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50 cose da mangiare in Abruzzo almeno una volta nella vita

La cucina abruzzese è stata riconosciuta come una delle migliori al mondo e spazia dai prodotti marini a quelli montanari. In questi punti ho riportato quelli che sono i cibi e le ricette che hanno reso celebre la regione. Vi ritroverete a mangiare le tante varietà di pasta, scegliendo fra insaccati e formaggi. Resterete entusiasmati dalla cucina stellata e deliziati dalle ricette della nonna. Mettetevi a tavola, preparate le forchette e godetevi le 50 cose da mangiare in Abruzzo almeno una volta nella vita.

PS restate connessi al sito, a breve la seconda parte (si accettano consigli)



ANTIPASTI E PRIMI

1. La pizzonta. Nota anche col nome di pizzonda, pizzondella o più semplicemente pizza fritta, è l’alimento più semplice da preparare in Abruzzo. È la stessa pasta del pane o della pizza, immersa nell’olio bollente. Può essere servita col sale o con lo zucchero e accompagnata da affettati e formaggi. È molto diffusa nelle sagre paesane, costa poco e sazia. Croccante o morbida vi ungerà le mani, ma questo fa parte del gioco. 

2. La bomba per lo stomaco. Una delle tradizioni abruzzesi, e più in generale del centro sud Italia, è quella di mettere i peperoni in padella e cuocerli con dell’uovo sbattuto. Peperoni e uova, in dialetto “pipindun’ e ove” è un piatto ricco che metterà a dura prova i vostri stomaci. Possono essere serviti a tavola o più semplicemente diventare il riempimento di un panino. Sazietà assicurata. 

3. Il rustico più buono. Durante il periodo pasquale, nelle cucine abruzzesi, si riscoprono ricette tipiche. Il ripiano del tavolo si trasforma in centro di produzione e la tradizione viene festeggiata con gusto. Soprattutto quando si preparano dei simil ravioli fatti di uova, olio e farina, con impasto interno a base di pecorino: sono i tanto amati fiadoni. In ogni famiglia la ricetta varia, ma è proprio questo è il bello di questo rustico. 

4. Lo scapece alla vastese. È una tradizione molto antica a base di pesce. Si prende il palombo, o la razza, e lo si taglia a fette regolari. Il tutto viene cucinato con dell’aceto bollente, della farina e con fili di zafferano. 

5. Le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio. Il borgo mediceo è famoso per le coltivazioni di questo legume, che si concentrano fra i 1200 e i 1600 metri di altezza. Sono più piccole rispetto alle altre in circolazione, tanto da non necessitare di alcun ammollo preliminare. Hanno un sapore deciso e sono adattissime in una zuppa. Una delle migliori ricette contro il freddo. 

6. Pizza d’autore. Fra le pizzerie più famose d’Abruzzo vi è Don Franchino, a Castelnuovo Vomano. Il nome deriva dalla vocazione del suo proprietario e fondatore, laureato in teologia. Le pizze possiedono delle caratteristiche che le rendono uniche nel loro genere e sono state assaggiate, fra l’altro, da due papi differenti. Un grande riconoscimento per la regione. 

7. L’oro che riscalda. Fra i piatti più adatti per la stagione invernale c’è la polenta all’abruzzese. Rispetto alla polenta dell’Italia settentrionale è molto più densa e viene servita con del sugo e della carne. Le carni scelte sono la salsiccia e la pancetta. 

8. Tipicità romana? No, abruzzese. Siamo d’accordo: la pasta all’amatriciana è un piatto tipico laziale. Tuttavia questa ricetta è stata inventata molto prima del 1927, anno in cui il borgo di Amatrice passò dalla regione Abruzzo a quella del Lazio. Pertanto possiamo considerarla una delle ricette della tradizione abruzzese. Oggi è tipica nei pressi del Lago di Campotosto e viene cucinata con una pasta fra gli spaghetti, i bucatini e i rigatoni e condita con del guanciale, il pomodoro e del pecorino abruzzese. 

9. Ceppe al sugo (Civitella del Tronto). Fra le tante tradizioni abruzzesi, questa si ritaglia uno spazio molto importante. Sono il simbolo della gastronomia di Civitella del Tronto e richiedono una preparazione complessa e – ahinoi – a rischio di dimenticatoio: la tradizione e l’esperienza necessitano di nuove generazioni. La pasta viene realizzata con l’aggiunta di uova e acqua e fatta riposare in una terrina di olio per una mezzoretta. Viene servita al sugo con della carne. 

