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Miglierina, il borgo della Calabria fra i due mari

Miglierina è un piccolo borgo della Calabria, da cui è possibile osservare in contemporanea il Mar Tirreno e il Mar Ionio. Un luogo unico, autentico, che guarda al futuro. Verso il turista, verso l’ospite, per farlo sentire come a casa. 
 
 
 
L’ultima volta in cui visitai un borgo della Calabria fu in una calda giornata estiva e in quell’occasione restai sorpreso dal cambiamento che intercorreva fra il giorno e la sera. Nelle ore più calde le vie erano vuote e nessuno, tranne me, osava sfidare il sole. Ma al calare della sera, quando l’ombra rinfrescava l’aria, ogni angolo diveniva una piazza e dalle abitazioni uscivano abitanti con sedie in mano, alla ricerca del desiderato refrigerio. Animavano il paese e creavano una cornice autentica. Mi donavano un piacevole ricordo.

Così, quando sono tornato in Calabria, mi immaginavo di ritrovare la stessa situazione del precedente agosto. Ignoravo l’inverno, il grande freddo e la posizione geografica in cui mi sarei ritrovato. Ignoravo il fatto che sarei stato fra il Mar Ionio e il Mar Tirreno, e che li avrei visti contemporaneamente da una particolare prospettiva. Ma ero a conoscenza che Miglierina, un borgo sulla Sila in provincia di Catanzaro, mi avrebbe accolto.

Se sul Pollino, d’estate, avevo visto la doppia faccia dei suoi borghi, vuoti e pieni col giorno e la sera, a Miglierina tutto veniva ribaltato e la particolare sensazione di ritrovarmi solo per il paese, nelle ore serali, mi consegnava una visione diversa. Certo, tutto dovuto era il grande freddo, quello che non ti aspetteresti mai in una regione nota per il caldo. Ma ero a 1000 metri sul livello del mare, esposto ai venti di est e ovest, sulla cresta montana. Miglierina non la riesci a conoscere di primo impatto. Hai bisogno di viverla, in ogni momento della sua giornata. Non è sufficiente visitarla di passaggio, probabilmente non si svelerebbe per quello che è. Solo entrando in contatto con i suoi luoghi simbolo - e per “luogo simbolo” non intendo chiese, piazze, fontane ma bar di paese e piccole attività commerciali dove incontri il vero abitante – riuscirai a conoscerla e a restarne affascinato. Ma andiamo alla scoperta del borgo.

Miglierina sorge nel punto più stretto della Calabria e ha una popolazione di circa 800 abitanti. Pochi se pensiamo che nello scorso secolo vantava tre volte il numero degli abitanti e lo spopolamento è una costante e una realtà e per contrastarlo ci si sta muovendo verso una nuova strada, verso una completa riqualificazione del borgo. A breve parlerò di questo. Vi si arriva da una strada panoramica con tornanti che consentono di vedere il mare sullo sfondo e in esso le Isole Eolie e il Vulcano Stromboli. Il borgo è nella più classica delle forme: un agglomerato di antiche abitazioni addossate fra loro, che seguono il crinale della collina. Case semplici, costruite dal genio locale di mastri muratori di un tempo, alle volte dalle murature costituite da piccole pietre, intervallate da laterizi. 
 




La riqualificazione del borgo è cominciata con il recupero di immobili non più abitati e attraverso un patto col comune queste abitazioni sono state dapprima restaurate e successivamente convertite ad appartamenti ricettivi. Tutte assieme vanno a costituire un albergo diffuso, gestito da un giovane del posto, Gianluca, e rappresentano il primo passo per un predisposizione turistica di Miglierina. Captare i turisti in visita sulla Sila è un passo fondamentale e in questo modo a beneficiarne è la comunità intera. Oggi Miglierina possiede alcuni bar, un pub, una farmacia, una tabaccheria, un minimarket e altre piccole attività commerciali. Ma se in futuro il turismo diverrà una realtà, porterà a una crescita e a uno sviluppo. Tradotto potrà dare nuovi posti di lavoro. 
 
Miglierina, interno di una abitazione tipica

Ma come si sviluppa l’albergo diffuso? Partiamo dal descrivere la reception. Naturalmente non siamo in un albergo e perciò non avremo nessuna reception al pian terreno con camere nei piani superiori. La reception di Miglierina è nel mezzo della via principale del paese al pian terreno di una abitazione. Qui vengono assegnate le camere e si viene accompagnati dal titolare nelle stesse. Possono essere situate dovunque, anche lontane fra loro. A me ne è capitata una a pochi passi dalla piazza del paese, vicinissima al belvedere. È suddivisa su due livelli (quello superiore non ho avuto modo di visitarlo in quanto tutto spento, dal riscaldamento all’impianto di illuminazione), con al pian terreno un ingresso con letto e frigorifero, un bagno con doccia e una camera matrimoniale con televisore, scrivania e condizionatore. Manca la rete wireless e complice il fatto che nel borgo il telefono prende a tratti, si rischia di non essere raggiungibili. Altri appartamenti possono avere l’ingresso comune con camere separate. L’impressione che si ha è quella di non essere in una struttura ricettiva bensì in una abitazione, ospiti.

