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Pals, il borgo della Catalogna dalle storie mistiche e uniche

Il borgo di Pals è uno dei luoghi della Catalogna che vale assolutamente la pena visitare. Possiede le stesse caratteristiche di un tempo ed è l'ideale per una escursione fuoriporta per chi decide di visitare la Catalogna. A renderla ancor più interessante sono i tanti aneddoti qui ambientati.


Luogo: Catalogna
Data: Giugno 2016
Canzone adatta: Willie & Lobo - El Faro


Se si prende la cartina della Catalogna e si traccia una linea orizzontale che collega Girona al Mediterraneo, allora questa passerà per Pals. Siamo a una ventina di chilometri dal capoluogo e nelle colline catalane sorge questo borgo di 2000 abitanti. Un gioiello rimasto custodito così com'era, senza subire l'aggressione del tempo. 

L'ingresso al borgo è anticipato da una piazza, un tempo quasi del tutto assente, prima dello spostamento della porta di ingresso. Faceva parte di una cinta muraria, oggi rimasta quasi interamente presente, con la funzione di proteggere Pals dalle incursioni nemiche. Della cinta restano in piedi delle torri, prive ci piani intermedi, dove il soldato si arrampicava con delle funi.


Si entra dalla porta principale, caratterizzata da un arco. Al suo interno è ricavata la nicchia della Signora della buona morte, pregata dagli abitanti e soprattutto dai condannati a morte. Immette nella via più grande del borgo, che risale verso la chiesa. Qui si incrocia con altre stradine, che salgono verso la torre di avvistamento. Molte di quelle che erano delle abitazioni sono state trasformate in attività commerciali che vendono oggetti di artigianato locale, fra cui prodotti lignei e altri in ceramica.


In alcune botteghe si torna nel passato. Non tanto per gli oggetti venduti, quanto per gli interni scavati nella roccia, abitati sin dalla preistoria. Ma è solo uno dei tanti dettagli storici del borgo. Il fascino più grande ce lo danno i tanti aneddoti qui ambientati. Storie di cultura, folklore e anche di mistero. Tutte impacchettate nelle mura di un borgo da visitare. Le ho raccolte tutte.
1. SI PREGAVA SEMPRE, E COMUNQUE, LA SIGNORA DELLA BUONA MORTE
Sulla porta d’accesso a quelle che erano le mura del borgo, è ricavata una nicchia con la Signora della Buona Morte. Si trova sul lato interno e rappresenta la vergine da pregare in occasioni singolari.

La prima era connessa alla pena di morte. Se qui sgarravi – in un modo o nell’altro – rischiavi di pagare con la pena capitale. Le esecuzioni, per lo più fatte con il legare il corpo a 4 cavalli, erano compiute fuori dalle mura cittadine. Il condannato doveva sfilare per le vie del paese e lì sarebbe stato punito e insultato dalla popolazione. Lanci di oggetti, frutta e verdura, sputi. Prima di uscire dal borgo veniva fatto sostare davanti la Signora della Buona Morte: qui pregava affinché la sua morte non fosse dolorosa. Dopodiché usciva dal borgo per essere giustiziato. La popolazione era costretta ad assistere alla scena in modo da non fare lo stesso errore.

L’altra occasione in cui veniva pregata la Signora della Buona Morte era prima di uscire dalle mura cittadine. Facciamo un passo indietro. Al tempo se una persona non poteva pagare le tasse veniva allontanata dal borgo e si ritrovava a vivere ai bordi della strada. Lì diventava un brigante e cercava di saccheggiare i passanti. Quando a transitare erano persone importanti essi non attaccavano, per via della scorta. Ma quando era della gente comune allora uccidevano. Ecco perché un qualsiasi abitante, prima di uscire dalle mura cittadine, pregava: in caso di attacchi dei briganti si sperava nella non sofferenza.


2. L'ANGELO DI DIO PROTEGGEVA NELLA NOTTE
Vi siete mai chiesti come nasca la preghiera dell’Angelo di Dio? Io mai, tuttavia una possibile spiegazione è contenuta nelle finestre di questo borgo. Premetto: non si tratta di un’usanza riscontrabile nella sola Pals. Una credenza medievale era quella che durante la notte l’anima si liberasse dal corpo e salisse in cielo. Mentre il corpo era libero dall’anima poteva essere attaccato dagli spiriti maligni. E da dove entravano se non dalla finestra? Per prevenire la cosa si incidevano delle figure angeliche nei cantonali. Se la persona era atea faceva raffigurare dei leoni.

Non solo gli angeli custodi erano necessari per la protezione della casa, ma anche gli uccelli. Se l’uccello sceglieva di vivere nella tua abitazione, allora ti avrebbe garantito fortuna e prosperità. La rondine era non solo la portatrice della primavera ma anche della fortuna. Per questo motivo, nella fascia del sottotetto, molte abitazioni di Pals hanno un’apposita apertura per far entrare questi animali.


3. FOGNE E TOMBE A CIELO APERTO
La diffusione di malattie nel borgo era dovuta all’inquinamento delle falde. Non parliamo di una forma di inquinamento come quella che oggi distrugge i nostri suoli, ma un inquinamento da feci. Gli scarti fognari venivano gettati in strada e si mescolavano alle acque piovane. Le stesse acque finivano in pozzi e da lì nelle case delle persone. Il colera fu una delle conseguenze.