10. Lo spaghetto d’Abruzzo. È fra i piatti che ha reso famosa la gastronomia abruzzese. Sto parlando degli spaghetti alla chitarra. Vengono realizzate con uova, sale e una semola di grano duro. L’impasto viene appiattito col mattarello e fatto passare sulla chitarra, un attrezzo tradizionale abruzzese formato da corde. Ne viene fuori uno spaghetto molto sottile. Possono essere accompagnati da ragù e carne di maiale, manzo o agnello. Ma anche altri animali di cacciagione quali il cinghiale e la lepre. 

11. Involtino made in Teramo. La tradizione pasquale teramana prevede un piatto del tutto particolare. Somigliano a involtini, ma dal sapore più deciso e dalla preparazione più complessa: sono le mazzarelle. Si prendono le frattaglie d’agnello e le si mettono all’interno di foglie di invidia. Si lega il tutto con le budella d’agnello e si mette a cuocere. La cottura avviene in due modi possibili: in soffritto oppure in umido con un sughetto. 

12. Mugnaia (Bisenti - Elice). La ricetta è anche nota col nome di Maccheroni alla Molinara, una ricetta tipica del comune di Bisenti. Successivamente è stata valorizzata dal borgo di Elice. Una pasta fatta a mano, con uova, acqua e grano tenero. La sua forma molto più spessa della tradizionale pasta, necessita di un condimento corposo e adatto. Vengono fatte al sugo e con l’aggiunta di carne di maiale. Una delizia. 

13. L’oro rosso (Navelli). Il soprannome utilizzato per lo zafferano, “oro”, ci fa ben comprendere l’importanza che questa pianta ha nella nostra cultura. E in Abruzzo vi è il più famoso centro di coltura che dura ormai da secoli. Stiamo parlando di Navelli. La produzione e gli scambi hanno permesso la crescita di questo borgo, oggi quasi completamente abbandonato. Una delle vie portava la spezia fino in Lombardia e non a caso il “risotto alla milanese” fatto con lo zafferano, è il piatto tipico di Milano. Il capoluogo, a distanza di secoli, porta ancora fortuna a Navelli: durante l’Expo lo zafferanno abruzzese ha riscosso un grandissimo successo. 

14. Sagne che passione. Sono una pasta tipica del centro Italia fatta con un impasto di acqua, farina e sale, dalla forma romboidale. In Abruzzo sono amate in due varianti: con i fagioli e con i ceci. 

15. Scrippelle alla teramana. Somigliano a delle crepes nella loro forma, tuttavia ne differenziano per la preparazione e per gli ingredienti. Quelle abruzzesi sono delle piccole frittate, preparate con una pastella di farina, acqua e uova, versate su una padella bollente. Diventano scrippelle ‘mbusse quando sono servite in un brodo di pollo e cosparse di formaggio (parmigiano o pecorino). Vengono servite arrotolate. 

16. Ricetta stellata. Lo chef più famoso d’Abruzzo è Niko Romito, premiato con tre stelle Michelin. Uno dei suoi piatti più famosi, riportato anche nel libro “10 lezioni di cucina”, è “l’Assoluto di cipolle, parmigiano e zafferano”. La ricetta è frutto di una ricerca di equilibrio assoluto, fatta di anni di ricerca, studio sugli ingredienti e molta sperimentazione. Un piatto che racchiude al suo interno molto più di quello che offre. 

  
SECONDI, INSACCATI E FORMAGGI

17. Tutto in un unico piatto. Prendete tutti i legumi – come fagioli, ceci, lenticchie, piselli, fave – uniteli con verdure di ogni genere – zucchine, patate, carciofi, spinaci – e buttateli in un piatto con della pasta e della carne di maiale o manzo. E anche in quel caso non avreste ottenuto la grande ricchezza delle Virtù teramane. Il piatto tipico del primo maggio teramano, una squisitezza assolutamente da gustarsi. 

18. Una canzone diceva “cozze e vongole”. L’Abruzzo costiero vanta una tradizione gastronomica marina di grande pregio. Alcune ricette, come il brodo, derivano da antiche tradizioni marinare. Il brodo rappresentava il piatto povero, da arricchire con tutto il pescato. Oggi è fra i più ricercati e apprezzati. Soprattutto il brodo di cozze e vongole, che in Pescara trova la sua città più importante. 

19. Ricchezza del Tirino. Il piatto tipico di Bussi sul Tirino, località montana del pescarese, è il gamberetto di fiume. Un tempo era molto presente nelle limpide acque del fiume, successivamente, vuoi per l’eccessiva pesca, vuoi per l’inquinamento, è quasi del tutto scomparso. Restano soltanto alcuni allevamenti. Ma il pregio sta nella preparazione di questo crostaceo. 

