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Appunti sparsi sulla Repubblica Ceca nel mio taccuino

Quando scrivo i miei articoli di viaggio devo sempre utilizzare una scrittura che possa adattarsi al meglio al web. Che sia comprensibile e piena di informazioni. Vi voglio proporre un articolo diverso, in cui i testi sono degli appunti sparsi del mio taccuino. Copiati e incollati sul blog, per raccontarvi la Repubblica Ceca in un modo più informale.

"L'acqua fa male" - A Hradec Králové facciamo sosta da un costruttore di biciclette speciali. Ha il suo laboratorio all’interno di un antico capanno difensivo della città. Ci fa accomodare all’esterno, su un tavolino. Sa che abbiamo già percorso 35 km in sella e così ci offre una mezza pinta a testa. E io che speravo in un bicchiere d’acqua… 

Birretta dopo i primi 35 km


I fantasmi di Praga - Quando visitai per la prima volta Praga, sette anni fa, restai colpito non solo dalla bellezza della città ma anche da quelle persone che vivono ai margini della società all’interno di un contesto fatto di vie eleganti piene di turisti. Questi fantasmi sono dei barboni che vivono nella disgrazia del non avere un tetto e nemmeno un pasto. Si muovono fra i turisti e se non fosse per la loro frenesia nel girare fra i cassonetti della spazzatura, li potresti confondere con la folla. Vanno alla ricerca di cibo e frugano fra i rifiuti in cerca degli avanzi di un panino morsicato o di un frutto marcio gettato. Recuperano il tutto e si guadagnano la cena. Poi, così come sono arrivati, se ne vanno mescolandosi fra i flussi di turisti che si spostano da un monumento all’altro. Alle volte li ritrovi a terra, davanti la vetrina di un grande negozio. Assumono tutti la stessa posizione: chini come se stessero pregando, con le mani che tengono un bicchiere, un cane al loro fianco e la maglietta indosso solo in caso di sole. Con la pioggia restano a schiena nuda, a sottolineare il loro calvario nell’essere lì. Se non stai attento rischi di travolgerli. Ma ci fai caso la prima volta, poi continui la tua marcia diretto chissà dove. Lo so, si trovano in ogni angolo di mondo, ma il pensiero che mentre io stia scrivendo questa annotazione loro stiano lottando contro la fame, un po’ mi rattrista. 

La giusta pronuncia - La Repubblica Ceca, dai cechi, viene chiamata "Czech". Si pronunicia cec e non fate come me che la chiamo czesc o cesc.

Curiosità - In ogni centro abitato della Repubblica Ceca, che sia superiore in grandezza a un villaggio, non manca mai lui: il cartellone del gelato. Il bello è che pur indicando una gelateria artigianale, riporta lo stesso disegno.

Disavventure - Quella di Daniel – la nostra guida - sembra la classica bicicletta che puoi trovare nel garage di un amico. Del tipo che quando te ne serve una d’urgenza, il tuo amico te la presta, proprio quella. È colorata e non ha nulla di professionale, ma è proprio questa semplicità a renderla speciale. Ha il parafango incrostato, è tappezzata di adesivi dal mondo e dopo decine di anni funziona ancora. Ma a mettere a repentaglio la sua esistenza ci ho pensato io. Senza volere, chiaro. Come Daniel frena di colpo, io vado a battere sul telaio che regge il parafango. Si spezza il tutto con la bicicletta che emette striduli continui dovuti al contatto fra la gomma e il ferro. Per fortuna c’è sempre lo scotch a riparare il tutto e la bicicletta potrà ancora infangarsi in qualche angolo del mondo.

Disavventure - La colazione nella pensione di Mělník non è di mio gradimento. Non perché non sia buono il buffet sul tavolo, ma semplicemente perché è a base di carne, affettati e uova. Niente cornetti, marmellate e cioccolata. Così per colmare il vuoto nello stomaco vado in una Pekarna (panetteria) e compro un dolce che sembra fatto di cioccolata. Lo pago molto poco – circa 20 centesimi – e lo assaggio: è a base di fiori (oops). Non mi resta che tornare nella pensione e mangiarmi pane e prosciutto… 

#DaSapere - In qualsiasi villaggio della Repubblica Ceca non manca una cosa: la birreria. È un po’ come il bar nella cultura italiana. La birra, come il caffè, deve essere presente in tutto il territorio. A disposizione degli abitanti in ogni momento del giorno. 