In più angoli del borgo si trovano delle nicchie scavate a terra. Hanno un perimetro simile a quello di una bara e in effetti contenevano i corpi dei defunti. L’orientamento era verso est, per vedere il sorgere del sole. Queste prime tombe cristiane risalivano al VI – VII sec.
4. DETTAGLI DI UNA CHIESA
Osservando la pietra basamentale in pietra del portale ci si accorge di un dettaglio: il lato destro è più consumato e ciò vuol dire che da lì è transitato un numero maggiore di fedeli. Escluso l’ultimo secolo, gli uomini e le donne entravano in chiesa, e ascoltavano la messa, separatamente. Gli uomini entravano a destra, le donne a sinistra, tradizione rimasta in uso nei soli matrimoni. Questa disposizione forzata aveva una motivazione: la donna doveva porsi alla sinistra del parroco che, al tempo, celebrava la funzione dando le spalle ai fedeli. Il lato sinistro era il lato del diavolo, della tentazione, e la donna veniva considerata così dalla chiesa. Ritornando a Pals, il forte consumo della pietra nel lato destro ci fa subito pensare: a messa ci andavano quasi esclusivamente gli uomini e la loro presenza ha logorato quel blocco lapideo.

E qui l’aneddoto. La Catalogna è stata la prima terra in cui la funzione religiosa cristiana si celebrava col parroco che non dava le spalle ai fedeli, ciò che avverrà solo nella seconda metà del ‘900 in tutto il resto del mondo. Il parroco, quindi, doveva differenziare comunque la disposizione dell’uomo e della donna. Essendo il rappresentante di Dio, doveva garantire la disposizione già descritta: uomini a destra e donne a sinistra. Ed ecco lo scioglimento dell’aneddoto: gli uomini non dovevano più entrare da destra, ma da sinistra (che era diventata la destra del parroco), le donne viceversa. Perciò la pietra era stata consumata dalle donne, molto più pie e religiose degli uomini.


5. UN PO' COME NEL CODICE DA VINCI
Il portale di ingresso è sovrastato da un bassorilievo in pietra, risalente al medioevo. Raffigura San Pietro vestito da papa, il che è una novità: sì, Pietro è stato il primo papa della chiesa cattolica, ma è anche vero che al tempo non aveva gli stessi abiti che un papa avrebbe indossato secoli dopo. Tuttavia è un rafforzativo per indicare il suo ruolo nella chiesa.

L’aneddoto non è questo. San Pietro è rappresentato all’interno di una nicchia, sorretta da due colonne che rappresentano l’antico e il nuovo testamento. Nelle colonne ci sono dei calici, simboli di festa e in particolar modo l’ultima cena.

Se si contano i calici sono 7 per ogni colonna, disposti verticalmente uno sopra l’altro. 7 x 2 = 14. Ma gli apostoli non erano 12 che, assieme a Gesù, formavano una tavolata da 13? Perché mettere un 14esimo calice nella raffigurazione? Ricordiamoci che nel vicino sud della Francia si erano diffuse delle interessanti teorie sui templari e sulla figura di Maria Maddalena. Roba di cui Dan Brown andrebbe fiero. Non sappiamo quale sia il perché dei 14 calici, di certo non sono stati messi lì per caso.


6. SCRITTE MISTERIOSE? NO, SEMPLICI ERRORI
L’ignoranza di alcuni dei capomastri del tempo ha fatto sì che ci fosse un errore nella decorazione di una pietra. Al fianco della Chiesa di Sant Pere sorge una abitazione angolare. Al primo piano c’è una finestra che ridà sul vicoletto. La finestra è incorniciata da due pietre cantonali su cui è ricavata una fascia orizzontale con delle scritte. In entrambe si legge la scritta HOASNNA. Cosa vorrà mai dire? Sembra un vocabolo intraducibile, appartenente a un gergo, o a un linguaggio arcaico, oppure a un qualcosa di mistico/misterioso. In realtà è un semplice errore commesso dai muratori del tempo. Dovevano scrivere HOSANNA, che stava a indicare la presenza dello spirito santo sulla finestra, per non far entrare gli spiriti maligni. Invece è stata fatta della confusione.


7. LA MALEDIZIONE DEGLI OCCHI AZZURRI
Se nascevi con gli occhi azzurri, eri segnato. Il più grande pericolo per Pals giungeva dal mare. Erano le navi dei pirati, provenienti per lo più dal nord Africa. Arrivavano lungo le città costiere e facevano razzia di tutto ciò che trovavano, uomini compresi. Apprezzavano gli occhi azzurri e per questo motivo tendevano a rapire le donne con carnagione chiara.

E qui subentrò la religione: solo pregando Dio era possibile salvare il proprio figlio dalla piaga degli occhi azzurri. Un bambino, durante la crescita, può assumere un colore di occhi diverso da quello della nascita. Si pensava che questa mutazione biologica fosse indotta dalla buona preghiera. Pregavi bene? Il bambino mutava il colore degli occhi. Avevi pregato male? Allora avresti lottato tutta la vita con i pirati.

8. L'ALBERO DELLA MORTE
Appena al di fuori delle mura di Pals si trova un albero. È il più bello e maestoso della piazzetta, si erge nel suo punto centrale e con la sua ombra invita i passanti a fermarsi in cerca di frescura. Se lo si osserva si scopre che il suo tronco ha delle forme particolari che sembrano essere uscite dalla mano di uno scultore. Come tante facce scolpite nel legno, con la differenza che nessuno ha scolpito facce e che tutto quel legno è così non per la mano dell’uomo. E qui subentra la storia.

Un detto locale dice che un albero che ha visto la sofferenza dell’uomo ne rifletta l’espressione. E l’albero in questione ha visto molta sofferenza, visto che è stato l’albero dei suicidi. Qui si sono impiccati in tanti, trasformando la pianta in un palo della morte. Sembra assurdo, ma il tronco è come se avesse delle espressioni di persone urlanti. Un qualcosa di sconvolgente che resterà segnata per sempre nel borgo.

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