20. La specialità abruzzese. Sono il piatto più famoso della cucina abruzzese, a base di carne di pecora infilzata in bastoncini di legno: naturalmente stiamo parlando degli arrosticini. Vengono cotti sulla fornacella - una graticola col carbone – e conditi col solo sale. Vanno rigorosamente accompagnati da pane e vino rosso. Delizia per i palati. 

21. Tacchino alla Canzanese. È un piatto freddo ottenuto con una particolare preparazione: si prende l’animale e lo si pulisce. Si tolgono le ossa e lo si sottopone a una cottura lunga. Il brodo di cottura viene filtrato e raffreddato, trasformandosi in gelatina. 

22. Agnello cacio e uovo. È un piatto tradizionale pasquale, dove la carne di agnello viene fatta a pezzettini e servita con un sugo realizzato con uova sbattute e pecorino stagionato. 

23. Capra neretese (Nereto). Viene preparato con della carne rossa, includendo anche le frattaglie. È servito con del sugo e dei peperoni rossi fritti. 

24. Polpette del contadino. Un tempo le ristrettezze economiche portavano a non buttare via nulla. Sono nate così molte ricette, una delle quali affonda le sue origini nell’Abruzzo pastorale. Le pallotte cacio e uova sono polpette realizzate col pane raffermo, unito al formaggio e all’uovo. Vengono fatte friggere e servite con del sugo. Una ricetta povera, una bontà ricca. 

25. Stoccafisso all’abruzzese. Il pesce viene pulito e tagliato a pezzetti. È cucinato con della cipolla, dell’aglio, pomodori e olio. A metà cottura verranno aggiunte le patate, anch’esse tagliate a pezzetti. 

26. Un insaccato chietino. Realizzato con le budella e lo stomaco del maiale, l’Annoia è il salume più famoso del chietino. La lavorazione prevede una fase di pulizia, con lavaggi in acqua e farina di mais, e un taglio in piccole strisce da mettere sotto sale. Nell’ultima fase si aggiungono aromi, quali aglio, finocchio, arancia e peperoni piccanti. 

27. Coglioni di mulo. La mortadella di Campotosto è un insaccato che conserva secoli di storia. Nella sua versione tradizionale viene prodotta da pochissime attività commerciali, per questo il prodotto è divenuto molto raro. È fatta di carne di suino, allevato nei Monti della Laga, con una fine grana al suo interno. Viene impreziosita con chiodi di garofano e cannella. 

28. Ventricina (Vasto). Viene prodotta utilizzando l’80% di magro e il 20% di grasso del maiale, alla quale sono aggiunti aglio, pepe, sale, rosmarino e semi di finocchio. L’impasto viene inserito nelle budella degli animali e fatto stagionare per almeno quattro mesi. 

29. L’arte del lumello (Guilmi). È un insaccato preparato utilizzando le parti più pregiate del maiale, come il filetto, la lonza e la rifilatura del prosciutto. È meglio conosciuto con il nome di salsicciotto di Guilmi. Ha una forma ovale e può essere arricchito con sale, pepe, peperoncino dolce, arancia, finocchio. 

30. Salame Aquila. È ottenuto dalla macinazione di carne magra e grassa di maiale, amalgamata con pepe, sale e vino bianco. Viene preparato col metodo del budello naturale e successivamente sottoposto a pressione per eliminare l’aria: ecco perché risulta piatto e con la forma irregolare. 

31. Caciocavallo abruzzese. Tipico del centro sud Italia, questo insaccato viene ottenuto dal latte grasso di vacche podoliche, con aggiunta di fermenti lattici, caglio e sale. Queste vacche sono tenute in allevamenti estensivi e hanno la possibilità di muoversi liberamente per i pascoli. Ne viene fuori un latte con delle caratteristiche migliori. Viene appeso per un cappio, assumendo la tipica forma a pera. 

32. Canestrato (Castel del Monte). È ottenuto dalla lavorazione di latte di ovino crudo, con la singola aggiunta di caglio e sale. Assume una forma cilindrica con una crosta che ricorda la forma del canestro che lo conteneva. Ha una stagionatura che può durare anche 12 mesi e un sapore intenso e da scoprire. 

33. I migliori pecorini. Ottenuti da latte intero crudo di pecora, con aggiunta di caglio di agnello o maiale, i pecorini sono i formaggi più apprezzati della gastronomia abruzzese. Fra i più famosi ricordiamo quelli di Atri dalla bassa stagionatura tanto da essere spalmabile, e quello di Farindola, forse uno degli ultimi a essere realizzato con il caglio di maiale, come nell’antica Roma. 