Birreria di un piccolo villaggio nell'est della Repubblica Ceca


Povero Kafka - In un elegante ristorante di Litoměřice ci intratteniamo in una lunga conversazione sulla cultura ceca. Da un lato io e Michele, dall’altra Sven, la nostra guida locale. Gli rivolgo una domanda, aspettandomi una risposta scontata: “qual è la persona più importante che la Repubblica Ceca abbia mai avuto?”. Ne sono certo, risponderà “ovvio, Franz!”, chiamando Kafka in maniera affettuosa, come se si trattasse di un suo amico o di una persona a lui vicina. E invece no. Non risponde “Franz”, tantomeno “Kafka”. La sua risposta riguarda una figura femminile immaginaria, appartenente al mondo del teatro ceco. Di lei non ricordo il nome e le mie ricerche sul web sono risultate vane, sta di fatto che in un sondaggio è stata considerata come la persona più amata dai cechi. Perché un personaggio come Kafka - fra l’altro tra i miei preferiti - non è il più importante della cultura ceca? Resto basito e immediatamente pongo la domanda. “Franz?”, chiamandolo per nome come se si trattasse di un mio amico o di una persona a me cara. La guida storce il naso e rinnega la figura di Kafka. “Kafka era nato qui, ma scriveva in tedesco. Non appartiene del tutto alla nostra cultura”. Mi dice. Resto di sasso in questa situazione kafkiana. In ogni guida turistica c’è Kafka, eppure – a quanto pare - non è così apprezzato dai suoi connazionali. Sven successivamente prede le banconote delle corone ceche e mi mostra i personaggi ritratti sui vari tagli. Cerco il volto di Kafka, ma lui è assente.

Situazioni imbarazzanti - Il bar-gelateria di Roudnice ha il bancone rivolto sulla strada, con una ragazza del posto a servire. La cosa che attira la nostra attenzione è la marca del banco frigo: è un vocabolo italiano molto, ma molto, spinto. Al che tutto assume un aspetto più malizioso. La colpa è della stanchezza che comincia a farsi sentire…

#DaSapere - In Repubblica Ceca – esclusa Praga - c’è un’usanza curiosa che contrasta col turismo: i negozi chiudono alle 17:00. Mi viene spiegato che tutto nasce dall’orario lavorativo in auge durante la dominazione sovietica. Si andava a lavorare in fabbrica già dall’alba, per uscir fuori nel primo pomeriggio. Già alle 19:00 ci si metteva a letto. Perciò dopo le 17.00 era difficile incontrare qualcuno in giro. Oggi è l’orario lavorativo si è evoluto, la chiusura dei negozi è rimasta la stessa. 

Le strade vuote del tardo pomeriggio


Ci hanno odiati - A Kuks io e Michele siamo gli unici italiani presenti nel complesso barocco. Non so quanti possano essere i nostri connazionali che ogni anno vengono in visita qui. L’impressione è che siano in pochi, visto la lontananza da Praga (città in cui alloggia la stragrande maggioranza degli italiani). Non ci sono guide che parlano la nostra lingua e per soppesare alla mancanza di assistenza durante la visita, ci viene consegnato un opuscolo scritto in italiano che racconta la storia di Kuks per capitoli. Alcuni dei paragrafi cominciano con un avvertimento: “si prega di tenere nella dovuta considerazione la cattiva acustica della sala, dove anche mezzo sussurro può disturbare la spiegazione della guida, grazie”. 
Non diamo importanza alla frase e ci uniamo al gruppo di visita, formato da sole persone della Repubblica Ceca. La guida è una giovane ragazza che prende tutti sotto la sua custodia e comincia a spiegare in ceco i segreti del complesso partendo dalla stanza dei dipinti. Io e Michele, assieme a Daniel il nostro accompagnatore, restiamo in disparte e non capendoci nulla commentiamo a bassa voce le opere presenti. Ogni sussurro fa innervosire la guida, che con aria minacciosa ci controlla a distanza. Anche un minimo passo fa scattare la guida, che oramai ci ha preso in antipatia. Chiede al nostro accompagnatore di farci stare in silenzio, senza commentare. Noi la prendiamo con ilarità, tuttavia mantenendo un atteggiamento composto. Ma la guida continua a trattarci come una minaccia per la quiete del gruppo e in ogni occasione ci fissa con cattiveria. A un tratto l’idea che ci svolta la visita: siccome non deve volare una mosca, durante la visita, anche noi dobbiamo aiutarla a far rispettare il silenzio. Ogni sussurro degli altri membri del gruppo viene stoppato da noi con uno “shh!”. Daniel l’accompagnatore se la ride. La guida no. Nell’ultima stanza visitata le statue rappresentano i Vizi e le Virtù. Sotto la statua della temperanza ci lancia lo sguardo finale.

