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Castrovalva, il borgo d′Abruzzo immortalato in una litografia di Escher

Nella strada più affascinante d’Abruzzo, quella che collega Anversa degli Abruzzi a quello di Scanno, si arriva a Castrovalva, il borgo immortalato in una litografia di Escher. Dall’alto del crinale domina la valle e rappresenta un punto di riferimento, visivo, per tutti quelli che passano da qui. 




Il fascino della strada.
Raggiungere Castrovalva è già di per se un’esperienza. Non tanto per il fascino della strada “SR479 Sannite” che consente di osservare le Gole del Sagittario dall’alto, ma perché quella striscia d’asfalto è l’unico “cordone ombelicale” che unisce Castrovalva al resto del mondo. Il bivio di accesso al paese è a malapena segnalato da un cartello scolorito e si trova a un chilometro dall’inizio della Strada Regionale 479 che da Anversa degli Abruzzi conduce verso il Lago di San Domenico, il Lago di Scanno passando per le Gole del Sagittario e per concludersi a Scanno: di certo la strada più bella e affascinante della regione. Una volta entrati nel bivio, sulla sinistra da chi viene da Anversa degli Abruzzi, si sale di quota arrivando a superare una serie di tornanti. Inizialmente la strada permette il transito simultaneo di due macchine ma, in seguito, si restringe fino a consentire il passaggio di una sola macchina (per fortuna ci sono alcune piazzole di sosta). Il punto più stretto è rappresentato da una galleria posta appena prima dell’ingresso al paese. Le sue pareti sono ruvide e scortano prospetticamente verso l’altro versante della montagna. Prima degli ultimi duecento metri, prima dell’arrivo a Castrovalva.


Il borgo di Castrovalva. La stretta strada che conduce a Castrovalva si allarga solo in prossimità dell’ingresso al paese. Sulla sinistra, poco prima di immettersi fra le abitazioni della via principale, c’è un piccolo parcheggio che permette la sosta ad almeno una decina di macchine. Non è fra i più comodi e potrebbe portare a disagi nel rigirare la propria macchina. Tuttavia annuncia l’inizio del centro storico e invita il visitatore a fermarsi per proseguire a piedi. Se all’inizio la strada è da un lato costeggiata dalle prime abitazioni sulla sinistra, e dall’affaccio panoramico a destra, successivamente viene delimitata da piccole case a schiera che introducono alla prima piazza del paese. Qui si trova l’unico bar, il “Fiordaliso” che svolge anche la funzione di alimentari. In tutte e due le occasioni in cui ho visitato Castrovalva l’ho trovato chiuso, ma nei periodi di massima affluenza del borgo questo funziona. Ha una cassetta delle poste rossa al suo esterno, una panchina verde che sta a ridosso del parcheggio e un poster dei gelati Sammontana. Nulla di più. Alle sue spalle una vista panoramica su Anversa degli Abruzzi, al fianco il campanile della Chiesa si Santa Maria ad Nives.

 

Tre chiese per pochi abitanti. La prima chiesa che si incontra è per l’appunto Santa Maria ad Nives, nota anche come Santa Maria della Neve. È settecentesca ed è situata su Piazza Risorgimento. La sua facciata è intonacata di bianco e ha al posto del rosone un orologio a lancette. Alle sue spalle si può scorgere il campanile in pietra, non intonacato. Le altre due chiese sono San Michele Arcangelo, con una datazione di costruzione risalente al XII secolo, e la Chiesa della Madonna delle Grazie. Tre edifici religiosi per 56 abitanti effettivi del borgo. Un dato che incuriosisce e ci dà una parziale visione di come poteva apparire il borgo secoli fa, quando la popolazione era molto più consistente nel numero.



