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Le 10 persone che potresti incontrare in una camera d'ostello

Scegliere un ostello rispetto a un albergo potrebbe risultare un'ottima esperienza di viaggio. Si risparmia nelle tariffe, vicinanza dal centro, cordialità fra gli ospiti. Ma in camera chi potreste trovare? 




1. Il russatore. Dormire in una camera d’ostello può risultare difficile, soprattutto quando si hanno molti compagni di stanza. È provato: uno di loro avrà problemi respiratori e russerà per tutta la notte. Ma a chi di noi non è mai capitato di svegliarsi nel cuore della notte e di sentire il proprio partner, parente o amico che sia, russare? È successo a tutti e probabilmente in quel momento abbiamo cercato soluzioni: dalla strattonata al calcio passando per metodi stravaganti come il lancio di oggetti a terra o cambio di postura del russatore (stile Pieraccioni nel film “Il ciclone”). Però quando a russare è un perfetto sconosciuto le cose si complicano. Non lo si può toccare, non lo si può svegliare. Ci si può solo incazzare, sperando che la divina provvidenza agisca sul disturbatore. E la cosa bella che si creano anche delle intese. Per esempio una volta avevo il russatore sopra il mio letto e io e un altro ragazzo ci eravamo svegliati in preda ai nervi. Ci siamo guardati e un sorriso – accompagnato da uno scossone di testa – ha sancito la nostra alleanza. E allora vi do un consiglio: nella valigia inserite sempre i tappi, vi salveranno.

2. Le puzzole. [Partiamo dal presupposto che anche noi possiamo essere delle puzzole] I clienti dell’ostello sono la maggior parte delle volte viaggiatori con lo zaino in spalla, di quelli che rientrano in stanza solo nelle ore notturne. Quando tornano in camera compiono un gesto molto pericoloso: si tolgono le scarpe. Tutto il gonfiore, accumulato nella giornata di cammino, si tramuta in gas che invade la stanza e penetra nei nasi. A sommarsi ai piedi ci si mettono i vestiti sporchi di sudore. Le scarpe vengono messe ai bordi del letto e svolgono la loro funzione per le dieci ore successive, fino a quando un inserviente apre la finestra e libera l’aria.

3. Il lento. Non so se apprezzo di più un ostello con i sanitari separati dalle docce o uno quello col bagno in camera completo di tutto. Il rischio è uno solo: col bagno completo di tutto si può formare una lunga fila, soprattutto se in camera ci sono molti ospiti. Ecco che da un letto spunta una figura temibile: il lento. Si sveglia poco prima degli altri, entra nel bagno e fa tutto con estrema lentezza. Pensi: fra cinque minuti esce, aspetterò, vabbè starà finendo. E dopo un’ora sei parte integrante di una fila formatasi davanti al cesso. Alcuni gettano santi in mare. Altri bussano alla porta. Si socializza, si fanno fantasie sul lento. Il tempo passa e non trattieni più. Quando il lento esce, con beauty case e accappatoio in mano, tutti tirano un respiro di sollievo. Ma poi vengono colti da una leggera ansia: non è che quello davanti a loro in fila, è anch’egli un lento? Forse per questo apprezzo i sanitari separati dalle docce. Forse.
 


4. L’invasore. È una di quelle persone non sempre presenti in una camera d’ostello. Ma andiamo con ordine. Ogni volta che soggiorno in una camera d’ostello vi entro durante le prime ore del pomeriggio, quando la stanza è vuota e i letti sono liberi. Scelgo quello che più mi soddisfa (lontano dall’ingresso e dal bagno) e vi getto sopra il mio zaino. Smostro le lenzuola, come se dovessi segnare il territorio. Infine esco. Quando rientro in camera – in tarda serata – l’invasore è passato per il mio letto: tratta il mio spazio come se fosse un suo vano accessorio dove mettere i bagagli. Stende i panni sulla scaletta del letto a castello e mette il cellulare a ricaricare sopra la mia valigia. Alle volte è arrogante e toglie la sua mercanzia con antipatia. Altre è semplicemente un bonaccione sbadato.

