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Bruxelles, 10 luoghi che nessuno vi farà vedere

Esistono due Bruxelles: la città turistica che troverete su ogni guida di viaggio e la città nascosta, quella che nessuno vi mostrerà mai. Io ho avuto la fortuna di girate per la capitale belga assieme a Dimitri, una guida specializzata sulla città. E guardate cosa mi ha fatto scoprire..

 1. Segni della massoneria. Bruxelles non nasconde il suo lato massone, anzi: lo promuove. Il Museo della Massoneria illustra la storia del movimento attraverso 3500 oggetti differenti, che vanno dal XVIII secolo ai giorni nostri. Ma non è tutto. Nelle strade cittadine si possono ritrovare simboli massonici. Il più visibile è il bassorilievo realizzato dall’architetto Horta, collocato sotto i portici della Grand Place. È dedicato a Charles Buls, borgomastro e massone dei primi anni del novecento. Nell’opera si celano almeno tre simboli, quello più famoso è il compasso d’oro.


2. La galleria dei parrucchieri. Anche il Belgio attuò una politica imperialista nell’800. E si prese una gran fetta d’Africa. Per quasi un secolo il Congo è stata una sua colonia, assieme al Ruanda e al Burundi (sottratti anni dopo alla Germania). La presenza congolese di Bruxelles si è stanziata da anni e sta vivendo la sua terza generazione. Vivono fra poche vie, nella parte orientale della città.

Ho avuto modo di visitare una piccola galleria con attività congolesi. La galleria ha un perimetro quadrato e possiede solo due ingressi. Tutte le attività ricavate al suo interno non hanno contatto con l’esterno e vivono di sola luce artificiale, per lo più soffusa. Mi sorprende che le attività commerciali siano quasi tutti parrucchieri. Ne saranno una cinquantina e solo un decimo di loro ha clienti. Tutte le poltrone sono vuote, tutti i frigoriferi hanno una birra. Non ci sono bianchi, siamo gli unici a girare nei corridoi. E nessuno sembra interessarsi della nostra presenza. C’è chi mangia un cornetto nell’unico bar, sedendo al fianco del gestore. C’è chi lega la sua bicicletta in un palo. E infine c’è chi nasconde qualcosa fra le sue tasche, evitando sguardi. Questa galleria è uno stargate in grado di condurti nell’Africa più intensa.



3. Rue de la Rasière. Non tutti i quartieri popolari sono privi di fascino. In questa via della capitale, che si raggiunge dalla Place du Jeu de Balle, è situato un comparto che vale la pena visitare, soprattutto se si è amanti dell’architettura. È composto da una serie di edifici uguali, dalla forma longitudinale, paralleli l’uno all’altro. Sono costruiti dall’assemblaggio di materiali quali la pietra calcarea, i mattoni rossi e gli sperimentali ferro e ghisa, ancora poco diffusi nell’edilizia. Queste palazzine sono state costruite nei primi anni del ‘900 e vantano innovazioni: non più corridoi ma stanza centrale con cucina, un bagno, la divisione fra la stanza dei genitori e quella dei figli, infine un balcone. Per l’epoca una rivoluzione edilizia. Il quartiere è ben progettato, soprattutto nei collegamenti fra i singoli spazi. Dei sottopassi arcati permettono il passaggio fra le vie. Non possiamo definirla edilizia popolare, in quanto vennero scelte anche famiglie abbienti. Possiamo chiamarla edilizia sperimentale, un po’ come le attuali social housing.

Il quartiere funziona bene ancora oggi. Se ne sono andate le vecchie generazioni e sono arrivati gli stranieri. È cambiata l’atmosfera, è rimasto l’impatto visivo.



4. Paul Verlaine ci provò. Nei pressi della Grand Place sorgeva il palazzo nella quale alloggiò Paul Verlaine, oggi è stato sostituito da un’anonima palazzina. Al fianco del palazzo sorgeva la prima prigione di Paul Verlaine, oggi sostituita da un hotel. Sta di fatto che in questo angolo di Bruxelles si consumò la fine dell’amore fra lui e Arthur Rimbaud. Per la paura di perderlo, Verlaine, sotto effetto di alcool, sparò due colpi di rivoltella al compagno, ferendolo alla mano. L’amore scomparve, proprio come il palazzo e la prigione di Verlaine nei pressi della Grand Place.

