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Tre borghi del Molise assolutamente da visitare

La morfologia territoriale del Molise ha fatto sì che nel tempo si sviluppassero borghi difensivi lungo i crinali della collina. Questi sono dei gioielli che vale assolutamente la pena visitare. Nell'articolo vi parlo di tre che ho avuto modo di visitare ultimamente.

 

CASTROPIGNANO 

In quelle occasioni in cui ho percorso la Bifernina - la strada che collega Termoli a Campobasso e Bojano – sono rimasto affascinato da un borgo in particolare, arroccato sulla cima di un colle. Ci si accorge della sua presenza dopo aver superato il bivio per Fossalto, in una strada che sembra puntare proprio verso quel rilievo, con il paese posizionato sullo strapiombo. È Castropignano. Ricorda un castello, o una Civitella. Più semplicemente un castro per l’osservazione della vallata. Così si prende l’uscita, si seguono le indicazioni e ci si ritrova lungo la SS618, a superare campi incolti, abitazioni di campagna e corridoi alberati. Il tutto su un asfalto grigio chiaro, consumatosi nel tempo che collega ancora questo borgo alla sottostante Bifernina, sempre più piccola dagli affacci panoramici che si susseguono. La strada non è mai irta e ti conduce fino al paese, per poi proseguire verso altri borghi interni del Molise.

Ci si ferma in prossimità di un tornante, all’ombra di un elegante palazzo con piccionaia. Si continua a piedi non prima di essere passati davanti il bar “L’Angolo Blu” dagli interni che ricordano un locale serale dove farsi un cocktail. Da qui si procede su Via Umberto I. Dopo meno di cinquanta metri si ha sulla sinistra una palazzina a schiera color verdino, divisa su tre livelli. Un balcone è affiancato da una fotografia di un soldato canadese, scattata sullo stesso balcone durante la seconda guerra mondiale. Si può leggere sulla targa:

“La foto ritrae il soldato L.G. Kenny del Royal Canadian Regiment in posa balcone accanto è molto probabilmente una foto di propaganda e venne scattata dal tenente Jck H. Smith nell’ottobre del 1943. Il 24 ottobre 1943 il 48° Highlander attraversava il fiume Biferno e occupava Castropignano. All’inizio si pensava di guadare il fiume in prossimità di Casalcipriano, a circa due miglia dal ponte rotto, e quindi conquistare Roccaspromonte e Castropignano da sud. Ma la storia non è una ruspa devastatrice e lascia buche, nascondigli, testimonianze di quei tragici giorni. Per conoscere fatti e aneddoti di Castropignano durante il 1943-44 fate qualche passo indietro ed entrate nell’alimentari di Carmelo Borsella. Sarà lui ad accogliervi con la sua cordialità e a far rivivere personaggi e luoghi della seconda guerra mondiale. Subito dopo fate una visita al museo di Consiglia Sardella dove sono custoditi i diversi reperti. […]” Progetto di R. Colella 

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Castropignano, il balcone immortalato in una foto della seconda guerra mondiale
 

Superati balcone e targa si arriva a un bivio. Si procede sulla destra sottopassando un elegante arco dal concio di chiave decorato. Ci si ritrova a ridosso di abitazioni in pietra, di ottima fattura artistica. Si risale via Roma, incontrando antiche costruzioni affiancate ad altre sempre antiche ma rimaneggiate. Sul fondo si vede una torre campanaria che annuncia l’arrivo in una piazza. È costruita sopra un bastione circolare affiancato a una palazzina. 

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Entrando nei vicoli si scopre il vero Castropignano. Case piccole a schiera, con un portale in pietra e un lucernario in mattoni. Dai colori sbiaditi che creano un piacevole effetto di insieme. In alcuni casi i colori sono più forti e intensi, ma nulla sembra stonare. Come una casa dal basamento blu e dall’intonaco bianco, che sembra sposarsi al meglio col panorama dietrostante dove c’è la valle del Biferno e quella strada che collega il borgo al mondo.

