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La Valle delle Abbazie, da Guardia Vomano a Morro d′Oro

Terminato il pranzo presso il ristorante Al Belvedere di Guardia Vomano, riprendiamo il cammino della Valle delle Abbazie. Siamo quasi all’epilogo dell’avventura che terminerà nel tardo pomeriggio con la visita delle ultime due abbazie. La prossima tappa è proprio a Guardia Vomano, frazione del comune di Notaresco, in prossimità del cimitero cittadino. Spostandoci dalla piazza principale, ripassando un’ultima volta davanti la Chiesa di San Rocco e ci dirigiamo verso l’Abbazia di San Clemente al Vomano, distante circa cinquecento metri dal centro del paese. Gli organizzatori, escluso Luciano, si spostano a piedi. Io e Manuel in macchina. C’è una motivazione: vogliamo approfittarne per scattare fotografie all’abbazia senza nessuno. Una volta diretti lì, troviamo ad accoglierci il sindaco di Notaresco, Diego di Bonaventura, e una guida locale, Lisa Alleva, una delle responsabili della cooperativa VIRATE. Avremo modo di scambiare informazioni con lei durante il resto della giornata.

Le consuete foto alla chiesa e l’attesa, di circa cinque minuti, dell’arrivo del gruppo. Nel frattempo una leggera pioggia minaccia il pomeriggio, ma comunque il percorso verrà completato ugualmente. Non appena siamo tutti davanti il portale di ingresso, può cominciare la visita.


 
San Clemente al Vomano: è una chiesa benedettina, un tempo dotata di un monastero, molto più antico. Venne costruita a partire dal XII secolo, al di sopra di un leggero acclivio, facilmente accessibile mediante una scalinata esterna in pietra. Sulla sua sinistra sorge il cimitero, o camposanto, dalla quale è possibile ammirare una parte dell’abbazia. Consta di una facciata romanica, con andatura a salienti, portale centrale decorato con arco sovrastante, e una monofora centrata. Nel suo complesso austera. Entrando, si può notare che lo spazio è suddiviso in tre navate, terminanti con tre absidi. Sono separate fra loro da colonne corinzie archivoltate, e hanno una copertura lignea nella navata principale e a crociera in quelle laterali. Tali spinte esercitate dalle volte, sono state contrastate da contrafforti esterni. Sono due le cose che balzano all’occhio della chiesa: la porzione aperta del pavimento e il presbiterio. Nel primo caso è un blocco della pavimentazione completamente sventrato, che lascia intravvedere vecchie murature sottostanti. È percorribile, mediante lastre di vetro. Il presbiterio, invece, è rialzato dal piano di calpestio della chiesa. Al suo centro si trova un ciborio, uno fra i più antichi conservati in Abruzzo. La datazione viene fatta risalire al XII secolo, da maestranze lombarde. È composto da un baldacchino, sorretto da esili colonnine corinzie e decorato nelle sue forme. Il tamburo, ad esempio, è intarsiato con motivi geometrici. I capitelli possiedono elementi orientaleggianti, rari in Abruzzo. Il portale e il presbiterio sono collegati da un tappeto rosso, in grado di donare una ulteriore qualità allo spazio. Non mancano gli affreschi sulle pareti, inoltre un’edicola caratterizza la navata laterale. Per concludere, al di sotto dell’abside, si cela una cripta, accessibile da due rampe di scale poste ai lati delle navate laterali. Scendendo si entra in una cappella, con coperture a crociera e colonnine. Due, quelle più vicine alla statua del santo, sono le più antiche. 


Restiamo fra le mura dell’Abbazia per una ventina di minuti. Non possiamo ritardare con gli orari: il rischio è che la notte possa oscurare il cammino di marcia. Effettuiamo il consueto scambio delle targhe fra i sindaci. Ripartiamo alle 15:30, con il sole in procinto di tramontare. Prendiamo la macchina, mentre il gruppo degli escursionisti, oramai ridotto a quattro persone, prosegue a piedi. La destinazione? Morro d’Oro.