DOLCI

34. Sassi da mangiare (Sant’Egidio alla Vibrata). Noti anche col nome di Mandorle Atterrate, i Sassi d’Abruzzo sono dei dolci tipici dell’Abruzzo. Vengono preparati con delle mandorle, unite a del cacao amaro e dello zucchero. La loro forma ricorda dei sassolini con la terra addosso: da qui il nome. 

35. Il bocconotto di Castel Frentano. Fanno parte della tradizione del centro sud Italia e vennero inventati con la diffusione del cacao, probabilmente nel settecento. È un pasticcino tondo ripieno di cioccolata, crema, miele o altro ancora. Viene realizzato con farina, zucchero, mandorle, uova, olio e cioccolata. 

36. Le palline di miele. Un dolce formato da piccole palline di farina e uova, ricoperto con miele: è la cicerchiata, dolce tipico del centro Italia. 

37. Dolci natalizi abruzzesi. I caggionetti sono dei dolci ripieni fatti con mandorle, cioccolato e cannella. La sfoglia viene riempita e fritta in olio d’oliva. Al termine vengono spruzzati lo zucchero e la cannella. 

38. Il dolce della nonna. Chiamatela come volete: ferratella, pizzella, neola, nevola, nivola, cancellata. Sta di fatto che questo resta uno dei dolci più amati d’Abruzzo. Viene realizzato con pasta da biscotto, schiacciata in una doppia piastra. Esistono due varietà: una più dura e croccante, una seconda morbida che può essere nel caso arrotolata. Ottima con un la marmellata e la nutella spalmate sopra. 

39. Mostacciolo (Scanno). Chiamato anche mustacciuolo, è un dolce tipico di tutta la regione Campania, diffuso però anche in Abruzzo. La varietà più famosa è quella di Scanno, dalla forma più grande e più schiacciata. È un dolce al sapore di miele e frutta candita ricoperto da una glassa di cioccolato. 

40. Il Pan Rozzo. Nacque a Pescara nel 1920, nell’omonima pasticceria: si tratta del parrozzo. Assunse questa denominazione in quanto somigliava al pane rozzo dei contadini, fatto di mais e dalla forma semisferica. L’impasto interno è fatto di uova e farina di mandorle, quello esterno di una copertura di cioccolato. La prima persona ad assaggiare il parrozzo fu Gabriele D’Annunzio, al quale dedicò un madrigale. 

41. Pepatelli (Teramo). Sono fra i dolci tipici natalizi abruzzesi, chiamati così per la presenza di pepe nell’impasto. Sono realizzati con del miele scaldato, delle mandorle tritate, pepe, farina e scorza di arancia. La loro lunghezza è di pochi centimetri. 

42. Torrone tenero al cioccolato (L’Aquila). È un torrone nocciolato morbido, con del cacao nell’impasto. È spugnoso, morbido e ha un colore marroncino. Viene realizzato con nocciole, zucchero, miele, ostia. Viene realizzato in apposite vasche in rame. 

43. Le Sise delle Monache (Guardiagrele). È chiamato anche Tre Monti, in quanto la sua forma ha tre protuberanze. È fatto con del pan di spagna e ripieni di crema pasticcera. Una spolverata di zucchero ricopre il tutto. 

44. La zeppola di San Giuseppe (Teramo). Come nel resto del centro sud Italia sono di tradizione nel giorno di San Giuseppe. Rispetto alle altre quella teramana è più grande e assume la forma di bigne, ripiena di crema pasticciera bianca e sormontata da un'amarena. 

DA NON PERDERE

45. Confetto (Sulmona). Il più famoso al mondo, nella versione classica formato da una mandorla ricoperta con zucchero. Sin dall’antica Roma era utilizzato per i matrimoni, per poi essere presente in tutte le ricorrenze famigliari. Sulmona rappresenta la città regina di questo dolce: non solo produzione classica ma tante varianti dai mille gusti differenti. 

46. L’oro verde. L’Abruzzo è una delle regioni con la maggiore produzione di olio. Tre di questi hanno ottenuto il riconoscimento DOP: l’Aprutino Pescarese, la Pretuziano delle Colline Teramane e la “Colline Teatine”. 

47. Lo scaccia vampiri cangiante (Sulmona). È un prodotto di grande qualità, coltivato nei dintorni di Sulmona. Il colore della tunica protettiva di un rosso intenso, mentre le tuniche esterne sono bianche. Ha un ottima conservabilità e possiede diversi principi attivi. Può essere servito su una bruschetta, nell’agliata napoletana, oppure in una zuppa. Di cosa sto parlando? Naturalmente dell’aglio rosso.
 