5. Il giapponese tecnologico. Fra tutti i compagni di stanza che possano capitarmi, è quello che preferisco. È una persona sempre disponibile, pronta a dialogare, con fare gentile. Conosce le lingue, non invade e non russa. E questo mi basta. La caratteristica che lo contraddistingue è una sola: è una persona tecnologica. Si porta dietro una reflex digitale, con tutti gli obiettivi e i filtri al seguito. Ha due smartphone, un IPad, una Gopro e quel braccio estensore per gli autoscatti. Ma soprattutto una ciabatta con tante prese. Su di questa mette a ricaricare la sua merce, per poi vegliarla nell’ora successiva, onde evitare furti. Alle volte mi aspetto ricacci un tamagotchi anni ’90, di quelli dove devi tenere in vita l’animale dandogli da mangiare. Ma loro sono un passo (lungo come quello di Godzilla) avanti rispetto a noi e averli al fianco vale a dire aggiornarsi sulla tecnologia.

6. Lo svegliatore. La prima volta che dormii all’interno di una camerata di ostello, una domanda mi assillava: come farò a svegliarmi senza svegliare gli altri? E questa domanda se la saranno posta tutti gli altri compagni di stanza. Fra di loro c’è sempre una persona da tenere sotto controllo: è lo svegliatore. È colui che mette la sveglia all’orario prefissato, posticipandola una, due, cinque volte. E quando in camera ci sono più svegliatori, il carosello è assicurato. Io ho risolto – in parte – questo problema: metto il cellulare con la sveglia sotto le lenzuola, in modo che il suono venga ovattato e possa essere percepito quasi esclusivamente da me.

7. Il maldestro. La prima regola non scritta degli ostelli è quella di essere il più silenziosi possibile, soprattutto nelle ore notturne. E puntualmente, quando il silenzio è un obbligo, fa la sua comparsa il maldestro. Spesso ha il volto di un imbranato, altre quello di una persona che vive sulle nuvole. Ha difficoltà ad aprire la porta di ingresso della stanza. La spinge, forza la maniglia e alla fine sveglia la camerata. Una volta entrato gioca a far lo sbadato: sbatte la borsa contro i letti altrui, fa cadere le sue cose a terra, accende la luce sbagliata. I suoi coinquilini lo guardano con aria di disprezzo, ma lui è così e forse se ne infischia.

8. Il faro. Non è da confondere con l’uomo tecnologico: il faro vive nella penombra e si alimenta di luce. È quella persona che nelle ore notturne prende il suo smartphone, sintonizza su whats app e messaggia per decine di minuti. Altre volte si mette a spulciare fra le foto condivise su facebook. Quella maledetta luce emessa dal telefono, illumina la stanza buia e innervosisce i coinquilini. Ma lui se ne sbatte e prosegue.

9. Il puttanturista. È una persona che agisce quasi sempre in gruppo, come un lupo nel branco. Sceglie le località in base all’esclusivo fattore “gnocca”: della città non conta vedere le peculiarità, bensì ricercare il sesso facile. Il puttanturista, più facile da trovarsi nell’est Europa e nei paesi come la Germania e l’Olanda, cerca di rimorchiare in tutte le situazioni, stanza d’hotel compresa. La notte parla con gli altri membri del branco. Sceglie con loro la strategia per il giorno dopo, è eccitato dal desiderio della conquista. Il più delle volte è italiano e quasi sempre lo conquisti commentando una bella ragazza nell’ostello.

10. La perizomata spagnola
. Alt! Quest’ultimo personaggio appartiene a una mia esperienza personale e pertanto potrebbe risultarvi impossibile da trovare. Tutto accade in una stanza d’ostello a Bruxelles, quando di prima mattina vengo svegliato da una persona che sta risistemando la sua valigia. È una ragazza, dalla grande stazza, che gira per la stanza con le sole mutandine indosso: un perizoma blu stirato dalle forme gentili. Ha il letto vicino al mio e alle volte pone il suo fondoschiena a pochi centimetri dalla mia testa, tanto da riconoscere la cellulite pure senza i miei cari occhiali da vista. Poi si arrabbia in spagnolo. Si veste e se ne va. Io per tutto il tempo faccio finta di nulla, ma quello del letto vicino sembra esser rimasto affascinato da lei.

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