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Il cammino di San Luca a Bologna sotto il portico più lungo al mondo

Il Cammino di San Luca è uno dei pellegrinaggi più famosi di Italia e non viene utilizzato solo per fini religiosi, ma vissuto come spazio cittadino. In questa salita, che dalla pianura conduce per i colli bolognesi, in quel Monte della Guardia, si nascondono storie, aneddoti e miracoli che arricchiscono la storia di il luogo. Il tutto sotto il portico più lungo al mondo.

Santuario madonna san luca bologna
I portici di San Luca e il Santuario sul fondo


Fra le strade più importanti di Bologna Via Saragozza è quella con l’identità più forte. Forse perché nasce in un raggio di 500 metri alle spalle di Piazza Maggiore, o forse perché racchiude sotto i suoi portici la vera identità bolognese. Una città nella città che collega il centro alla prima periferia, arrivando oltre la porta d’accesso cittadina che conserva il suo nome, fino all’Arco Bonaccorsi ossia l’inizio del cammino mariano verso il Santuario della Madonna di San Luca.

Cammino San Luca bologna
Cammino di San Luca, i portici dal Meloncello


Cambiano le arcate, che divengono a tutto sesto con un’alternanza di un giallo tenue e un arancio tendente al color salmone. A tratti il colore ha subito la patina del tempo e quelle macchie non fanno altro che aumentare il fascino del luogo, a donargli autenticità e unicità. In questo primo tratto pianeggiante, lungo 1.5 km, si attraversano le prime 316 arcate fino ad arrivare al Meloncello, una delle architetture più famose di Bologna. Innanzitutto è un monumento che già di per se meriterebbe di essere raccontato, essendo caratterizzato da una sovrapposizione di un arco, per il passaggio alle automobili, e di un portico fra i più alti della città. Il Meloncello è un crocevia cittadino, non solo per quelli che vanno verso il santuario, ma anche per chi si reca al vicino Stadio Dall’Ara. Di certo segna la fine del centro di Bologna.

cammino san luca bologna
Il Meloncello


Dal Meloncello parte la seconda parte del cammino mariano, tutta in salita per circa 2.2 km. Aumentano il numero delle arcate, 350, e ogni venti si incontrano una delle 15 cappelle che sono distribuite lungo il portico. Sotto le arcate è un’alternanza di targhe che ricordano i committenti, lapidi, epigrafi, ex voto. Contando il numero delle arcate totali, dall’Arco Bonaccorsi fino all’accesso al Santuario, ci si accorge che il numero finale è utilizzato nell’iconografia diabolica: 666. Un caso? Probabilmente sì, anche se una delle ipotesi più accreditate vuole che il porticato abbia la forma di un serpente, simbolo del diavolo, che viene schiacciato dalla maestosità del Santuario, simbolo della Madonna. Insomma, un complesso affascinante ancor prima che per la sua forma, per il suo sillogismo.

Cammino san luca bologna
I portici del Cammino di San Luca


Il progetto venne curato dall’architetto Gian Giacomo Monti e completato da Francesco Monti Bendini. Sostituirono quella che era una semplice strada ciottolata, in cui i pellegrini erano a diretto contatto con gli agenti atmosferici. Per il progetto fu necessaria una lunga raccolta di fondi e solo dopo 50 anni si poté terminare il tutto, con l’Arco del Meloncello a mettere fine ai lavori. Fu necessario un forte consolidamento verso la fine del settecento e nuovi restauri fra il XIX e il XX secolo, che cancellarono affreschi e dipinti.

Oggi il portico che conduce fino al Santuario è utilizzato non solo dai pellegrini, ma anche da persone comuni che lo vivono per ragioni differenti: come passeggiata per godere appieno della vista panoramica sul bolognese, per fare allenamento e non è difficile vedere persone fare jogging, per servizi fotografici con le prospettive che si prestano al meglio. E la strada che costeggia il porticato, e che permette alle macchine di arrivare fino al parcheggio sovrastante o alle tante ville costruite, ha ospitato appuntamenti sportivi come il giro d’Italia, o raduni di automobili e moto. Insomma, un luogo vissuto più che per la spiritualità per il suo essere cittadino e al contempo evasivo dalla città.

Dopo un ultimo tratto più ripido, il portico arriva al Santuario della Madonna di San Luca. Questo complesso è il risultato di secoli di modifiche all’apparato e l’attuale conformazione la si deve a un massiccio intervento di metà ‘700. Ma andiamo con ordine. Tutto comincia con una leggenda che riguarda l’arrivo dell’icona raffigurante una Madonna col Bambino. Secondo la cronaca di un giureconsulto bolognese, il dipinto era stato fatto da Luca evangelista, affinché fosse portato sul Monte della Guardia. A farlo arrivare in Italia ci pensò un eremita greco che fu accolto a Bologna con una processione fino al monte. Fu così costruito il primo santuario bolognese. Nel XV secolo, a seguito della decadenza della città e dell’instabilità politica, il santuario tornò a rivivere grazie al “miracolo della pioggia”, che avvenne il 5 luglio 1433. Secondo la leggenda le forti piogge primaverili, che stavano danneggiando il raccolto, cessarono quando l’icona della Madonna fu portata in città. Questa leggenda portò un nuovo flusso di pellegrini e accrebbe l’importanza del sito.

Il complesso fu ampliato fra il 1603 e il 1623 per poi essere terminato, con un nuovo progetto, a partire dall’inizio del XVIII secolo. In quel momento furono progettati anche i portici e il Meloncello. L’edificio che oggi possiamo visitare è il risultato di un intervento del 1723 che mette in contrasto la nuova cappella maggiore col resto della costruzione. Lo stile dominante è il barocco con forme e volumi curvilinei, alternati da sporgenze e rientranze. C’è un grande tiburio ellittico sormontato da una cupola con lanterna. All’interno la pianta è a croce greca e consta di un presbiterio rialzato che ha nella sua sommità l’icona con la Madonna col Bambino.

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