Metodi per prendere l'infarto - In tre occasioni ho rischiato l’infarto: nella salita per il castello di Praga, nella salita per un castello di Ústí nad Labem, nella salita per il castello di Děčín. Morale della favola: in Repubblica Ceca per rimetterci la pelle in bicicletta devi includere un castello nella visita.

#DaSapere - C’è un luogo di Praga a cui sono legato: è il Muro di John Lennon. Ha una particolarità. Viene costantemente imbiancato per diventare una lavagna pronta ad accogliere graffiti, murales e scritte dei passanti. Ogni giorno si trasforma, in un processo di mutazione che non cambia l’immagine d’insieme. Ha la stessa funzione del muro del pianto, non di un pianto religioso, ma laico. Dove le culture si incontrano nel nome della pace, rappresentata da quell’uomo che con le sue canzoni ha cercato una via contro l’odio. John Lennon, ricordato da una targa e dai tanti murales che lo raffigurano. Questo muro è la scenografia ideale per un selfie a Praga. Alcuni si mettono in posizioni del tutto particolari: faccia contro il muro, sdraiati a terra, braccia a indicare il nulla. E mentre i loro sorrisi impreziosiscono gli scatti, un musicista intona i pezzi più famosi dei Beatles. Non si sa da dove sia uscito, non di certo da un conservatorio o una scuola di musica. Distrugge le canzoni, sbaglia i tempi e le note. Tuttavia viene accompagnato a cappella dai tanti passanti venuti fin qui. Perché davanti quel muro ci si sente tutti partecipi di una collettività pacifica. 

Il cantante davanti al Muro di John Lennon


Momenti di trascurabile felicità - Sul lungofiume di Prědmeřice assistiamo alla nuotata di una lontra, sulla statale che porta a Týnec il leggero saltellio di due caprioli. E siamo più felici.

#DaSapere - Sven, la nostra seconda guida, ci tiene a precisare: “in Repubblica Ceca ordinare un caffè o dell’insalata è un’avventura”.

Coca Kofola - Durante la prima cena in Repubblica Ceca mi prende una voglia: matta, sfrenata, di Coca Cola. Sarà che nei settanta km in bicicletta appena compiuti gli zuccheri sono andati perduti. Sta di fatto che come un bambino mi impunto e la ordino. La cameriera annota sul taccuino, ma in quel momento entra in azione la nostra guida, Daniel. Le sussurra qualcosa in ceco, per poi ridere. Qualche secondo dopo al posto della Coca Cola mi viene portata la Kofola. Cosa diavolo è? Dal colore capisco che è una bibita simile alla Coca Cola. Ma non l’ho mai sentita nominare. Mi è capitato spesso di bere versioni di Coca Cola “tarocche”, come la Freeway o la Blues. Ma la Kofola mai. È la versione ceca della Coca Cola ed è molto amata in patria. La guida mi invita ad assaggiarla, mentre mi sorride in attesa del mio responso. Ne mando giù un sorso: non mi piace. E intanto nel frigo le Coca Cola restano lì, sul fondo vicino la ventola.

Curiosità - Nella piazza principale di Kutna Hora, davanti la sua cattedrale, ho pagato una piadina con la nutella la bellezza di… 1€. Il risparmio è assicurato!

