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La RetroRonde: la gara ciclistica vintage delle Fiandre

Fra le gare ciclistiche in stile retrò, oltre alle famosissime “Eroica”, c’è la RetroRonde. Si svolge a Oudenaarde, una piccola città nel cuore delle Fiandre, e ripercorre una tappa dell’omonimo giro. Non ci sono limiti di età o di provenienza, ma una sola regola ben scritta: ogni partecipante deve possedere una bicicletta d’epoca e vestirsi con abiti vintage. 

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LA RETRORONDE 
È sicuro: ognuno di noi ha sentito parlare, almeno una volta nella vita, del Giro delle Fiandre. È una delle competizioni ciclistiche più importanti al mondo, tanto da essere inserita nel calendario della Coppa del Mondo del ciclismo. Quella di quest’anno, che si è svolta la prima domenica d’Aprile, è stata l’edizione numero 100. Un record che ci fa capire quanto questa gara sia importante. Da qualche anno il traguardo del giro è fissato nella piccola città di Oudenaarde dove il ciclismo è lo sport più amato e seguito. Qui si trova un museo dedicato alla disciplina sportiva e sempre qui si tiene un’iniziativa del tutto singolare: la RetroRonde.

Si tratta di una gara ciclistica non competitiva, dove ogni partecipante corre con delle biciclette d’epoca e indossa un abbigliamento vintage. Le biciclette hanno delle datazioni variabili e vanno da quelle di inizio secolo fino agli anni ‘80 (massimo 1987). Le maglie sono sia storiche (magari indossate da ciclisti famosi), sia riproduzioni fedeli, per lo più fatte di lana. Se da un lato si hanno bici da corsa, dall’altro sono ben accette biciclette caratteristiche o tandem per due o tre persone. Se il mezzo utilizzato non è per competizioni, allora sarà facile vedere un abbigliamento diverso: in molti optano per uno stile retrò, con vesti di un tempo ed elementi oramai in disuso. 

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Ogni partecipante arriva a Oudenaarde il giorno prima della gara, in modo da avere tutto il tempo di prepararsi. Riceve il pack presso il ritrovo stabilito, situato al fianco del fiume Shelda. Al suo interno ci sono i numeri da apporre sulla maglia e nella bicicletta, un braccialetto e la scheda sulla quale verranno apposti i timbri. Sempre qui può ricevere assistenza tecnica o acquistare dei pezzi. Attorno al ritrovo è stata attrezzata un’area di svago, con pista da ballo e stand per acquistare cibo, bevande e caffè. Il tutto – naturalmente – in automobili d’epoca.

Il costo di partecipazione per i 40 km è pari a 25€, per i 75 km a 30€. Una parte dei soldi va a finanziare il pranzo e il rinfresco lungo il percorso. Le soste previste sono diverse e dipendono dalla lunghezza del percorso: in alcune viene offerto del cibo, in altre del semplice latte e infine gelato. Lungo il percorso sono molte le aree per il supporto tecnico e infermieristico. Non mancano fotografi e videomaker. 

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Il percorso si alterna in strade asfaltate, strade sterrate e strade lastricate, meglio note con il nome di pavè. Si costeggia il fiume, il lago, si passa all’interno di campi da golf, castelli, fattorie e manieri. Si incontrano piccoli villaggi e abitazioni sparse nelle campagne, ci si emoziona davanti ai mulini a vento e si abbassa il cappello alla vista di un cimitero. 


L'esperienza è una di quelle cose da provare almeno una volta nella vita, vuoi per la sua atmosfera unica, vuoi per lo spirito non competitivo. Vuoi perché ci si ritrova proiettati indietro nel tempo, a vivere le Fiandre così come le vedevano i grandi ciclisti di un tempo.  

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IL PERCORSO 
La partenza della RetroRonde avviene a Oudenaarde, presso il ritrovo stabilito. Ogni partecipante, prima di mettersi in sella, deve salire sul palco e firmare il cartellone delle presenze. Sfila con la propria bicicletta e viene acclamato dai presenti, dopodiché si posiziona lungo la via dello starter e attende l’arrivo degli altri partecipanti. Un prete dà la benedizione e uno sparo segnala la partenza: la competizione può cominciare. 

