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Appunti sparsi sulla Vallonia

Avete mai letto "Il diario degli errori" di Ennio Flaiano? È un libro che raccoglie delle frasi scritte dall'autore pescarese. Sono piccoli pensieri, appunti, aneddoti scritti sul suo diario. Ho voluto fare la stessa cosa: far leggere gli appunti sul mio taccuino a tutti. Ed ecco il post. Buona lettura!

- Nella mia prima serata belga prendo una decisione: recensire i locali più famosi. E per farlo sono costretto a ordinare una birra. Entro al Delirium e prendo una 0,5; poi A la Mort Subite una 0,3; infine un’altra 0,3 al Moeder Lambic. Due ore dopo la brillante decisione, mi ritrovo a vagare fra le vie del centro, brillo. E non sono l’unico. Seguo a debita distanza un flusso di ragazzi che si spostano verso chissà quale altro locale. Sono felici. Io rintronato, ma li seguo perché hanno l’aria di conoscere un locale ancora più bello degli altri. E alla fine arriviamo a destinazione: il Cafè des Halles. No! Sto per entrare in un altro locale e dovrò ordinare un’altra birra. Cosa fare? Per il momento mi accomodo su una poltrona e scrivo queste cinque righe senza senso. Ma fra poco arriverà la cameriera. Lo so. (12 marzo, ore 23:12)

- È successo: ho comprato un waffel nonostante la cena abbondante. (12 marzo, ore 21:43) 
- La porta della camera dell’Urban Hostel, che fa rumore quando la chiudi e sveglia i miei sette compagni di stanza. (13 marzo, ore 01:00)

- Il treno è fermo da dieci minuti nella stazione di Schaerbeek. E io sono in dormiveglia sul sedile. Ma non parte, e nemmeno accenna alla ripartenza. Meglio dormire. Poco dopo mi sveglia un controllore, che utilizza il suo basso inglese: “Train stop” (ripetuto tre volte). Dove diavolo sono finito? Ma non era quello per Liegi? (13 marzo, ore 07:30)

- La strage di Marcinelle è tutta raccolta nelle barre di ferro che compongono la cancellata d’ingresso. Sono le stesse del giorno della strage e delle quindici albe successive, ricolorate con un grigio anonimo, silenzioso quanto il luogo. Su quel ferro si ammassarono le mani delle famiglie dei minatori morti, in attesa di notizie. E più i giorni passavano, più quell’attesa divenne disperazione, e infine rassegnazione. (14 marzo, ore 14:23)

- Scoprire che il fast-food “Quick” nasce in Belgio. (14 marzo, ore 15:55)

- L’Hotel Lido di Mons mi accoglie con una scritta sul monitor del televisore: Welcome Mr. Castellano. (14 marzo, ore 19:00)

- Ariane è costretta a riportare le tre bici a casa sua, piove. (15 marzo, ore 11:20) 

- Van Gogh sta a Mons come Modigliani sta a Parigi. (15 marzo, ore 12:20) 

- Durante la nostra visita alla miniera dell’Hornu, incrociamo una signora uscire dalla propria abitazione. Ci guarda e dice: italiani? E ci spiega che i ¾ della città sono italiani. (15 marzo, ore 16.55) 

- Sto rinnegando la carne macinata cruda presa a pranzo. (15 marzo, ore 20:01)

- Prima di partire ho espresso un desiderio: conoscere Elio Di Rupo. Non mi interessa l’aspetto politico di questo personaggio belga, bensì le sue origini pescaresi. La sua famiglia proveniva da San Valentino in Abruzzo Citeriore, paese famoso per il vino. Perciò quando sono entrato nel comune di Mons – di cui è sindaco – ho serrato gli occhi verso ogni stanza, nella speranza di incontrarlo. E alla fine non ho avuto il piacere. (15 marzo, ore 22:56)

- La cioccolata fondente nell’hotel di Liegi, il thè alle erbe nell’hotel di Mons. (15 marzo, ore 23:20)

- Il terreno della battaglia di Waterloo senza nessuno. (16 marzo, ore 08:30)

- Non potevo nascere qualche anno prima del 1988, diventare amico di Folon, e magari ricevere da lui cartoline dipinte dal valore – oggi -inestimabile? (16 marzo, ore 11:21)

- Mi sono commosso davanti a un’opera d’arte e non mi era mai successo. Non so il perché, eppure ho cominciato a lacrimare sorridendo. Artisti quali Leonardo, Monet, Renoir, Van Gogh, non ci sono riusciti. Ci voleva Folon. (16 marzo, ore 12:00)

- Ma il Belgio è una nazione, o ne sono due? Ognuno tende a specificarmi le differenze fra la Vallonia e le Fiandre, fra il fiammingo e il francese, fra Bruges e Liegi, fra cattolici e protestanti. E in tutto questo, Bruxelles verso quale terra tende di più? (16 marzo, ore 15:00)  

- Ho comprato una riproduzione di Tin Tin all’ufficio dell’Ente Turistico. È alta una decina di centimetri, è in plastica ed era l’ultima disponibile, a meno che non optassi per uno dei gemelli Dupont. L’ho presa per due motivi: 1) Tin Tin è il mio cartone preferito. 2) L’avrei messa davanti la macchinetta fotografica. E così ho fatto. È diventato (assieme a Grande Puffo) il soggetto delle mie fotografie. Nella Grand Place avviene l’impensabile. Mentre metto al fuoco il personaggio, una folata di vento lo fa cadere dal muretto. Nel precipitare al suolo si decapita e si amputa un dito. La testa la ritrovo nella fuga delle mattonelle, il dito rimane in piazza, per sempre. Peccato. (16 marzo, ore 18:03) 

- Due ragazze entrano nella squallida pizzeria di Marolles. Ero l’unico cliente del locale, adesso siamo tre. Mi si siedono davanti e cercano di comunicare in francese. Io non le capisco, ma sorrido. Anche loro non capiscono, ma sorridono. E alla fine anche lo scorbutico proprietario del locale, fraintendendo la situazione, sorride. Dopo venti minuti io finisco la pizza (immangiabile), le due ragazze se ne vanno con la pasta d’asporto, arrabbiate per l’attesa, e il proprietario del locale s’incazza per telefono. (16 marzo, ore 21:42) 

- Quando tornate verso l’aeroporto di Bruxelles-Charleroi, evitate lo shuttle. Prendete un taxi: costa qualche euro in meno, arriva prima, è più comodo. I tassisti aspettano che si riempiano tutti i posti a sedere e partono velocemente. (17 marzo, ore 14:00) 

- Faccio il check-out e lascio l’ostello. Appena si aprono le porte scorrevoli mi ritrovo in un film poliziesco: tre pattuglie, quattro arresti, armi puntate verso i colpevoli, passanti stupiti. Era tutto vero. Ma non mi interessa, rischio di perdere l’aereo. (17 marzo, ore 14:00) 

 - Tutte le volte che le mie guide turistiche hanno cominciato una frase in italiano e l’hanno terminata in francese, senza accorgersene. (17 marzo, ore 19:00) 

- Le agenzie di viaggio italiane sono a volte banali. Ho fatto un esperimento: ho domandato a tre di loro di farmi un possibile itinerario del Belgio e in tutti e tre i casi hanno inserito: Bruxelles, Bruges, Anversa. Nessuno mi ha consigliato la Vallonia. Perché? Un po’ per moda, un po’ perché la Vallonia è una regione sottovalutata e non conosciuta. Magari il quarto mi consigliava Liegi. Non saprei. (20 marzo, ore 18:00)  


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