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Liegi, la città ardente

Nel mio secondo giorno in Belgio, lascio la capitale Bruxelles ed entro in Vallonia. Arrivo nella città di Liegi, distante 40 minuti di treno dalla capitale e vengo accolto dalla nuovissima stazione ferroviaria di Santiago Calatrava. È situata nel quartiere di Guillemins ed è stata ribattezzata “cattedrale di luce” in quanto i suoi materiali, acciaio e vetro, donano trasparenza e leggerezza alla struttura, non impedendo alla luce di illuminare lo spazio intero. Della stazione rimango colpito dalla distribuzione degli spazi interni: è facile spostarsi da un binario all’altro senza perdersi. Inoltre, l’apertura sul quartiere, e sulla retrostante collina di Cointre, fanno sì che non sia un luogo fine a se stesso, bensì un collegamento ideale fa le parti.

La Stazione Guillemins. Rappresenta uno dei principali monumenti della città e possiede delle dimensioni mastodontiche, tanto da renderla la prima stazione ferroviaria europea per grandezza: 200 m di lunghezza, 40 m di altezza e 73 m di larghezza. È stata progettata con i materiali tipici di S. Calatrava, fra cui vetro, cemento, acciaio: l’unione fra questi, dona imponenza e leggerezza allo spazio. Non possiede una facciata vera e propria, l’unica grande navata è aperta ed è accessibile dalla piazza mediante una scalinata. Si possono prendere anche gli ascensori, a forma di capsula, usufruibili dal piano underground. La lungimiranza dell’architetto, sta nello studio dei flussi. Semplificandoli, si è riuscito a ottenere l’indispensabile per favorire facili spostamenti fra i binari. Il piano sotterraneo è molto più scuro e possiede delle botteghe con ingresso binato. Ricorda la Stazione di Oriente di Lisbona e ha delle somiglianze con quella di Reggio Emilia. La bellezza del luogo sta in questo: una semplicità che cela un grande studio progettuale. 

Liegi, Stazione Guillemins
Liegi, Stazione Guillemins
Liegi, Stazione Guillemins

Dopo due ore passate a studiare la stazione, per un interesse personale, mi sposto verso il centro della città. Evito di prendere il treno: preferisco un tour a piedi. Costeggio il fiume Mosa, affacciandomi sui due ponti lungo il percorso. Rimango affascinato dalle tante sculture che si susseguono, fra cui una con delle croci e l’altra con un tuffatore in verticale su un arco. E così mi ritrovo davanti la Chiesa di St Paul, poco distante dalla galleria St Lambert. Pranzo (ahimè) al Quick, dopo essere stato trattato male nella “Brasserie Le Saint-Étienne” (prima prendono la mia ordinazione e dopo qualche minuto mi cacciano dicendo che il posto era prenotato).



Galleria St Lambert. Non è una galleria commerciale dalle grandi dimensioni, tuttavia possiede attività commerciali che la rendono indispensabile per il quartiere. È situata fra le piazze di St Lambert e Saint-Étienne, con doppio triplo ingresso, ed è suddivisa su quattro livelli.  Al pian terreno vi sono bar, ristoranti, negozi di vestiario. Al primo piano attività commerciali legate alla casa e uno store MediaWorld di due piani. Nel piano sotterraneo un supermercato della Carrefour: proprio qui ho assistito al metodo di pagamento, nella quale non sei tu a scegliere la cassa, ma è un sistema automatico a indicare dove recarti. Le ampie vetrate su tutta la superficie della galleria la rendono uno spazio aperto sulla città.



Alle 14:00 ho appuntamento con una guida del posto, Tony Neri. Mi aspetta davanti il Palazzo Vescovile. Non mi sarei mai aspettato una persona così colta in grado di farmi conoscere tutti i segreti del luogo. Restando su Piazza St Lambert, può cominciare la visita.



Un po’ di storia. Liegi è la più grande città della Vallonia e nacque in una data precisa: il 17 settembre 705. Inizialmente era una grande palude, che si estendeva dalla collina al fiume Mosa. Solo i romani ebbero il coraggio di costruirvi una villa con le terme, le cui rovine sono ancora oggi visibile sotto il livello stradale. Per arrivare alla data precedentemente indicata, bisogna attendere la figura del vescovo di Maastricht, città vicinissima, che prese il nome di Lamberto. Con lui nacque Liegi.