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Il primo tratto attraversa la città di Oudenaarde. Il percorso si snoda fra le vie della città, incorniciato dalle abitazioni tipiche del territorio fatte di mattoni e semplicità. Soprassa il fiume Schelda ed entra nel centro storico, laddove il tifo di una cittadina si fa entusiasmante. Si saltella sul pavè, il famoso lastricato che caratterizza il giro delle Fiandre, e da lì si entra nella Grote Markt, la Piazza del Mercato. Sul fondo il comune della città con il suo Beffroi, lungo la piazza una cortina di edifici eleganti conduce verso la Collegiata di Santa Valpurga, la chiesa principale di Oudenaarde. Vicino la chiesa il museo della RetroRonde, che accoglie le biciclette e i cimeli da competizione del ciclismo delle Fiandre.

Si esce dalle vie cittadine e si prosegue verso la campagna. Il primo rettilineo è su asfalto e tange il Lago Donk. Il secondo si inoltra nella fitta vegetazione e lentamente si trasforma in lastricato e quindi in sterrato. Le vie si restringono e il verde prende il posto del grigio della città. Si entra all’interno di coltivazioni e non è difficile incontrare un contadino intento a raccogliere il mais, o delle mucche ferme ai bordi del sentiero, o una piccola fattoria avvolta nella sua atmosfera. Regna la pace e la pedalata assume un ritmo piacevole. La strada è pianeggiante e continua sul lungo Schelda, dove si passa al fianco del Domein de Ghellinck, un castello con campi da golf e spazi ludici. 

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Dopo circa 10 km di marcia, per un totale di 20 minuti, ci si ferma per la prima sosta. Il flusso dei partecipanti entra in un maniero e viene fatto passare all’interno delle stalle. Nessun cavallo ma solo antiche carrozze da collezione esposte. Qui si poggiano le biciclette e ci si ferma per un banchetto bucolico. Ogni concorrente deve farsi timbrare il cartellino del percorso e riceve in cambio un buono per un panino. Successivamente può scegliere fra frutta e dolci esposti sul bancone. Ci si rimette in marcia dopo una buona mezzora, col caldo afoso e il gruppo che lentamente si sparpaglia. 

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Dal maniero si giunge in un piccolo villaggio e da lì ci si perde nelle campagne con le indicazioni ben visibili sulla strada. Cominciano i primi muri, ossia delle salite ripide che rallentano il ciclista. È qui che si è costretti a scalare le marcie e a proseguire a velocità bassa. Alcuni si fermano e proseguono a piedi, altri ne approfittano per staccarsi e prendere un margine di vantaggio sul resto del gruppo. È giusto ricordarlo: non è una competizione e non ci sono premi, tuttavia è bello anche prenderla come una gara. 

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Il pavè diviene più irregolare e mette a rischio la stabilità. Qualcuno cade (e si fa male), altri come me cercano di prenderla in maniera intelligente, passando sul bordo della strada. Dopo un tornante semi lastricato e sterrato, si giunge in una seconda fattoria dove i proprietari hanno preparato uno stand con del latte fresco appena munto. Viene servito in delle bottigliette di vetro e dona al ciclista una nuova forza per proseguire con la gara. 

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Ancora campagna, ancora pavè. Si passa al fianco di un mulino a vento che con la sua altezza non solo domina il paesaggio, ma diviene anche il punto di riferimento dell’intera valle. Si pone al fianco di una discesa ripida e il ciclista non può far altro che lasciarsi trasportare dalla velocità e sentire il vento in faccia per i successivi 300 metri. Un paio di chilometri ed ecco la terza ed ultima sosta: una nuova fattoria. Tutti gli edifici si dispongono attorno il cortile quadrato e in una delle stalle è stato attrezzato il rinfresco. Viene offerto solo del gelato alla vaniglia, con fragole, il tutto rigorosamente a km 0. La sosta è piacevole e il ciclista ha modo di riposarsi per l’ultimo tratto di gara, quello più lungo. 

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Si continua su strada e si entra in almeno due villaggi: nel primo il pavè su un tratto in discesa mette a duro rischio la stabilità, nel secondo si stringono le spalle nelle piccole vie ricavate nel mezzo di due abitazioni, prima di passare fra orti coltivati e di sostare all’ombra di una chiesa con cimitero sul fianco. Ed ecco ancora una volta il lago Donk, che si costeggia per diverse centinaia di metri. Si volta verso un parco avventura – di quelli dove ci sono installazioni sugli alberi – semi abbandonato e si riprende la strada sterrata che costeggia il fiume. 