Disavventure - Sven buca dopo 5 km di marcia ed è costretto a mettere una pezza alla camera d’aria. Lo aiutiamo a smontare la ruota e a trovare il foro. La risistema in pochi minuti ma al momento del collaudo qualcosa non funziona: gli si rompe il freno posteriore. Non lo aggiusta, probabilmente l’effetto domino gli avrebbe fatto rompere un’altra componente della bicicletta. 

Sven e la ruota bucata


Situazioni imbarazzanti - In un pub di Mělník un ragazzo e una ragazza sono al tavolo assieme. Lui ordina due mezze pinte di birra. Poi due distillati. Infine due cocktail probabilmente a base di rum. La domanda che ci poniamo in due: ma alla fine, lei avrà ceduto?

Situazioni imbarazzanti - I giapponesi davanti l’ingresso del Museo delle Macchine Sessuali. Se la ridono, quasi a essere eccitati dall’idea di “penetrare” all’interno.

Disavventure - Quando arriviamo a Praga decidiamo di fermarci al Kavárna Obecní Dum, uno dei caffè più noti della città. Abbiamo paura della pioggia imminente e così leghiamo le nostre tre biciclette a un palo della luce e scegliamo di sederci in un tavolino in vista sulle stesse, in modo da prevenire eventuali furti. Tutto procede al meglio, fino a quando un uomo mal vestito si avvicina con fare minaccioso verso le tre biciclette. Le guarda, per poi guardarsi attorno. Osserva la catena per individuare il punto migliore per spezzarla. Dopodiché si avventa sul sellino, lo allarga e lo tira verso l’alto. In quel momento Daniel – la nostra guida - getta violentemente sul piattino il caffè: prende la rincorsa e si avvinghia verso il ladro. Urla Daniel, attirando l’attenzione dei passanti. Il ladro nella più completa nonchalance fa finta di nulla e si allontana. Ma poi ritorna, ancora una volta, senza arrendersi, con determinazione, con la stessa nonchalance.

#DaSaperee - Ho pagato una mezza pinta di birra artigianale 1€: questo andava appuntato! 

Situazioni simpatiche - Poco prima di arrivare a Mělník, ci ritroviamo a oltrepassare un ponte di ferro. Da sotto la struttura sentiamo delle urla forti. Non urla di disperazione, o di terrore, ma urla di divertimento. Ci sporgiamo dalla ringhiera e sbucano in gran velocità due gommoni da rafting con sei persone per gommone. Schivano gli ostacoli posti in acqua e gareggiano per arrivare primi a destinazione. Quello di sinistra sperona il gommone di destra e lo fa arenare sull’argine, per poi arrestarsi anch’esso in un punto dal fondale basso. La grinta vana, dei sei arenati sull’argine, è un qualcosa che al contempo mi carica e mi diverte. Una vera e propria scena comica che alla fine li costringe ad abbandonare il gommone per spingerlo nuovamente in acqua. 

La sfida fra i gommoni


Situazioni simpatiche - La guida del campo di concentramento di Terezin è della Repubblica Ceca e ha delle origini filippine. Parla bene italiano. La nostra guida Sven è della Repubblica Ceca. Parla poco l’italiano. Si salutano e cominciano a parlare in italiano, non capendosi. Non possono parlarsi in ceco?

Curiosità - Abbiamo assaggiato una tipicità: un piatto di cetrioli (?) alla julienne in acqua dolce. Ci spiegano come questo fosse l’unico piatto di verdure consentito durante il dominio sovietico. Per questo motivo in Repubblica Ceca non c’è la cultura della verdura.

#DaSapere - Al di fuori di Praga è molto facile imbattersi in persone che non parlano l’inglese. Pensavo fosse una mia impressione e cercando fra i dati statistici ho scoperto che solo il 27% lo parla (in Italia siamo al 34%, comunque bassi). Perciò ci si può ritrovare in circostanze dove la comunicazione è assente. A Decin, per comprare un regalo, ho perso 30 minuti nel comunicare con il Google Translator. È stata una delle situazioni più divertenti che mi siano capitate e alla fine quando io e la commerciante abbiamo raggiunto la completa intesa, e il pagamento del prodotto, ci siamo dati il cinque riempiendoci di sorrisi. Scherzi a parte possono diventare indispensabili i frasari e le app di traduzione simultanea.

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