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Le Château de Jehay

Nel terzo giorno in Vallonia ho lasciato la città di Liegi. Non col treno e nemmeno con gli efficienti mezzi di trasporto, ma in macchina, accompagnato da una ragazza che lavora nell’Ufficio turistico con la quale ho collaborato. Il suo nome è Lucia, ha la mia stessa età e vive in Belgio da qualche anno. Una ragazza diligente, dal francese fluente, che ha lasciato la frenetica vita milanese per la capitale belga.
A bordo di una macchina noleggiata, salutiamo la “città ardente”, spostandoci verso la campagna. Ci stiamo dirigendo in uno dei luoghi più belli che la Vallonia possa vantare: il Castello di Jehay, in francese Château de Jehay. L’ho scoperto per caso, facendo una ricerca dei più bei castelli del Belgio. Una foto del complesso ha attirato la mia attenzione. Ed ecco perché sono qui. 

Château de Jehay, vista del cortile
È situato nella località di Amay, in una via di campagna collegata alla strada statale, nelle vicinanze della superstrada. A ridosso delle mura si è costretti a parcheggiare. Siamo gli unici e transitiamo su un ponte levatoio, un tempo attraversato dall’acqua, per poi entrare dalla porta principale. Più che una porta un edificio con la funzione di propileo. È simmetrico ed ha un’altezza rafforzata dal tetto a falde spioventi. Immette in un ampio cortile con albero sempreverde al centro. Ci spostiamo sulla sinistra, in una cortina un tempo utilizzata come spazio accessorio. Ospita al suo interno l’unico museo del complesso, con biglietteria annessa. Ad attenderci la nostra guida turistica. Ci porta all’esterno, nel cortile. Davanti a noi il Castello, dall’altra parte di un ponticello. 

Château de Jehay, il castello

Cenni storici. Il castello nacque su quella che un tempo era un’area cristiana. Divenne roccaforte attorno al XII secolo e servì per la protezione della popolazione locale. Fu acquistata e rivenduta, subì degli attacchi fino a quando, nel XVI secolo passò nelle mani dei de Mérode, che la restaurarono e trasformarono in una residenza. Nel 1680 l’intero complesso, con i 22 ettari di parco, fu acquistato da Francois de Gand-Vilain Van den Steen e rimarrà a questa famiglia sino al 1999, anno di morte dell’ultimo erede. L’ultimo proprietario, Guy Van den Steen, visse qui dagli anni cinquanta, assieme a sua moglie, Lady Moyra Butler, di sangue blu. Durante la seconda guerra mondiale venne adattato come spazio per accogliere i bambini.

Restando nel cortile, ci soffermiamo davanti una statua in bronzo, completamente ossidata. Venne realizzata dallo stesso Guy Van den Steen e rappresenta i due temi centrali nella vita del nobile artista: la figura della donna e gli insetti. Viene rappresentata la scena di una mantide religiosa, sormontata da una donna, mentre mangia la testa di un uomo. È una chiara allusione all’insetto, che prima si accoppia e poi stacca la testa. Non sarà l’unica statua con queste caratteristiche. Ci affacciamo nel sottostante canale delle acque, ammirando una seconda scultura, lignea. Rappresenta un insieme di tre edifici, collegati fra loro con gallerie chiuse. Sarà lunga un paio di metri e alta una cinquantina di centimetri e serviva come rifugio per le papere del conte. Oltrepassando un piccolo ponte in pietra, ci ritroviamo davanti il castello. La guida ci invita a osservare l’uso dei materiali, per lo più pietra calcarea e laterizio, ancora in pieno splendore da oramai nove secoli. L’edificio ha una forma a L, con angolo a pianta circolare e a sezione crescente, somigliante a una torre. È sormontata da una copertura conica, con guglia al seguito. Il restante corpo del castello è coperto con un tetto molto spiovente. Accediamo al parco. La guida ci dice che è l’unica parte visitabile, mentre per completare il restauro del castello ci vorranno almeno dieci anni. Ci viene raccontata la storia del conte. 