E infine si arriva al Castello d’Evoli, costruito nella metà del XIV secolo. Venne edificato sopra i ruderi di una precedente fortezza dei Saniti. È stato per anni abbandonato e solo recentemente restaurato. Conclude il paese, nel punto più bello e panoramico di cui possa godere. Guarda le altre rocche sulle colline, a ricordare quello che un tempo era un insieme difensivistico che coinvolgeva l’intera regione (dell’Abruzzo Citra). Sembrerà strano, ma al castello dedico una sola foto. Mi fermo davanti una piccola abitazione proprio lì di fianco e la fotografo fino a scaricare quella bassa percentuale di batteria che mi rimaneva. È un angolo di sogno, che guarda la valle e vive di colore. Una casa antica, dagli infissi blu e dalla vegetazione che si è presa possesso delle muratura. Davanti un albero in fiore. In una giornata primaverile a Castropignano. 

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Castropignano, Il Castello d'Evoli

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Perché visitare Castropignano?
Per scoprire la storia di un territorio riassunta all’interno di un borgo, dall’età del bronzo fino alle testimonianze dirette della seconda guerra mondiale.

Come arrivare? Bifernina SS647, uscita Castropignano. 



GUARDIALFIERA

La Diga del Liscione merita di essere eletta “monumento nazionale contemporaneo italiano”. Solo chi è passato sulla Bifernina si è reso conto di quanto questo luogo possa essere unico al mondo. Si lascia la terraferma e si entra nel lago artificiale del Liscione, a pochi metri dal livello delle acque, incontrando colline alberate che deviano la strada e arricchiscono l’immagine di insieme del paesaggio. Da qui si vede un paese sul fondo. Di giorno si riconoscono le sue architetture, quali un campanile e i palazzi sottostanti. Di notte le luci bianche ne valorizzano la posizione di altura sul versante destro del lago. E così ti viene voglia di fermarti per scoprire questo paese, dal nome di Guardialfiera. La strada di collegamento è panoramica e in più punti offre una vista sul lago, obbligando il visitatore a fermarsi per godere appieno dello spettacolo. 

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Guardialfiera, il corso principale


Il paese è caratterizzato da una via principale che lo attraversa e su cui si affacciano gli edifici più importanti. Al termine del corso c’è una salita che porta alla Chiesa di Santa Maria Assunta. Risale al XI secolo e molte delle pietre utilizzate per la struttura hanno elementi scolpiti cristiani e pagani, antecedenti la costruzione. Venne distrutta dal terremoto del 1456, per poi essere ricostruita quattro anni dopo, aggiungendo la Porta Santa, aperta in occasione del giubileo. Una scoperta recente ha riguardato la chiesa: nel 1975 è stata portata alla luce una cripta medievale, di cui non si aveva conoscenza. Se da una parte si riportano alla luce scoperte archeologiche, dall’altra si sommergono. È il caso del Ponte di Sant’Antonio, costruito in epoca romana e restaurato nel periodo angioino nel 1200. Durante la costruzione della Diga del Liscione furono allagati i terreni fronteggianti Guardialfiera, che formarono l’omonimo lago artificiale. Le acque potabili, che servivano per irrigare i campi, sommersero definitivamente il ponte. Oggi, durante i periodi di secca, il ponte riemerge dalle acque.

A Guardialfiera nacque lo Francesco Jovine, fra i più famosi letterati che il Molise abbia avuto. Fu uno scrittore verista e realista. Oggi in paese resta la sua casa natale, in cui fermarsi per una visita guidata. 

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Guardialfiera, la vista sulla Diga del Liscione


Perché visitare Guardialfiera? Per scoprire uno fra i panorami più affascinanti del Molise

Come arrivare? Bifernina SS647, uscita Guardialfiera. 



CIVITA DI BOJANO

Se tracciassimo su una cartografia le principali strade molisane, escludendo quelle le costiere, ci accorgeremo che sono due. La prima è la Bifernina che va da Termoli a Campobasso e oltre. Dal mare alla montagna. La seconda è la statale che da Isernia continua fino a Benevento. Queste due arterie tracciano una “T” e nell’esatto punto di intersezione fra le due si trova Bojano. Quante volte ne abbiamo sentito parlare? Infinite. Basta entrare in un qualsiasi supermercato per accorgersi, nel bancone frigo, della scritta della città sulla confezione delle mozzarelle. Sono queste le assolute protagoniste di una cucina che sfuma la gastronomia abruzzese a quella campana. 

