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Cracovia e la notte da leoni

Partiamo il 18 agosto da Ciampino, lasciando in Italia una caldissima estate. Già dalle ore di attesa in aeroporto si è delineata l’immagine di quello che sarebbe stato il viaggio: in quattro richiamati dalla sicurezza in quanto avevamo trasformato la sala d’attesa in un campo da calcio. Per quelle tre ore di attesa si fa anche questo. Il volo decolla e atterra in perfetto orario e se non fosse stato per la forte sbandata del carrello sulla pista d’atterraggio, il pilota avrebbe ottenuto un applauso ancor più caloroso. Mentre l’aereo procede a bassa velocità lungo la pista, cerco di scorgere dal finestrino un dettaglio della città di Cracovia. Le uniche immagini le avevo trovate sul web (prima ho dovuto scartare le tante foto di Giovanni Paolo II e della seconda guerra mondiale). Nessuna fra queste mi è rimasta impressa nella mente. Meglio così: ho tutto da scoprire.

Scendiamo e veniamo scortati da una navetta. L'aeroporto è un biglietto da visita della città e ti fa credere che tutto quello che vedrai potrà essere della stessa fattura contemporanea. Non appena varchi la soglia di ingresso del parcheggio ed esci dal perimetro aeroportuale, ben schermato da quartine di piantagioni, ti ritrovi nella vera Cracovia, quella della dominanza russa, quella che vive ancora nel dopoguerra. E non serve percorrere chissà quanti chilometri: la prima abitazione sulla sinistra somiglia a una di quelle case cantoniere abbandonate e lasciate a rudere. Il suo intonaco, un tempo color salmone, è stato ricoperto da una patina nera logoratrice, formatasi per colpa dei gas di scarico del vicino aeroporto e delle industrie sparse. Le finestre sono opache e difficilmente puoi scorgere quello che succede all'interno. Le ringhiere sono come i balconi, in abbandono. Le piante invasive, non potate, si arrampicano sulle ferraglie della recinzione. E non ci sono luci, nonostante stia scendendo la sera, nonostante il cielo coperto oscuri la campagna. Regna il passato e con lei quella atmosfera talmente strana da non poter essere descritta. Potrei dirvi: andate nella periferia di una grande città, cercate una abitazione nella quale possa essere ambientata una storia gotica e restate davanti a lei, a fissarla senza paura. E forse quelle scariche di adrenalina potranno descrivervi quello che in questo momento sto vivendo. Di quella casa, ce ne sono tante. Sono distanti fra loro centinaia di metri e quel cartello con su scritto “Krakow” sembra non arrivare mai.


Cracovia, Freedom Hostel

Nemmeno a farlo apposta: la navetta dell’aeroporto ci lascia nelle vicinanze del nostro ostello, su una strada che scorre circolarmente attorno il centro di Cracovia. È chiamata la Aleja Juliusza Slowackiego. Al posto delle piccole abitazioni della campagna, compaiono i grandi palazzi, meglio noti col nome di “casermoni”. Non hanno un nulla di artistico e sono stati edificati a seguito della grande ricostruzione post guerra. Così come Varsavia anche Cracovia subì una consistente perdita architettonica e il governo sovietico, per soppesare alla mancanza di posti letto, attuò piani di emergenza senza importarsene delle forme. Procediamo a piedi, zaino in spalla. Prima considerazione: prezzi bassi. Infatti, scorgendo le vetrine dei negozi lungo la via, mi accorgo che le sigarette (il bello è che non fumo) hanno costi nettamente inferiori rispetto l’Italia. Dopo due minuti siamo davanti il nostro ostello, il “Freedom Hostel” (www.freedomcairohostel.com). È tutto in laterizio e ha un portone di ingresso che immette su una scalinata. L’androne è moderno e l’ostello comincia dal terzo piano. Mi colpisce un cartello laterale. Indica le “stanze delle torture”. Nei sotterranei di questo edificio i nazisti torturarono le loro vittime. Sono visitabili, tuttavia in orari mattutini. La nostra stanza è al terzo piano ed è composta da quattro letti, un bagno, un’ampia finestra che guarda sul cortile. Non ci sono persiane o serrande: si preannuncia il sole in faccia al mattino.

Ci sistemiamo e usciamo alla scoperta della città. Ecco la strategia: trovare un ristorante, cenare, piccolo giro, tornare in hotel e andare a dormire presto. Vi assicuro che questo programma non verrà rispettato. Entriamo sulla via Krowoderska, sulla quale si affacciano le più importanti vetrine cittadine. I palazzi divengono eleganti, ma comunque degradati. Il ristorante che scegliamo è italiano, per la prima sera molto più adatto ai nostri standard. Ci accomodiamo nel chiostro e ordiniamo della pasta. Uscendo ci dirigiamo nella piazza principale, fin quando un ragazzo ci ferma. Ci distribuisce dei volantini di una discoteca, capiamo che si tratta di un PR. Ora: dopo Lloret de Mar ho avuto un rigetto per i PR, lì ci trattarono malissimo. Questo di Cracovia, però, mi fa un’offerta del tutto singolare: ingresso gratuito, una 0,5 di birra a 1€, un mojito a 1.2€, quattro shoottini a 1€ (tutti i prezzi convertiti dagli Zloti). Riflettiamo. Vale la pena tornare in ostello per addormentarci o per cambiarci in vista della serata? Ha vinto la seconda.