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L’ultimo tratto passa sul canalone lungo lo Shelda, tutto in piano e con una larghezza atta per tentare lo sprint finale. Si giunge nel cortile dell’Hotel Leopold e si continua superando il ponte carrabile, al termine del quale una discesa porta sull’altra sponda. Si rientra nel centro abitato fino a quando le tante persone sul bordo della strada annunciano l’immediato arrivo al traguardo. C’è chi festeggia, chi acclama il ciclista. Il tutto si conclude laddove era cominciata la competizione: dal palco e dalla firma sul tabellone delle presenze. 

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AL TERMINE DELLA GARA
La competizione, per chi ha scelto come me quella dei 40 km, dura circa quattro ore. Si rientra presso il ritrovo stabilito fra le 14:00 e le 16:00. Tutti i partecipanti passano davanti il Background su cui è disegnato un ipotetico panorama: qui una fotografa immortala il momento e le foto ufficiali vengono utilizzate dall’organizzazione. Dopodiché sale sul palco per ricevere l’applauso e firmare il tabellone delle presenze. 

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Viene consegnata una borsa dall’organizzazione, contenente un portachiavi, un cappellino stile “retrò” e dei fascicoli illustrativi e un gettone per ricevere una birra in omaggio. È prodotta a Oudenaarde e viene innalzata dalle tavolate in legno per brindare al momento. Ai bordi del ritrovo c’è un mercato dell’antiquariato dove è possibile ricercare il pezzo desiderato, frugando fra telai, magliette, scarpe rigorosamente d’epoca. E infine un’infermeria, affinché tutti gli infortunati possano ricevere l’assistenza giusta.

Un gruppo di intrattenimento coinvolge i ciclisti con balli anni ’50 e musiche folk e tutta la piazza si trasforma in festa a cielo aperto. Le biciclette sempre a vista e i numeri che vengono tolti dalle maglie. La fratellanza prende spazio fra persone di ogni età e si pensa solo al festeggiare assieme, dimenticando la stanchezza e i dolori fisici. 

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LA CITTÀ DI OUDENAARDE 
Si trova nel centro ovest del Belgio, a mezzora da Gent e a un'ora da Bruxelles. Non è molto grande e rappresenta un comune a misura d'uomo con tutto l'essenziale. Alterna edifici contemporanei a palazzi storici, questi ultimi dallo stile nordico, fatti di case in mattoni e tetti spioventi decorati con stucchi e modanature. È attraversato dal fiume Shelda e ha una piazza centrale, la Grote Markt, su cui si affacciano le architetture maggiori. Ma cosa c'è da vedere a Oudenaarde? 

- Stadhius, il comune della città realizzato in gotico brabantino. Si affaccia sulla piazza del mercato e la domina con il suo Beffroi.
- La collegiata di Santa Valpurga, una chiesa con torre alta 88 metri, divisa in tre navate e anch'essa realizzata in stile gotico brabantino.
- La casa di Margherita di Parma, la figlia di Carlo V, regina d'Olanda, che qui nacque nel 1522.

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Oudenaarde, lo Stadhius

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Oudenaarde, la Collegiata di Santa Valpurga


DOVE ALLOGGIARE
Nel caso in cui si voglia partecipare alla RetroRonde, consiglio l'Hotel Leopold. È una struttura contemporanea, situata a pochi minuti dalla Marktplatz, la piazza centrale della città. Ma non solo: è vicinissima al Museo del ciclismo e al ritrovo della RetroRonde. Le sue stanze sono comode e possiedono tutto l'indispensabile per un ottimo alloggio. Il pian terreno è affiliato con Starbucks e ha una stanza che funge da bar. 

È l'hotel scelto dai partecipanti della RetroRonde, in quanto possiede tutto l'essenziale per l'assistenza ai ciclisti: dalle stanze blindate dove poggiare le bici ai tecnici specializzati. Ma anche compressori, attrezzi e tanto altro ancora che possa semplificare il soggiorno del partecipante.

ALTRE FOTOGRAFIE DELLA RETRORONDE



 
 
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2 commenti:

  1. Una corsa, la Retroronde, affascinante, dove il gusto retrò e il fascino delle Fiandre, la rendono unica al mondo, Quando si disputa? A chi contattare per iscrizione?

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  2. dimenticavo..il commento da me postato..io sono Giovanni Farzati, giornalista italiano, vivo nel Cilento, 6o anni, in gioventù bun pistard, ancora in sella mia mail giovannifarzati@hotmail.com

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