Proprio come avvenuto per Canzano, non entriamo direttamente nel paese, bensì ci fermiamo davanti l’Abbazia di Santa Maria di Propezzano. È ancora chiusa, in quanto si attende l’arrivo degli escursionisti. Fuori, nel cortile, ritroviamo Ermanno il cameraman, che sta facendo delle riprese al complesso. Ma anche i ragazzi della cooperativa VIRATE, che questa volta ci parlano del loro progetto. Una di loro, Marina De Carolis, farà da guida in chiesa. Dopo più di un’ora, il gruppo degli escursionisti arriva davanti l’Abbazia, portando a termine il primo cammino spirituale della Valle delle Abbazie. Bisogna ricordare i loro nomi: i già citati Graziano Di Crescenzo e Mauro Vanni, accompagnati da Giuseppe Santone e Luigi Raggiunti. Anche gli ultimi due, in questi giorni, ci hanno donato un sorriso in ogni occasione, restando sempre disponibili. Nel frattempo ci raggiunge anche il sindaco di Morro d’Oro, Michele Poliandri, e quello di Notaresco. Entriamo. 



Santa Maria di Propezzano: assieme al fiancheggiante monastero, oggi in stato di abbandono, è un’abbazia benedettina. Fu fondata a seguito di un miracolo mariano, avvenuto nel 715. Descriverla non è facile, in quanto la sua architettura è assai complessa. Esternamente è composta da tre corpi: uno centrale, più alto e con un nartece, uno laterale con i connotati di una semplice chiesa, e infine il monastero. Così come l’interno, composto da tre navati di differenze misura. Eppure è proprio questa complessità degli spazi a donare alla fabbrica una maggiore qualità. Addirittura esistono due rosoni, uno centrale l’altro più decentrato. La motivazione di questa bizzarria è dovuta ai processi di ingrandimento dell’abbazia stessa. 



I due sindaci effettuano lo scambio delle targhe e il cammino della Valle delle Abbazie è ufficialmente concluso. Da qui foto ricordo, chiacchiere fra i partecipanti, i saluti di chi lascia la valle e infine il tramonto. Ci spostiamo nel bar vicino la chiesa. A tal proposito Luigi mi dice: “questo è il classico bar di paese, quello dove ci si incontra nel dopo lavoro”. Ed è proprio così. Entrando l’atmosfera era quella di festa. I clienti, di tutte le età, stavano brindando con della birra e del vino, gustandosi del sanguinaccio preparato per l’occasione. E mentre si cibavano, giocavano a carte. Mi viene offerta una Peroni e con essa dei lupini. Resto a parlare con gli organizzatori del progetto, cercando di imparare quanto più possibile dalla loro esperienza. Mi accorgo che Mauro possiede i miei stessi sogni: quelli di vedere la propria terra svilupparsi, facendo leva sulle attività locali. E imparo anche da Graziano che, nonostante la sua giovane età, potrebbe scegliere di andarsene da qui e mollare tutto. E invece crede nel progetto. Insomma, in quel minuscolo baretto col bagno esterno, mi sono sentito in famiglia. Uscendo, ci saluta anche Luigi. 

 
Restiamo in pochi e decidiamo di entrare in paese (Morro d’Oro) per visitare i suoi mercatini natalizi.

Ci aspettavamo qualcosa in più, invece sono poche le persone che solcano le sue vie. Nella piazza principale, a ridosso della Chiesa di S. Salvatore e Nicola, sono allestiti i primi mercatini. Nella sala comunale, invece, si sta tenendo una gara di scacchi per i più piccoli. Decidiamo di entrare nel Museo delle arti contadine, per conoscere le antiche tradizioni abruzzesi.

Uscendo visitiamo la chiesa e infine facciamo un giro nel borgo, attraversando l’Angolo del Pittore, con quadri esposti e artigiani del legno, una locanda, un esposizione dei presepi. Il ballo della pupa, per colpa del vento, viene rimandato. Si fanno le 20:00 e a quel punto io e Manuel, dopo due giorni intensissimi, lasciamo la Valle del Vomano. Termina, così, una delle più belle pagine di vita nella mia regione.

 



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