L’albergo diffuso ha implicato la creazione di una rete di servizi efficienti che potessero riempire le giornate del turista arrivato fin qui. Certo, c’è ancora da lavorare, soprattutto per uno sviluppo di attività outdoor. Ma l’impressione è che si stia percorrendo la strada giusta. Le attività al momento disponibili sono tutte esperienze. Come il preparare dolci tipici, dolci denominati “fraguni”, presso il Panificio Nonna Anna. Nella versione dolce sono composti da ricotta, zucchero, uova e fiori d’arancia, nella versione salata hanno del sale e del pepe. Anche io mi sono cimentato nella preparazione e ho capito di non essere portato. Una seconda esperienza è la lavorazione dei tessuti con metodi tradizionali presso il laboratorio della signora Antonella. Vengono illustrate le fasi della lavorazione delle lane, dalla selezione all’intreccio, passando per il telaio e per il completamento. Qui si possono anche comprare prodotti in esposizione: coperte, lenzuola, lampadari, maglioni. I prezzi sono bassi, la qualità molto alta. Di questa attività mi ha sorpreso una cosa in particolare: non ha una vetrina, non ha l’aspetto di un negozio, si trova all’interno di una abitazione. Ma l’esperienza che più di tutte si stacca da quella che è l’identità di Miglierina, portando una grande ondata di innovazione, è il centro stampa 3D. Vi si costruiscono modelli tridimensionali di ogni genere, soprattutto di tematica religiose, e si può apprendere l’arte di questa nuova frontiera della tecnologia. 
 
Miglierina, i fraguni


Uscendo dal borgo e andando verso le campagne si possono vivere esperienze ancor più interessanti. Nelle aziende agricole è possibile osservare la lavorazione dei campi e scoprire i segreti di questi mestieri fondamentali per la nostra dieta. Sono stato ospite presso l’Azienda Agricola Scalise e ho assistito alla raccolta di ortaggi e frutta. Inoltre mi hanno offerto un rinfresco fatto di prodotti dell’orto e tipicità della Calabria. Ma ho anche partecipato a un qualcosa di ancor più interessante, che consiglio a tutti. Presso il casolare di Nonna Peppina e Nonno Antonio – prima di accedervi rilassatevi sulla poltrona rossa rivolta verso la valle e godetevi il panorama – ho visto come viene lavorata la ricotta con metodi tradizionali. Le fasi richiedono un notevole sforzo e nonostante ciò la signora Peppina – che di primavere ne ha viste molte – lavora il latte con la stessa grinta di quando era ragazza, sollevando recipienti molto pesanti e mettendo le mani in pentole bollenti. Impastando con energia, fino a ottenere una ricotta fresca (un po’ come il pane, quando si dice che è fresca è in realtà calda) di prima qualità. 
 



Miglierina, Nonna Peppina durante la preparazione della ricotta


L’esperienza madre da vivere è il contatto con la natura. I dintorni di Miglierina hanno un potenziale elevato e necessitano di essere trasformati in itinerari turistici. Partendo dal punto panoramico in cui il Mar Ionio e il Mar Tirreno si uniscono idealmente in uno sguardo, dove la Calabria si restringe fino a farsi piccola, dove Lamezia Terme e Catanzaro sono separate da pochissimi chilometri. Ma c’è anche un mulino antico dismesso, adibito ad area di sosta attrezzata, a stretto contatto con il fiume. Per accedervi una comoda passeggiata di dieci minuti nel verde. Consigliata una visita alle Valli Cupe, dove ci sono la Cascata del Campanaro e a Cascata dell’Inferno. 
 
Miglierina, la prospettiva da cui osservare lo Ionio e il Tirreno in contemporanea



Ma la cosa che più mi ha colpito è un’esperienza che si può vivere in ogni momento all’interno del borgo: è la ricerca di tutti quei dettagli che identificano l’autenticità del luogo e lo rendono unico al mondo. Come l’entrare all’interno di un bar e ritrovarsi nel suo retrobottega davanti un aperitivo a base di formaggi e di salumi, fra cui la rinomata ‘Nduja, a sorseggiare del vino locale mentre anziani del borgo parlano in dialetto fra di loro. Con i loro giacconi e i cappelli, a commentare le notizie ascoltate dal televisore del bar. In quel bar ho vissuto un’ora fuori dal tempo e il mini calcio balilla appeso alla parete come un trofeo da ricordare, e il tricolore incorniciato (forse più nessuno incornicerà il tricolore), perfezionavano il momento. In un altro bar le stesse sensazioni ed emozioni. Questa volta a essere appeso sulle pareti un calendario del 2011, lasciato lì solo perché aveva fotografie della Sila, oppure una cabina telefonica interna, forse degli anni ‘60, di quelle che si utilizzavano a gettoni. Elementi scomparsi da molti anni dalla nostra cultura, rarità da valorizzare. E trovarsele davanti mentre si gusta un cappuccino ti fa vivere un’esperienza fuori dal tempo. 
 



E infine c’è una cosa che più di tutte attira il turista: sto parlando della cucina tipica. Vi consiglio di cenare presso l’Osteria dei Mastri e di conoscere lo chef Antonello Rispoli, un fiduciario di Slow Food che propone piatti tipici in grado di valorizzare il Km 0 e la stagionalità. Fra questi ho provato il caciocavallo silano, la focaccia con semi di finocchio, la struncatura, lo sformato di broccoli, condita con melanzane, crema di zucca con castagne di Serrastretta. Il tutto accompagnato da del vino locale e da dell’amaro Silano. Ma non è l’unico ristorante del paese. Presso il Vecchio Borgo Risto Pub si può gustare un menù a base di antipasto, primo e secondo, sempre a Km 0.

Insomma a Miglierina ci si sente come a casa e non si deve far altro che lasciarsi trasportare da quell’ondata di autenticità che forse abbiamo dimenticato, in un mondo rapito dalla velocità e dalla frenesia, dal social e dall’interazione facile. Che quando ci avvolge ci lascia senza parole, e forse ci spinge a tornarci. Qui, in Calabria, sulla Sila, fra due mari. 

Miglierina, Nonna Peppina e Nonno Antonio nel loro casolare

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