di ottima fattura: la lavanda dei piedi, scene d’infanzia del Cristo, i santi e i poeti. Le opere sono state attribuite al maestro Offida. Le colonne sul presbiterio sono le più antiche. 

Canzano, Abbazia di San Salvatore
Canzano, Abbazia di San Salvatore - vista interna
Canzano, Abbazia di San Salvatore - affresco

La visita dura una mezz’ora e viene conclusa con lo scambio delle mattonelle commemorative fra i sindaci di Cermignano e quello di Canzano. Quest’ultimo, Franco Campitelli, è particolarmente giovane, come la sua giunta. La cosa che mi colpisce è vedere molti di questi giovani impegnarsi per il sociale, per dare una forma di sviluppo alla loro terra, senza cercare la fortuna altrove. Sono storie di ragazzi che hanno studiato fuori e sono rientrati con il loro sapere e la loro voglia di mettersi in gioco per la collettività. La foto di rito davanti l’altare e si esce dalla chiesa. Fuori, nel frattempo, è scesa la notte e centro di Canzano, distante pochi minuti, è già illuminato e avvolto in una leggera nebbia.

Ci spostiamo proprio lì. Il sindaco ci guida alla conoscenza del suo paese. La prima cosa che ci fa notare è un museo, sistemato all’interno di un antico palazzo restaurato: il Museo dei saperi familiari. Conserva nelle stanze fotografie della Canzano del passato, strumenti musicali appartenuti alla banda del paese, attrezzi di mestieri, ricami all’uncinetto. Al di sopra del museo, restando sempre all’interno di Palazzo De Berardinis, si trova un piano destinato alla cittadinanza: vengono esposti, e venduti, prodotti tipici, come il tacchino alla canzanese, ma anche marmellate, miele, dolci. Nella parte destra del piano, delle signore ci raccontano la storia del ricamo a Canzano. Una di loro si è inventata il cosiddetto “Punto Canzano”, che l’ha resa nota fra gli appassionati. Ci mostrano il loro laboratorio e la sala esposizioni. Uscendo dallo stabile, ci immettiamo sulla piazza del paese, per l’occorrenza occupata da alcuni mercatini di natale. Mi colpisce ascoltare le canzoni natalizie dagli altoparlanti. L’attività commerciale maggiormente presa d’assalto è il piccolo bar: escono in tanti con un bicchiere di vino o uno di birra. Lasciamo Canzano, diretti a Castellalto

  
Saliamo sulla vettura di uno dei partecipanti al cammino: Genino Colleluori. Parliamo della passione comune sui viaggi, dei nostri interessi e del cammino. Anche lui fa parte degli organizzatori e, assieme alla sua fotocamera, racconta questo primo esperimento di cammino nella sua valle. Parcheggiamo a ridosso del paese, per l’occasione colmo di visitatori. Nella piazza principale, appena a ridosso del borgo, e per le vie interne, sono stanziati dei gazebi in legno con i tipici mercatini di natale.  Si vende di tutto: dal cibo alle carte del mercante in fiera in dialetto teramano; dai peluche ai sassi dipinti. Un casotto in legno ospita babbo natale: è un signore del luogo, che si traveste dal personaggio simbolo del natale per regalare un sorriso ai piccoli accorsi. Dentro le botteghe storiche del paese sono stati ricavati ulteriori spazi espositivi: uno di questi mostra la lavorazione del vino. Vi è anche una birreria artigianale. Nel vecchio forno, oggi rimesso a nuovo con una funzione differente, viene servito del vin brûlé. L’atmosfera è perfettamente natalizia. A farci da guida è un assessore comunale, anch’egli giovanissimo: Domenico Saccomandi. Prima di andarcene, visitiamo la Chiesa dei SS. Pietro e Andrea


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