La prima cosa che si nota arrivando a Bojano è la presenza della montagna retrostante e di un piccolo borgo sul cucuzzolo del monte. Quel paese, che sovrasta la città godendo di una vista su tutta la vallata, si chiama Civita di Bojano. Lo si potrebbe inserire fra i borghi più belli del Molise, più della stessa Bojano col suo centro storico e la concattedrale. La si raggiunge percorrendo una sola strada che entra nel bosco, tornante dopo tornante, attraversando punti panoramici, vigneti, cave in abbandono e un piccolo cimitero che racconta la storia del paese. E più si sale, più il paese appare per quello che era: una fortezza dell’alto medioevo. 

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Civita di Bojano, vista verso la Giudecca


L’ultima curva costeggia le abitazioni e una strettoia annuncia l’ingresso in paese. Le prime case in pietra si mettono in mostra, e le loro scale esterne testimoniano la suddivisione dei piani di un tempo: al pian terreno le stalle, ai piani superiori gli spazi di condivisione famigliare. Sono per la maggior parte in abbandono, alle volte diroccate. Un abbandono ricordato da un monumento posto sulla piazza di Civita, una delle due principali, in cui sono indicati i nomi dei tanti abitanti partiti alla volta del Belgio e del Canada, in cerca di fortuna e lontani da quella povera nazione del dopoguerra. Paradossale che oggi molti di quegli abitanti ricordino dopo cinquant’anni il dialetto e non l’italiano. Un dialetto che nel frattempo è lentamente scomparso nella Civita svuotata, per essere parlato solo a migliaia di chilometri di distanza, in una mescolanza con l’inglese. In quella piazzetta c’è un bar, che assieme a un paio di ristoranti è una delle attività commerciali presenti, e non sai mai se dietro le tendine la porta sia aperta e se qualcuno si aspetti l’arrivo di un turista.

Il resto del borgo è composto da abitazioni e chiese. La principale si trova sulla piazza del belvedere e la domina col suo campanile. Un campanile a cui recentemente è stata sostituita la campana - naturalmente rifatta ad Agnone - mentre la vecchia è finita esposta al fianco del portale su un piedistallo. Dal belvedere si aggira il paese passando al fianco di case a schiera interrotte alle volte da piccoli vicoli. Da uno di questi spunta il campanile di una seconda chiesa, molto più piccola e da cui è possibile osservare l’altra parte del paese, separata da un avvallamento su cui si hanno costruzioni a una quota inferiore. All’opposto, nei pressi della strada di accesso al paese, c’è una spina di abitazioni a schiera in completo stato di abbandono che andavano a comporre la Giudecca, ossia il quartiere ebraico. 

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Civita di Bojano, la piazza sul belvedere


La giudecca è il punto più affascinante del paese. Le case qui costruite hanno un affaccio diretto solo all’interno del borgo, mentre all’esterno fungono da fortezza per la protezione dagli assalti nemici. Sono rovinate, tenute male e chiuse alla meglio maniera, che sia con una porta blu in lamiera o con una rete sottratta da qualche letto. Un peccato che nasconde il desiderio di rivedere il tutto restaurato per riconsegnarlo ai posteri. Alle spalle di queste abitazioni si gode di un affaccio sulla montagna e fra quegli alberi in cresta si nasconde l’eremo di Sant’Egidio, santo portato in processione ogni primo di settembre. 

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E infine, nel punto più alto del borgo si trova il castello normanno, di cui oggi restano i soli ruderi. Doveva apparire come un’elegante costruzione dalle modeste dimensioni, divisa su due livelli. Un castello di cui oggi restano in piedi un paio di passaggi, uno dei quali definito “segreto”. Ma non sapremo mai l’attendibilità della cosa. Ci piace immaginarlo come doveva apparire al tempo quando queste erano terre di conquista. Dal castello i sentieri conducono al borgo e nel bosco. Qui una grande faglia ricorda la sismicità del Molise e scorta fino alla strada, vicino all’ingresso in paese. 

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Civita di Bojano, il castello normanno


Perché visitare Civita di Bojano? Per entrare in un gioiello di borgo e incastarsi col panorama che da qui si gode.

Come arrivare? Bifernina SS647 uscita Isernia – Bojano, SS17 uscita Bojano. 



CIVITACAMPOMARANO

Ho scritto un articolo dedicato a questo borgo. Clicca qui per leggerlo.

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