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Val Gardena, quando il legno diventa arte

Uno dei centri pulsanti dell’Alto Adige è la Val Gardena, situata a pochi chilometri da Bolzano. Il territorio, conosciuto quasi esclusivamente per il suo turismo attivo stagionale, con comprensori sciistici e percorsi per il trekking, possiede una particolarità: è dedito alla lavorazione del legno. Opere d’arti che nascono dal genio dell’uomo e dalla ricca presenza del legno. 
 
Luogo: Ortisei, Val Gardena
Data: Aprile 2016
Canzone adatta: Lorde - Tennis Court

Unika, scultura lignea
 
Arrivando a Ortisei, il maggior comune della Valle, si resta colpiti dalle tante attività commerciali che espongono sculture lignee. Nel solo tratto di strada statale si contano molte vetrine con opere di ogni genere e fattura, dalle dimensioni molto grandi, alle volte fuori scala.

Già da quei primi chilometri di strada si preannuncia la propensione alla lavorazione del legno, il più delle volte di cirmolo. Come riportato in un precedente articolo, il pino cembro, meglio noto per l’appunto col nome di cirmolo, è molto facile da modellare e da reperire. Ma non solo: possiede delle proprietà terapeutiche che lo rendono richiesto sul mercato.

Nel museo delle opere lignee: Unika. Per osservare le migliori sculture occorre spostarsi presso il centro Unika che da oltre vent’anni raduna scultori. Affida loro spazi per l’apprendimento, la lavorazione, l’esposizione e il maestro diventa il collega dell’allievo. Tutto viene messo in un gran salone, dove l’opera viene venduta (cifre alte) e il ricavato arricchisce lo scultore e in parte il centro espositivo. Le statue sono di diverso stile, classico, accademico e sperimentale. Nulla è uguale al resto: tutto è unico.

Ci accoglie l’unico pittore, Christian Stl. Ci guida nelle stanze espositive e ci mette in contatto con uno scultore locale. Ci spiega come nasce il progetto Unika e quanto la lavorazione del legno sia una tradizione ancorata da secoli in Val Gardena.

Ci spostiamo presso la bottega dello scultore Demetz Lorenz, a pochi chilometri dal paese. La particolarità della sua abitazione sta nel trovarsi all’interno della pista sciistica Furnes – Seceda. Per entrare nel viale di casa occorre attraversare la pista, prestando la massima attenzione. 


Nella bottega dello scultore. È ricavata al pian terreno della sua abitazione. È di modeste dimensioni, rese ancor più strette dalle tante sculture sparse alla rinfusa nello spazio. Un caos che non disturba, anzi: arricchisce l’ambiente rendendolo vivo. Nulla è disposto secondo un senso logico ed ecco perché sulla scaffalatura nella sinistra della sala non colpisce vedere un’icona sacra al fianco di un busto di una donna seminuda. Come scrisse il buon De André “le porta a spasso [..] l’amore sacro e l’amor profano”. 
 
La bottega di Demetz Lorenz

Se sulla sinistra si accalcano statue in legno di varie forme e dimensioni, sulla destra è la finestra la protagonista. Guarda verso le montagne circostanti e con il suo nastro illumina l’ambiente e donandogli luce. Le stesse statue posizionate al centro dello studio appaiono più chiare e il gioco luce-ombra delinea dei particolari non visibili in altre circostanze. 


Nella sala tre statue attirano l’attenzione. La prima raffigura il San Floriano ed è alta un paio di metri. Il protagonista tiene fra le mani una lancia e ha ai suoi piedi una città che sta ardendo fra le fiamme. Non è un caso: è il santo protettore dei pompieri. La seconda statua è – ancora una volta – sacra. Raffigura un altro santo (sinceramente non ricordo quale) ed è la copia esatta di una statua molto più antica, a cui si sono spaccate le mani e il naso. La riproduzione servirà per mandare “in pensione” l’altra statua e proteggerla dalle intemperie del tempo. E infine c’è il busto di un bambino di pochi mesi, commissionato da una famiglia altoatesina. È una tradizione farsi raffigurare sul legno e per farlo si è disposti a spendere somme molto alte


Demetz ci mette alla prova. Prende i suoi attrezzi e ci spiega come martellare il legno. Battiamo il primo colpo, poi il secondo e invece di dare una nuova forma al legno finiamo col rovinarlo.

Una volta sfogata la nostra (mancata) abilità, ci spostiamo nella vicina baita Val d’Anna. Sediamo in un tavolo riservato e ci godiamo la vista sulla pista da sci. Ordino un piatto di ravioli del luogo e termino il pasto con un amaro a base di sambuco. L’ultima cosa che mi sorprende di questa mattinata in Val Gardena è il ritrovarmi una statua di Demetz all’ingresso del bagno: raffigura una donna, seminuda, con un jeans.
 

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