Un borgo elegante.
Piazza Risorgimento è il centro del paese ed è circondata da edifici eleganti. Vi si arriva seguendo la via principale e da qui ci si può immettere in tutti gli angoli del borgo. La certezza è che una volta entrati non si può più procedere con la macchina. Già dal primo impatto con la piazza si ha un forte senso contraddittorio del borgo. Un qualcosa che affascina e al contempo spiazza: tutto è ordinato e tenuto alla perfezione, dove ogni elemento contribuisce e a migliorare la qualità del borgo; dove le aiuole sono curate e i vasi sempre con fiori colorati, dove le panchine non sono arrugginite e hanno ancora un colore cangiante, dove le cornici e le porte sono decorate. Eppure ad abitare questo borgo sono pochissime persone e tutta quella ricchezza nei dettagli resta fine a se stessa. Ma forse è questo il bello di Castrovalva: un borgo quasi fantasma e contemporaneamente perfetto, dove tutto sembra essere lì congelato e pronto per essere tramandato alle generazioni future. Un gioiello che la montagna conserva e che solo una striscia d’asfalto collega al mondo.



E infine ci sono quei cartelli sulle porte: “Vendesi”. Sono tanti e lasciano immaginare la possibile fine di questo borgo. Sarà la mancanza di servizi, sarà la difficoltà nel tenere delle abitazioni in borghi del genere, ma Castrovalva rischia un ulteriore spopolamento. Eppure ti affascina e magari viene da pensare “quasi quasi mi ci trasferisco in inverno o nei mesi di ferie”. E mentre lo pensi stai già sottopassando un piccolo arco che ti conduce – a sorpresa – dall’altra parte del borgo.
 

Castrovalva potrebbe essere una de “Le città invisibili” di Italo Calvino, dove il tempo sembra essersi fermato nei vicoli e dove il borgo continua a vivere in una dimensione parallela, fatta del proprio passato e della speranza di essere ripopolato in futuro.

La Necropoli. Fra Castrovalva e Anversa degli Abruzzi fu ritrovata una necropoli risalente al IV – III secolo a.C.: la Necropoli di Coccitelle. Sono i resti di una 50ina di tombe a lastroni, ribattezzate “coccitelle” dai contadini e risalenti alle popolazioni preromaniche. Molti degli scheletri rinvenuti erano in possesso di monili e gioielli, il che ci fa pensare a quanto fossero ricche le donne del tempo che popolavano le Gole del Sagittario.

Escher dedicò una sua opera a Castrovalva. Di Maurits Cornelis Escher abbiamo tutti sentito parlare almeno una volta nella vita. O almeno visto una sua opera. L’incisore e grafico olandese, vissuto a cavallo fra il XIX e il XX secolo, era famoso per i suoi disegni che univano la geometria descrittiva alle leggi matematiche. Il tutto portava alla creazione di prospettive e assonometrie impossibili, dove l’inganno delle linee creava mondi e situazioni irreali. Escher ha costruito il suo personaggio con questi disegni, tuttavia è stato anche un vedutista capace di rappresentare quello che vedeva con la stessa facilità con cui creava mondi fantastici. E fu proprio nel suo Grand Tour in Italia a conoscere l’Abruzzo e a fermarsi a Castrovalva.

Passò di qui nel 1930 e percorse la stessa strada che tutt’oggi collega il borgo alla statale sottostante. La differenza era che al tempo non esisteva il guardrail e tutto doveva apparire molto più naturale. Si fermò nell’angolo dell’ultimo tornante prima dell’ingresso del paese, quello che successivamente verrà chiamato “Tornante Escher”. Rappresentò la prospettiva del borgo su una litografia di 53 x 42,1 cm, successivamente stampata presso Roma. Il disegno passerà in mano ai figli di Escher per essere donato in tempi recenti alla National Gallery of Canada di Ottawa.

Non sappiamo cosa abbia spinto Escher a inoltrarsi nelle montagne abruzzesi, sta di fatto che ha regalato al borgo di Castrovalva il suo documento più famoso, quello che l’ha resa – indirettamente – conosciuta in tutto il mondo. Oggi la litografia è considerata un capolavoro dell’artista olandese e ha contribuito ad aumentare l’interesse verso questo angolo d’Abruzzo, collegato al mondo da un solo “cordone ombelicale” di asfalto nero, su una strada tortuosa quanto affascinante, in una delle località più belle che l’Abruzzo conserva.


Come arrivare. Autostrada A25 uscita Cocullo. Proseguire in direzione Anversa degli Abruzzi / Scanno. Superare Casale e in prossimità dell’ingresso ad Anversa degli Abruzzi svoltare verso Scanno. Dopo un chilometro di marcia svoltare sulla sinistra seguendo le indicazioni.
 

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