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Roccacaramanico


Immerso nel Parco Nazionale della Majella, a pochi passi dai centri di Caramanico e di Sant’Eufemia, sorge il borgo di Roccacaramanico. Venne abbandonato parzialmente durante gli ultimi anni del novecento, per via del continuo calo della popolazione che ha portato nel 1981 la signora Angelina ad essere l’unica abitante censita. C’è  da specificare che trenta – quarant’anni fa i centri storici, o interi borghi, non possedevano tutte quelle agevolazioni di cui godono oggi. Mancavano gli impianti fognari, colmati dalla primitiva figura della rughetta (via per lo scarico dei liquefami); mancava l’allaccio alla corrente elettrica; mancava l’allaccio alla rete idrica, e il pozzo aveva la sua importanza. Perciò quando sul finire degli anni 70’ si avviarono progetti per il recupero dei centri storici, venne investito del denaro, limitato, che portò alla esclusione di zone con meno interesse. Roccacaramanico, così come Santo Stefano di Sessanio o Rocca Calascio, venne abbandonata a se stessa. I suoi abitanti emigrarono verso poli industriali più grandi, come L’Aquila. Oppure sbarcarono oltreoceano nelle americhe, o in Australia.

Ultimamente il fenomeno è quello inverso. I ruderi hanno prezzi molto bassi, il restauro viene eseguito su larga scala e queste piccole frazioni divengono il luogo dove trascorrere una piacevole vacanza.
È quello che è avvenuto a Roccacaramanico. L’avevo visitata nel lontano 2008, quando gli unici abitanti del paese, indigeni del luogo, era una coppia di anziani che viveva all’ingresso del paese, mentre gli altri possedevano una seconda casa. Trovavo una situazione assai strana: intere famiglie a lavorare sulle abitazioni, risistemando vialetti, infissi e tegole, in una coperta domenica di inizio giugno. Giravamo per le sue vie, ricoperte da filamenti di erba inoltratisi fra le larghe scalinate; osservavamo le case crollate, sezionate, dentro cui erano ammassati oggetti antichi, lasciati in abbandono, pericolosi da togliere.
Nessun bar, nessuna attività commerciale. Solo abitazioni in fase di restauro e alcune ben recuperate. Il belvedere offriva una spettacolare vista sulla Majella e sulla Valle di Lama Bianca. Ci si poteva affacciare a ridosso di una ringhiera ferrosa tutta arrugginita; dal belvedere, consideriamolo anche come la piazza più grande del paese, si diramavano tutte le altre vie. La vista spettacolare delle sole case abbandonate lasciava di sasso. 

Non so quale sia stato il destino del borgo. È tornato in vita, speriamo che i restauri, guidati dal forte guadagno, non abbiano alterato l’immagine di insieme di questo luogo baciato dalla montagna.


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