Mi porto con me la sola macchinetta fotografica compatta. Il film “Una notte da leoni”, mi ha fatto capire che è meglio immortalare qualsiasi momento.

E se prima un solo PR ci aveva fermato, adesso sono in tanti a invitarci in discoteca. Ognuno offre prezzi bassi. Alle 23:30 siamo dentro alla prima, collocata nelle vicinanze del McDonald. Si trova al primo piano dello stabile ed è accessibile solo con le scale. Possiede un salone grande con tavolini e un bancone in una stanza minore. Le luci sono azzurre e abbagliano la vista. Più che una discoteca, ha i connotati di un club privato. Ci accomodiamo sulle poltroncine che si affacciano sulla strada senza sapere realmente cosa fare, aspettando chissà cosa. Nel frattempo sfrutto i buoni consumazioni regalatici dal PR e ordino i quattro cicchetti e il Mojito. La mia voglia non è tanto quella di ubriacarmi, bensì di raggiungere un leggero stato di alterazione che possa farmi divertire ulteriormente. Bevuti quei quattro cicchetti posso affermare che a) non sanno di nulla; b) sembrano acqua colorata di azzurro; c) come li ho terminati è partita la canzone "Pappa l'Americano". In pista! Ma non solo io, tutti quelli che nel frattempo avevano riempito la sala si sono proiettati nella stanza laterale improvvisando passi goffi. Sono l'unico a conoscere le parole della canzone e un minimo mi gaso a ripeterle nella giusta pronuncia. Gli altri ragazzi polacchi se le inventano ma comunque sono simpatici. Matteo, Mirko e Manuel restano seduti e composti, ma nessuno li obbliga alla pista. 

Usciamo dal locale dopo circa 40 minuti e andiamo alla ricerca di un nuovo PR e di nuovi inviti. Ne troviamo un secondo in una via laterale e ci invita ad entrare. Se prima il locale era in un livello rialzato, questa volta è underground e molto più affollato. Scese le scalinate poste al bordo dell'ingresso, si entra in una grande stanza illuminata con colori caldi, lunga e stretta. Le pareti sono in pietra e laterizio. Sulla destra è ricavato il bancone, che corre per tutto il lato lungo, mentre all'opposto della scalinata si apre la pista da ballo, separata dalla precedente stanza attraverso una grata con porta simile a quella di una prigione. L'acustica, vuoi la volta a botte, è perfetta. La pista gremita, si balla ancora una volta. E ancora una volta fuori, alla ricerca di un altro PR. Sulla piazza avviene l’impensabile: si presentano due PR con un trenino. “Come on!”. E saliamo a bordo. Siamo gli unici nei vagoni. Andrà ad una velocità inferiore ai 30 km/h e fronteggia alcuni punti di attrazione notturna della città, fra cui l'Hard Rock Cafè o altri locali. Il giro di vie e vicoli ci disorienta, ma siamo lo stesso contenti. Ecco la discoteca, anch’essa underground. Ah, c’è il body guard: quelli italiani, in confronto, sono armadietti dell’Ikea. Meglio non farli arrabbiare. Le canzoni sono le stesse sentite e risentite nei precedenti locali. Ancora una volta "Pappa l'americano", Lady Gaga, Bob Sinclair e David Guetta. Ancora una volta abbandoniamo il locale dopo una buona mezz'ora. Prima di arrenderci alla serata, considerato che l'indomani vogliamo svegliarci presto per visitare le attrazioni principali di Cracovia, ci dirigiamo verso l'albergo, distante qualche chilometro. Veniamo invitati in un quarto locale e vi entriamo. A differenza dei primi tre ci sono solo donne e senza saperlo sono tutte spogliarelliste. Cominciano col chiederci soldi, consumazioni e altro, decidiamo di andarcene. La restante ora viene trascorsa fra McDonald, vicoletti notturni, supermercato (aperto tutta la notte) e chiacchierate in ostello. Bellissima serata.



Considerazioni del primo giorno:

- Cracovia vive nel passato.
- Prezzi vantaggiosissimi
- Traffico contenuto.
- Cracovia nelle ore notturne converte il suo centro storico in centro per il divertimento.
- Le discoteche sono quasi tutte gratuite.
- L'alcool costa poco.
- In discoteca l'80% sono ragazze.
 

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