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L′importanza di credere nell′Abruzzo


Non sprecate il vostro tempo prezioso chiedendovi “Perché questa terra non è un posto migliore?” Sarebbe solo tempo sprecato. La domanda che dovete porvi è “Come posso rendere migliore questa terra?” A quella vi è una risposta. (Leo Buscaglia) 

Abruzzo, l'Eremo di San Bartolomeo in Legio

Un tedesco mi ha salutato lungo il sentiero, un danese mi ha affittato la casa per il capodanno, un norvegese mi si è affiancato con la sua mountain bike. Un belga mi ha domandato dove si trovasse la piazza, un inglese l’orario. Un russo si è tuffato dopo di me nel torrente e un olandese ha ordinato arrosticini, dopo di me. Quanto l’Abruzzo è diventata una terra apprezzata nel mondo? Non è possibile fare una stima precisa, tuttavia il numero dei turisti dall’estero è aumentato e con esso l’immagine della regione. 

L’Abruzzo è un paradosso da amare. La terra dove il mare e la montagna dialogano, come nella storia della bella addormentata. Per farla breve c’era una volta una bella fanciulla della montagna, innamorata di un giovane pescatore del mare. I due non riuscivano mai a incontrarsi: lei viveva le giornate soleggiate, lui usciva solo la notte per pescare. Così, spinta dalla forza dell’amore, lei andò dal Dio della montagna e pregò lui affinché potesse farle incontrare il suo amato, almeno una volta. Il Dio della montagna esaudì il suo desiderio, trasformandola in roccia. La montagna si modificò e assunse la forma della bella addormentata. Il pastore, vedendola mutata per sempre, e immobile nella sua posizione supina, pianse talmente tanto da sciogliersi nel blu del mare. I due tornano assieme almeno una volta l’anno, quando i ghiacciai si sciolgono e divengono fiumi che scorrono verso il mare. Il pensiero di lei che va verso lui.
Una storia che ci fa capire quanto le due facce dell’Abruzzo siano legate fra loro. Dalla cima della montagna vedi l’Adriatico. Dallo scoglio del mare vedi il Gran Sasso.

Abruzzo, la bella addormentata
Un paradosso essere conosciuti più all’estero che in Italia. “Ma cosa avete lì in Abruzzo?”, “Non siete una terra di pastori?”, “Aspetta, l’Abruzzo sta sotto le Marche?”. Certo, i casi variano. La  montagna è molto apprezzata nel centro Italia e il mare preso d’assalto nei mesi estivi. I borghi sono belli quanto quelli toscani e umbri, le vallate possono competere con il Trentino, il cibo di qualità diventare un esempio da esportare. Eppure c’è sempre quella sensazione che si possa fare qualcosa in più per raggiungere i livelli alti ottenuti da altre regioni. 

Sono molti quelli che possiedono quel particolare talento chiamato “critica non costruttiva”, che raggiunge il suo massimo quando viene accompagnato da un dito puntato. Accusare il prossimo se le cose non vanno e restarsene lì a guardare. Pretendere i propri diritti, tralasciare i doveri. Fra quei critici ce ne sono alcuni che hanno deciso di passare ai fatti, non aspettando che la “carretta venga trainata”, ma ritrovandosi a spingere assieme ad altre braccia volenterose: sono i piccoli promotori dell’Abruzzo, quelli che credono nel potenziale della loro regione, che non fanno parte di istituzioni e che il più delle volte non ci guadagnano nulla. Ma sono coscienti che navigano su una terra ricca di oro. Ma non ancora forte per estrarlo. 

Ecco perché ho aperto l’articolo con una frase dello scrittore americano – di chiari origini italiane – Leo Buscaglia. Il suo è un invito al non fermarsi, ma al procedere affinché ognuno possa migliorare la propria terra. 

Fra i promotori dell’Abruzzo è Alessandro Di Nisio quello che si è distinto più di tutti. La sua pagina Paesaggi d’Abruzzo (sito) ha quasi raggiunto i 130.000 followers nel giro di sette anni, puntando alla sola condivisione di fotografie postate dai fan. È diventata la prima d’Abruzzo, per poi ritrovarsi ad avere degli insight secondi solo all’ente del turismo irlandese e a quello italiano. Alessandro è la prova vivente che dal nulla può nascere un impero. Dal web si è spostato nel panorama culturale abruzzese organizzando le prime mostre dedicate alla regione. Il salto di qualità è avvenuto nel mese di Ottobre, quando ha curato due eventi in contemporanea. Il primo presso il museo delle genti d’Abruzzo, il secondo nella città di New York. E proprio durante uno di questi, dal titolo “Ti Racconto le Terre d’Abruzzo”, sono stato premiato per il mio impegno verso la regione. Uno dei dodici elogiati dalla giuria. Un grandissimo onore.