 

7. Merci Buls. Se oggi Bruxelles conserva testimonianza del suo passato è soprattutto grazie a Charles Buls. Durante i primi anni del novecento, la capitale belga venne interessata da un restauro urbanistico, atto a migliorare la circolazione viaria e a rinnovare l’aspetto della città. Si pensò di abbattere edifici per far passare delle strade. Buls rifiutò. Preferì vie curvilinee che potessero aggirare l’ostacolo. E Bruxelles conservò la sua memoria. Viene ricordato in una stele nella Grand Place.



6. Un cinema alternativo. Nelle vicinanze della Galleria Reale Sant’Uberto, sorge il Nova, un cinema inaugurato nel 1997. Vengono trasmessi solo film alternativi, per lo più di produzione estera. Oltre a questo, il cinema ospita e co-produce festival come “Offscreen”, “Pink Screens” e “Filem'on”. È stato recensito in molte classifiche ed è considerato uno fra gli spazi culturali migliori al mondo.



7. Manichini? No, donne. Il secondo giorno in Belgio ho sbagliato a prendere il treno e mi sono ritrovato a Schaerbeek. Rientrando verso Bruxelles nord, poco prima dell’accesso in stazione, mi sono affacciato dal finestrino e ho notato una via intera formata da quelli che sembravano manichini, fra l’altro strani. Quando questi hanno cominciato a muoversi, al passare di un individuo lungo la via, ho capito che erano prostitute in vetrina. La stessa cosa che si può notare ad Amsterdam. Il quartiere sembra squallido, anche perché affaccia sul muro della ferrovia. Il viavai di persone è continuo. 


8. Lo chiamano “beato”. All’interno della concattedrale di San Michele e Santa Gudula, è conservata una statua, collocata alle spalle dell’abside. Raffigura Jan Van Ruusbroec, fondatore del monastero della congregazione dei canonici regolari. Venne nominato santo da Pio X nel 1908. Non tutti conoscono la sua storia e per raccontarla occorre descrivere la statua. Viene raffigurato mentre calpesta un volto femminile. Il motivo è perché fu lui stesso a mettere al rogo, durante il medioevo, le beghine, un ordine di sorelle che aspiravano a Dio attraverso i piaceri corporei. L’accusa di eresia fu immediata. Loro perirono, lui si prese il titolo di “beato”.



9. La legge è uguale per tutti. Siamo nella Grand Place. Ponendosi sotto al municipio, si possono osservare i tanti capitelli che raccontano aneddoti cittadini. Uno fra questi raffigura una persona mentre sgozza il nipote.

Tutto ebbe inizio quando questo nipote stuprò una ragazza. Lo zio, nonostante fosse nobile e avesse possibilità economiche per scagionarlo, lo fece condannare a morte. Il boia non volle uccidere il ragazzo, che a sua volta fuggì. Si ripresentò tempo dopo, quando lo zio era malato e infermo. Tornò da lui chiedendo perdono. Lo zio chiese al giovane di avvicinarsi al letto per salutarlo e mentre il nipote accettò l’invito, l’altro estrasse il coltello e lo uccise. La storia è un chiaro esempio di “legge uguale per tutti”, uno dei principi su cui la società del tempo puntava. 



10. Disagio sociale? No, creatività. Il quartiere di Marolles è nelle vicinanze della Grand Place. Nonostante la sua centralità, durante gli anni novanta conobbe un periodo di forte disagio sociale, colpa delle droghe diffuse. Era considerato un luogo losco, evitabile quanto possibile. E alla fine gli stessi cittadini hanno lottato per un quartiere migliore. Sono aumentati i servizi, sono stati recuperati spazi abbandonati, fra cui una stazione ferroviaria oggi discoteca, e sono state aperte botteghe della creatività, dove ogni giovane può sfogare la propria passione. In breve tempo il quartiere ha convertito la sua funzione e diventando uno spazio artistico accessibile a tutti.

1 commento:

  1. Confermo: stata a Bruxelles l'estate scorsa e gran parte di queste chicche me le sono perse. Sarà un buon motivo per tornare :)

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