Fece costruire la sua casa nell’attuale Piazza St Lambert e poco prima di essere assassinato, fu chiamato per celebrare un battesimo. Proprio il rifiuto del rito, portò all’uccisione di Lamberto, nella sua stessa dimora. Su quel luogo cominciarono a verificarsi i primi miracoli, tantoché la voce si sparse e quella zona paludosa divenne un luogo di pellegrinaggio. La chiesa ne approfittò e fece costruire qui sette collegiate e cento chiese. Liegi venne ribattezzata la “Gerusalemme del nord”. I vescovi divennero i signori della città. Il simbolo del loro potere era un palazzo, tutt’oggi rimasto seppur modificato. Nel 882 fu edificata la vecchia Cattedrale, uno degli edifici al tempo più grandi al mondo.

Con Ottone III la città divenne un principato vescovile (solo Trento ebbe un caso simile). E non solo. Lo stesso vescovo di Liegi divenne uno dei sette elettori dell’imperatore. Nel 1468 fu conquistata dai francesi, guidati da Carlo “il temerario”. Distrusse la città e la fece bruciare per 5 settimane. Forse da questo episodio storico derivò l’appellativo di Liegi “la città ardente”. Alla morte di Carlo, la figlia Maria di Borgogna liberò la città.

Durante il rinascimento si ebbe un periodo di grande splendore. Il vescovo si circondò di artisti italiani ed entrò in contatto con lo stesso Leonardo da Vinci. Inoltre, l’amicizia con Carlo V favorì delle agevolazioni alla città, che si arricchì di tesori. Il palazzo vescovile venne ricostruito.

Gli ideali rivoluzionari francesi si spinsero fino a Liegi. Il simbolo del potere della chiesa, la cattedrale, venne distrutta nel 1792. Oggi restano le sole fondamenta. 



Tony mi invita a spostarci al centro della piazza. Vi sono delle colonne in ferro, disposte in due file. Stanno a ricordare la ripartizione interna delle navate della cattedrale. Le dimensioni sono mastodontiche e dove prima sorgeva un luogo di culto, oggi si consuma la vita mondana della città. Scendiamo sotto il livello stradale ed entriamo nel parco archeologico di Liegi. Mi vengono mostrate le fondamenta della cattedrale, i resti della domus romana e infine le pietre della casa di Lamberto, punto esatto nella quale nacque la città. Risaliamo ed entriamo nel palazzo vescovile.

Liegi, Piazza St Lambert


Il palazzo vescovile. È un palazzo con uno stile unico al mondo, sintesi del gotico (archi a ogiva, volte) e del rinascimento (pianta dell’edificio, chiostro, gallerie, fasce marcapiano). Venne costruito la prima volta durante il medioevo, in seguito fu ricostruito seguendo i canoni estetici italiani. Si pensa che il progettista possa essere Leonardo da Vinci: attenzione, fu lui a fare il disegno, ma non seguì i lavori. La storia della costruzione del palazzo è fortemente legata a quella dell’imperatore Carlo V, grande amico del vescovo. Al tempo la sua Spagna scoprì l’America e pertanto fece tesoro delle nuove scoperte. Molti oggetti furono portati nel palazzo di Liegi e non solo: il vescovo decise di decorare il chiostro con due tematiche, cioè la follia (in omaggio a Erasmo da Rotterdam che visse a Bruxelles) e il Nuovo Mondo. Così, nella prima metà del XVI secolo, Liegi era una delle pochissime città a vantare una cultura delle Americhe. Nelle decorazioni sulle colonne, troviamo figure latinoamericane, forse aztechi. La raffigurazione della follia, tema astratto, è pensata in chiave allegorica: un uccello che toglie la pietra, simbolo di pazzia, dalla testa di un uomo.

Nella prima colonna ad angolo dall’ingresso, si ha un giglio fiorentino, da non confondere con quello francese: è un omaggio al rinascimento italiano e alla figura di Leonardo da Vinci, grande amico del vescovo. 

Liegi, Palazzo vescovile


Usciamo dal palazzo vescovile e ci spostiamo verso la Piazza del Mercato, duecento metri verso il Mosa. Sostiamo fra i tavolini di un pub e fa freddo. Per proteggere i propri clienti, il pub distribuisce copertine. Bellissima atmosfera, davanti a noi la fontana barocca.



