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Abruzzo, una giornata con un pastore

La mia giornata col pastore è la sintesi di un’esperienza cominciata nel settembre del 2013. In quell’occasione partecipai a un concorso letterario organizzato dalla Scuola del Viaggio di Roma. Nella fase di selezione, presentai un racconto sulle iscrizioni ottocentesche dei briganti, sul Blockhaus in Abruzzo. E venni preso. Ero l’unico a rappresentare l’Abruzzo e anche l’unico a portare la propria regione come tema. Passai alla seconda fase, il seminario. Qui ci furono date le direttive per poter competere al premio finale: fare un reportage – con fotografie e testi – scegliendo una località da noi visitata oppure da visitare, e da consegnare per la settimana successiva. Avevo poco tempo, ancora una volta mi affidai al mio Abruzzo. Cominciai a stendere sul foglio una lista di possibili reportage da fare. Fra cui: gli Eremi celestiniani, la Valle dell’Orfento, i fotografi di Scanno e infine la vita di un pastore. L’ultima mi sembrò la più intensa fra le quattro opzioni. Telefonai ad Anversa degli Abruzzi a un famoso allevatore e presi contatti. Il giorno successivo partii per il borgo dell’aquilano. 


Passo spesso ad Anversa degli Abruzzi perché vicina alla bellissima Scanno. Tutte le volte mi fermo nella Piazza davanti la chiesa, compero un panino al baretto e mi godo l’atmosfera del paese. Mi piace quel torrione sporgente, ultimo elemento storico di un paese che in parte ha perso quell’immagine antica dell’insieme. Appena oltre la galleria che va verso le Gole del Sagittario, c’è una piccola strada che sale e si inoltra nella vegetazione. Percorrendola si arriva all’agriturismo nella quale avevo appuntamento. Arrivo attorno alle 9:30 del mattino, a bordo della mia Smart. Entro nel complesso e parcheggio dinanzi all’ingresso vendite. Mi attende il proprietario: ripeto, un famoso allevatore. Mi domandò cosa volessi da questa esperienza e spiegai lui il progetto. Gli piacque molto e mi affidò a un suo pastore, che nel frattempo era andato a radunare il bestiame. 


Era un giovane ragazzo dell’est, arrivato in Italia alla ricerca di lavoro. Mi venne spiegato di come i pastori abruzzesi siano diventati rari e che oggi provengano quasi tutti dai paesi come la Romania e la Moldavia. Non ricordo il nome di questo ragazzo, tuttavia si presentò senza farmi domande e per gran parte del percorso rimarrà in silenzio. Non ero vestito per stare una giornata intera in montagna: avevo le scarpe da passeggio, un jeans attillato e una polo. Ma soprattutto non avevo da mangiare e da bere. Mi venne detto: due ore e sei in macchina. E ci credetti. In realtà rimasi in giro per quasi nove ore.

Venne liberato il gregge, fatto di moltissime capre e qualche pecora, e partimmo verso la montagna. Ai fianchi di questo gruppo una decina di cani, per lo più pastori abruzzesi e pastori belga. Superammo un primo ostacolo, un piccolo recinto in ferro. Misi male il piede, cadendo e ferendomi alla caviglia. Era solo l’inizio del percorso. Gli animali sembravano sapere come muoversi nei prati e anticipavano tutte le mosse del pastore. Se sbagliavano strada, o si inoltravano nella fitta vegetazione, il pastore emetteva un fischio e tornavano nel gruppo. C’erano alcuni capretti, di pochi mesi, e una specie di ariete, dalle corna molto grandi, che era l’attaccabrighe del gregge: puntava le capre più piccole e le caricava. Da quello che mi era stato detto, serviva per gravidare le capre. Procedemmo in salita per un’altra ora e pian piano si concretizzava la certezza che non sarei risceso prima di una certa ora. 


Osservavo come il pastore faceva muovere le capre. Quando bisognava spingerle da una parte, rispetto all’altra, batteva con la verga – il bastone di legno – sulle piante da mele. I frutti cadevano al suolo e le capre accorrevano. Erano mele aspre: ne ho assaggiate un paio per non stare a stomaco vuoto. Se invece doveva far riposare gli animali, allora sceglieva un prato pieno di erba, in modo che potessero brucare senza disturbo. Alle volte c’erano delle fonti d’acqua nella quale abbeverare il bestiame: erano diramazioni di tubature che sgorgavano l’acqua all’interno di cisterne costruite alla buona. Una cisterna era fatta con frigoriferi e vasche da bagno. Avevo sete e il pastore mi fece vedere un trucco per trovare l’acqua in montagna. Non vi aspettate stratagemmi ingegneristici. Semplicemente prese una tubatura d’acqua, la svitò, soffio all’interno e l’acqua sgorgò da essa. Era fresca e dissetante. Adatta per quel momento. Ne bevvi molta, anche perché stavano mancando le forze. Avevo bisogno di mangiare qualcosa, qualsiasi cosa di commestibile. Il pastore non aveva nulla con se, tranne un paio di noci che mangiò ai bordi della fonte.

Restammo fermi per un paio di ore. Mi venne indicato un punto sulla montagna e mi fu spiegato che da lì scendono i lupi per attaccare il gregge. I cani, però, li tenevano a distanza e garantivano la sicurezza. Andai da un pastore abruzzese, uno di quelli che se vuole sbranarti lo fa in pochi secondi. Il cane era docile e si fece accarezzare senza problemi. Mentre accarezzavo lui arrivarono gli altri cuccioli e si misero al mio fianco. Tutto era in silenzio, la stessa statale sottostante aveva smesso di produrre lontani rumori. Poi vidi un piccolo capretto che veniva allontanato dai suoi simili. Lo presi con me e lo accarezzai. Apprezzava la mia compagnia e si andò a sedere in mezzo ai cani. Il pastore si addormentò al di sotto di un albero, nel frattempo qualche capra era salita sulla roccia vicina. Un grande albero garantiva il refrigerio a tutti noi. Verso le tre del pomeriggio, dopo una lunga pausa, ripartimmo verso Anversa. 


Lungo il sentiero poco marcato il pastore batteva sugli alberi da frutto, attirando l’attenzione delle capre. Dopo molte mele aspre, in lontananza trovai un albero di mele mature e rosse. Ne presi una prima, una seconda e conservai la terza. Finalmente potevo mettere qualcosa nello stomaco. E fu un sollievo trovare una vite d'uva per strada. Assieme al pastore prendemmo alcuni grappoli e li consumammo in una seconda radura. Avevo riacquistato le forze e potevo riprendere la marcia verso l’agriturismo. Dopo due ore arrivammo a destinazione, stanco ma felice.

Nel concorso letterario non presentai più questo reportage, in quanto non avevo raccolto tutto il materiale utile. Tuttavia arrivai in finale in un altro concorso, ispirandomi proprio a questa esperienza.

Consiglio a tutti una giornata con un pastore. Tuttavia è necessario rispettare alcuni punti:

- Mettetevi sempre d’accordo col pastore.
- Vestitevi a cipolla e prevedete un cappello per ripararvi dal sole.
- Portate dietro molta acqua, vi servirà nel tragitto.
- Portate con voi qualcosa da mangiare, come della frutta secca, del cioccolato fondente e delle banane.
- Non abbandonate mai il gregge.
- Non abbiate paura dei cani ed evitate di fare mosse azzardate con loro.
- Siate rispettosi della natura. 

 

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