Alessandro Di Nisio, fondatore della pagina Paesaggi d'Abruzzo
1) Primo premiato della serata è stato Maurizio Anselmi, col suo progetto fotografico Soul’s Landscapes, sui parchi protetti dell’Abruzzo. Le sue immagini sono state condivise da testate nazionali, per poi essere utilizzate da Crozza su LA7. Pensate, in quell’occasione il presentatore gioco sulle similitudini fra il Tibet e l’Abruzzo (con immagine di Razzi paragonato a uno Yeti). 2) Alessandro Del Monaco e Antonello De Capite ritirano il premio per le migliori riprese aeree, effettuate con il loro drone. Sono i promotori di Air Abruzzo e hanno filmato i trabocchi e il Castello di Roccascalegna con questa nuova frontiera della robotica. 3) Marcello Natarelli di Majellando, ha ottenuto il premio per il miglior social media strategist. La sua pagina ha superato i 14.000 followers e ha raggiunto quasi 100.000 contatti. 4) è la volta di Claudio Colaizzo per il prodotto turistico della Transiberiana d’Italia. La sua associazione “Le Rotaie” si è battuta per la riapertura turistica della tratta Sulmona-Carpinone-Isernia e il più grande riconoscimento è stato dato dai 7000 passeggeri del 2015. 5) In diretta dall’Islanda premio a Vincenzo Mazza, curatore di Land of wind and clouds. Nei suoi scatti racconta il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga attraverso le azioni del vento e il bianco delle nuvole. 6) Premio anche per Alessandro De Ruvo che ha fotografato i Monti della Laga per la raccolta Lagaland. 7) Dai fotografi si passa ai videomaker e il primo premiato è il regista Alessandro Di Gregorio, sensibile nel raccontare la storia dei trabocchi abruzzesi. 8) Pietro Santucci non è un videomaker, ma ha avuto la fortuna di riprendere – col suo smartphone – un inseguimento di un lupo a un cerbiatto, con mamma cerva a difendere il cucciolo. Questo video è stato uno dei più virali sul web, arrivando alle pagine di grandi testate nazionali. 9) Il miglior video sull’Abruzzo è quello del film-maker e fotografo Alessandro Petrini. Si tratta di “Twofold Nature – Abruzzo Sublime and Beatiful”, che ha richiesto un anno di lavorazione con oltre 50 mila scatti. Il video è stato anche pubblicato dalla National Geographic e dalla Nikon. 10) Premio regia a Serena Del Prete e Massimo Moca per la loro web serie WeFolk, di undici puntate. Hanno raccontato l’Abruzzo attraverso le avventure di due personaggi, scegliendo località meno note della regione che tuttavia conservano ancora quello spirito unico dell’Abruzzo. 11) Chiude la rassegna il premio al miglior progetto ecosostenibile: “Il Cammino di San Tommaso” di Fausto di Nella. Ricalca il tragitto compiuto dall’apostolo Tommaso da Roma a Ortona, proponendosi come una nuova forma di viaggio, meno turistica e più spirituale.

WeFolk è uno dei docidi premiati della serata
E infine ci sono io. E devo ringraziare un mio articolo che nel giro di pochi mesi ha ottenuto numeri molto alti. Con oltre 7000 condivisioni sui social e quasi 140.000 visualizzazioni, “Le 50 cose da fare in Abruzzo almeno una volta nella vita” è stato il post più virale della regione nel 2015. E pensare che non lo volevo pubblicare. Non ero sicuro che avrebbe ottenuto un buon riscontro e l’ho tenuto nelle bozze del blog per oltre un anno. Venne scritto per caso, a seguito dei tanti consigli dati ai miei amici in giro per l’Italia. Quando passavano per l’Abruzzo e mi domandavano “cosa mi consigli di vedere?” io stilavo delle liste. Persona dopo persona la stessa lista aumentava, sino a diventare un vero e proprio decalogo di 50 cose da fare. Le ho provate quasi tutte quelle voci riportate (non farò mai il bungee jumping!) ed è stato un piacere vedere il mio pubblico entusiasta della cosa. 

Con l’articolo non ho guadagnato nulla, se non il riconoscimento e il feedback di molte persone. Mi posso considerare uno di quei promotori del turismo abruzzese che fanno il loro mestiere spinti solo da un fattore: la passione. Niente guadagno, molto lavoro. Niente tempo libero, molte soddisfazioni.

Io (al centro) ritiro il premio da Paolini
Ma allora qual è la missione degli abruzzesi? La missione è quella di credere nella propria regione, di fare un qualcosa nel proprio piccolo affinché se ne parli. Di essere ospitali – ed è la prima cosa che ci riconoscono – disponibili, aperti al turista. Di far leva sui nostri tesori e di contribuire al cambiamento. Allora sì che potremo esclamare: ho contribuito a rendere migliore la mia terra!

2 commenti:

  1. Condivido l'articolo in toto! Ci sono Abruzzesi, che amano la loro terra a prescindere e cercano di promuoverla in ogni modo, anche senza ingenti risorse economiche! Noi di onlyteramo.com come voi ci stiamo provando e comunque vada sarà un successo!

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    1. Ciao Giatrus, è un successo già l'averci provato. Credete nel vostro progetto puntando al meglio. La qualità paga tardi, ma quando paga lo fa bene. Un saluto grande! Dante

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