48. Il carciofo di Cupello. Il paese di Cupello si trova in un’area geografica adattissima per la produzione del carciofo: terreni profondi, drenati, freschi. Ha il caratteristico color verde con delle sfumature violette, un foro al suo apice e una forma tondeggiante. Questo carciofo era molto apprezzato anche dagli antichi romani. 

49. Miele (Tornareccio). Quello abruzzese è uno dei mieli più amati d’Italia. Il paese di Tornareccio rappresenta il maggiore centro di produzione. Può essere abbinato su molti piatti, il mio consiglio è col pecorino. 

50. Liquirizia (Atri). Il borgo del teramano possiede una centenaria tradizione nella lavorazione della liquirizia. Menozzi, De Rosa e ante altre ancora rappresentano l’eccellenza del prodotto nel mondo. Ma anche la Saila, azienda della vicina Silvi Marina. Si trovano di tutte i tipi, dai bastoncini alle rotelle. 



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24 commenti:

  1. Al punto 43, Le sise delle monache o chiamate i Tre Monti e non tre colli !

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  2. il torrone aquilano non mi sembra appropriato definirlo "spugnoso" bensì tenero.
    grazie

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    1. Ciao NAT, ti ringrazio per la precisazione :)

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  3. Manca la porchetta colledaresr

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  4. Manca la porchetta Camplese!

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    1. Grazie mille per la segnalazione, nella prossima lista non mancherà! :D

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  5. e il timballo teramano?

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    1. Grazie mille per la segnalazione, nella prossima lista non mancherà! :D

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  6. Punto 12: Si chiamano "Maccheroni Alla Molinara" e non sono originari di Elice, ma di Bisenti. http://www.accademiaitalianacucina.it/sites/default/files/rivista_pdf/CdT_260_SITO_0.pdf (pagina 16)

    Siete pregati di correggere questa notizia, visto che l'unico merito di Elice è di aver valorizzato e sfruttato questo prodotto bisentino di cui si hanno notizie già nel 1300.

    e poi di Bisenti mancano anche i Tatù!

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    1. Ciao Stefano, in questi giorni indagherò il più possibile sulla cosa. Da una ricerca veloce sul web posso darti piena ragione e correggerò il punto. Tuttavia non posso eliminare la parola Elice in quanto - come hai ben specificato - ha valorizzato il prodotto rendendolo famoso col nome di Mugnaia. Affiancherò Bisenti a Elice nella località. Grazie mille ancora per la segnalazione :D

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    2. Salve! A me non risulta ci sia l'uovo nell'impasto della mugnaia.

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  7. il sugo di papera e i cingoli cellinesi. manca il fantastico marcetto, pecola alla callara, cif e ciaff, vetricina teramana, timballo teramano etc etc

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    1. Grazie mille per la segnalazione, nella prossima lista delle 50 cose non mancheranno! I tuoi consigli saranno utilissimi :D

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  8. nei dolci mancano:
    celli pieni (paesi del chietino )
    cervone (dolce di natale a forma di serpente del chietino)
    Grazie, le tue liste sono fantastiche ciao Dani

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  9. Scusate ma senza offesa non ho mai mangiato così male come in Abruzzo. Per carità regione molto carina ma con la cucina non ci siamo proprio

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    1. Per carità...i gusti sono gusti e tu sei il primo che sento dire una cosa del genere! Immagino tu sia abituato a ben altra alta cucina! Magari tedesca!

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  10. Scusate ma senza offesa non ho mai mangiato così male come in Abruzzo. Per carità regione molto carina ma con la cucina non ci siamo proprio

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    1. Ciao, mi spiace tu abbia mangiato male. È la prima volta che sento una cosa del genere. Forse ti hanno portato in ristoranti non all'altezza. La prossima volta che verrai ti darò qualche consiglio su dove andare a mangiare (anche spendendo pochissimo) :)

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  11. La Centerba di Tocco da Casauria!

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  12. Ciao Dante, complimenti per il tuo blog! Siamo stati in Abruzzo qualche volta e ogni volta non ci facciamo mancare gli spaghetti alla chitarra con le polpettine. La cucina abruzzese è veramente una di quelle che amiamo di più!
    Ti segnaliamo il nostro blog, dove diamo consigli su come migliorare le fotografie dei propri viaggi.
    www.ishoottravels.com

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    1. Ciao Ragazzi, grazie mille per i complimenti :) Seguirò il vostro blog!

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