La Piazza del Mercato. Un tempo era il centro della città. Su di essa si affacciavano i tre poteri maggiori: la cattedrale (chiesa), il palazzo vescovile (podestà) e il palazzo di città (comune). Vi si svolgeva il mercato e il punto di riferimento era una fontana barocca, opera di un allievo del Bernini. Questa, divisa in quattro parti, è sormontata da una colonna, rappresentante la libertà: infatti al tempo, chiunque volesse parlare alla popolazione, doveva porsi al di sopra dei gradini della colonna. Venne tolta da Carlo “il temerario”, per poi essere riposta nello stesso punto dalla figlia Maria di Borgogna. Una voce popolare dice che chiunque tocchi la colonna, morirà soffrendo. In un bassorilievo è raccontata la storia di tchantchès, la mascotte della città. Sulla piazza sono presenti sculture a forma di pigna: quelle chiuse sono state fatte in un momento di difficoltà della città, quelle aperte in un momento di tranquillità.



Prendiamo una via laterale e ci fermiamo davanti al “Museo della vita della Vallonia”. È un ex convento francescano, con al suo fianco la chiesa. Una curiosità: quando nacque l’ordine dei francescani, il vescovo di Liegi ne riconobbe subito l’importanza, affidando loro dei terreni.

La facciata della chiesa è stata rifatta in stile barocco, a seguito della controriforma. Il chiostro ha subito delle modifiche e consta di una sezione contemporanea. Uscendo dal chiostro si ha la casa dell’abate. Un tempo era lignea con mattoni rossi, in seguito fu utilizzata la pietra. Tuttavia resta un passaggio autentico, che ricorda la composizione. La collina sovrastante era adibita all’orto. Fra le specie vegetali, anche un vigneto per la produzione di vino. Sembra impossibile a queste latitudini, tuttavia i monaci ovviarono al problema inventando un antenato del pannello solare: mettevano tutto il giorno al sole lastre di ardesia; queste si riscaldavano e una volta che erano bollenti le adagiavano al di sotto della vite. Una volta l’anno ogni monaco poteva chiudersi in cantina e bere quanto voleva: “in vino veritas” e l’abate li spiava da una serratura.

Scendiamo da un passaggio stretto, alle spalle della chiesa. Proprio qui si hanno una serie di abitazioni medievali. Durante la seconda guerra mondiale sono state spostate in questa fascia di terreno per creare una via del ricordo delle tradizioni edilizie. Nelle vicinanze mi fa osservare la scalinata del Bueren, 374 scalini continui senza interruzioni. Ci dirigiamo verso San Bartolomeo.

Liegi, scalinata del Bueren


San Bartolomeo. È una collegiata fortezza, risalente all’anno 1000. Ha uno stile romanico lombardo, con arcate cieche. Al suo interno è custodito un fonte battesimale, considerato una delle sette meraviglie del Belgio. È fatto utilizzando la tecnica della cera perduta e la particolarità sta nel vedere per la prima volta la figura di Dio con le sembianze umane. La chiesa è suddivisa in cinque navate, con terminazione absidale. 

Liegi, fonte battesimale


Visitiamo un museo, ricavato dall’abitazione di un produttore di armi (fra cui i cannoni di Liegi) e ci spostiamo su un fondaco nella quale aveva sede la corporazione dei macellai nel XV secolo. Un tempo era a stretto contatto con il fiume, oggi invece è preceduto da un’arteria cittadina. L’ultima tappa riguarda i luoghi di Simenon, il famoso scrittore di gialli nato proprio in questa città. Sostiamo al fianco di una panchina con la sua statua. La vita del giallista è racchiusa in un triangolo di terreno: la sua casa natale (con danni a seguito dell’esplosione della palazzina fiancheggiante), il suo luogo di lavoro (sede giornale) e la questura nella quale prendeva informazioni.

Saluto Tony Neri con una birra prodotta a Liegi. Il nostro incontro non poteva andare meglio. Lo lascio con una promessa: ritornerò a Liegi per una sua nuova lezione sulla città. 

Liegi, antica sede coorporazione macellai
 


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