Château de Jehay, ingresso al castello
Château de Jehay, rimessa delle papere
Château de Jehay, statua della mantide

La figura di Guy Van den Steen. Il conte Guy Van den Steen nacque a Parigi il 24 agosto 1906 ed era figlio dell’ambasciatore belga di Berna e Roma. Dalla cultura svizzera apprese l’amore per la montagna, tanto da diventare un bravo sciatore. Da quella italiana l’interesse per l’arte e l’archeologia. 
Fu un grande collezionista e comperava le opere da tutto il mondo. Non solo vere e proprie opere d’arte, ma anche porcellane, mobili, orologi, armi. Altre erano del tutto strane, come ad esempio le teste umane (reali) rimpicciolite, provenienti dal Sud America e utilizzate dalle tribù locali. Visse con l’amore verso la sua moglie. Lady Moyra Butler, cresciuta nel Castello di Kilkenny in Inghilterra e appartenente a una famiglia nobile [curiosità: il castello di Kilkanny venne venduto per 50 sterline alla popolazione]. Lei morì prematuramente di malattia e il conte visse gran parte della vita vedovo. Scelse di vivere non dentro al castello, bensì in una piccola abitazione nelle vicinanze. Utilizzò le Château de Jehay per intrattenere gli ospiti, mostrando loro lo sfarzo del luogo. Scolpì per tutta la vita, distribuendo le sue opere in tutta la tenuta. Inoltre fu una persona lungimirante, in grado di offrire lavoro e di proteggere la natura. Nel 1999, morendo, decise di lasciare tutto in mano del Comune di Liegi, affinché il sito fosse trasformato in un museo. 

Château de Jehay, il viale

Appena si entra nella tenuta di 22 ettari, di cui 1 solo adibito a orto, ci si ritrova un grande viale simmetrico e centrale, sulla quale sono state posizionate le statue scolpite dal conte. Ricorda quei viali già visti in Italia, come il parco della Reggia di Caserta, o il Giardino di Boboli a Firenze. La cultura italiana la si ritrova anche nei giochi d’acqua, come le cascate. Vengono utilizzati solo alberi locali, eccezion fatta per quell’albero del cortile centrale, precedentemente descritto. Passiamo su una stradina sterrata, costeggiando il canale. Arriviamo davanti la tomba della famiglia Van den Steen, con lapidi a terra, in stile inglese. Da lì, sempre accompagnati dalle tante sculture, arriviamo nell’orto.

L’orto. È il fiore all’occhiello del parco. È situato in lontananza rispetto al castello, in modo da rimanere protetto. Ma non solo, è stato dotato di mura perimetrali e cancellata in ferro. L’interno è diviso in più orti, ognuno con una specifica funzione. Sul fondo, uno spazio lastricato maggiore viene utilizzato come teatro all’aperto, per spettacoli estivi. Le quinte del palcoscenico sono ottenute con cortine di piante rampicanti. Dell’orto colpisce una piccola stia in legno, divisa in scompartimenti: veniva utilizzata dal conte per allevare gli animali. 

Château de Jehay, l'orto

Usciamo dall’orto proseguiamo verso il viale centrale all’italiana. Arriviamo a ridosso di una costruzione semi ipogea, riconoscibile dalla sola porta. Un tempo era utilizzata come cella frigorifera, quando l’elettricità non era stata ancora inventata. Il profondo pozzo centrale al suo interno, è purtroppo stato invaso dalle acque e meriterebbe un restauro. Rientriamo verso il cortile d’ingresso. Lì dove è collocata la biglietteria e dove è stato allestito un museo provvisorio, un tempo sorgevano le stalle.

Il museo. Come precedentemente detto, il Castello vanta molte collezioni e non tutte possono essere esposte per problemi di spazio. Quando i restauri termineranno, tutto sarà mostrato. Sono visitabili poche stanze, che riassumono il patrimonio artistico qui conservato. Vi sono tele, alcune di artisti famosi, mobili un tempo conservati nel Castello di Kilkenny, e tanti piccoli oggetti. Questo spazio è denominato il “Gabinetto delle curiosità”.

Château de Jehay, vista laterale del castello

Orari: apertura dal 28 marzo al 20 ottobre 2015, dal martedì al venerdì dalle 14:00 alle 18:00, il sabato e la domenica dalle 11:00 alle 18:00. Chiuso il lunedì e il primo maggio. Prezzo massimo 5€, riduzione per giovani, anziani, studenti e gruppi.

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