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Scoprire l′Abruzzo in bicicletta: lungo la via della Transumanza


Il tratturo magno, che collegava l'Aquila a Foggia, affonda le sue radici prima ancora dell'avvento dei romani ed è il fautore di tutto ciò che oggi si trova nella vallata. Col passare degli anni la transumanza ha perso importanza e il tratturo la sua funzione di collegamento. Tuttavia, a far sopravvivere questo luogo, ci sono delle iniziative locali in grado di valorizzare nuovamente il tratturo magno, in chiave turistica sia chiaro. Le esperienze vanno dal trekking al cavallo, passando per la bicicletta. 

  Ho avuto la fortuna di ripercorrere un tratto a bordo di una Mountain Bike, alla scoperta di questo angolo di storia dell'Abruzzo.

L'incontro è fissato alle 9:00 presso Navelli, nella parte inferiore del paese. Davanti al bar ci aspettano le tante associazioni di ciclisti provenienti da tutto l'Abruzzo. La prima è la cooperativa Il Bosso, con sede a Bussi sul Tirino, che ci fornisce delle Atala nuovissime. C'è l'associazione Bicincontriamoci di Sulmona, la Bikelife di Francavilla, la Vallelonga Bike e tante altre. Tutte loro promuovono il territorio attraverso le due ruote e forniscono un servizio di turismo attivo per il turista che ama fare esperienze diverse in Abruzzo. Montiamo sulle selle e partiamo.

Percorriamo un paio di chilometri all'interno del Comune di Navelli, costeggiando il borgo e attraversando le sue vallate giallo ocre. Non c'è traccia dello zafferano: le coltivazioni che hanno reso celebre questa località in tutto il mondo sono spostate sull'altro versante.

Santa Maria in Cerulis

Usciamo da Navelli e ci immettiamo sulla Strada Statale che conduce sino all'Aquila. Sotto di noi il vecchio tracciato statale, sulla quale si affacciano edifici abbandonati e chiese sorte con l'importanza della Transumanza. Entriamo in una via laterale e da lì imbocchiamo il tratturo. Dall'asfalto ci ritroviamo sulla terra battuta, a schivare i tanti rami dei rovi. I pochi alberi offrono un piacevole passeggio all'ombra e senza accorgercene ci ritroviamo nei pressi di Caporciano e Bominaco, quest'ultimo dominato dal suo castello. 

Caporciano

Lungo il percorso ci fermiamo nel Complesso di Santa Maria in Centurelli. La chiesa ha rappresentato uno dei luoghi di culto maggiori della transumanza. Qui i pastori si abbeveravano e trovavano ospitalità. È curioso l’aneddoto legato alla nascita della chiesa: si racconta che un pastore trovò un volto della Madonna lungo il tratturo, lo caricò sull’asino per portarlo verso casa e nella località di Centurelli l’animale arrestò la sua corsa per non ripartire più. L’accaduto fu considerato un segno divino e nel 1502 si pose la prima pietra. Col decadere dell’importanza della transumanza, la chiesa finì in stato di semiabbandono, tantoché fu interdetta al culto nel 1905. Divenne stalla e rimessa per gli attrezzi sino ai giorni nostri, quando fu recuperata e restaurata. È composta da una sola navata con transetto. Ha due ingressi e un terzo verrà riaperto in futuro dalla muratura. Consta di una loggia esterna che conduce al di sotto dell’abside: qui è ricavato un archivio storico formato da tutti i reperti rinvenuti durante la costruzione della Strada Statale, come anfore romane e capitelli. Inoltre vi è una foresteria per i pellegrini. Al di fuori della chiesa un monumento dedicato a Vanzetti. 

Santa Maria in Centurelli

Rimontiamo in sella e ci spostiamo in una vicina necropoli. Fa molto caldo e le borracce sono indispensabili. Il terreno è leggero e non faticoso.

La necropoli di Centurelli, appartenente al comune di Caporciano, è stata scoperta di recente durante i lavori per la costruzione della nuova Strada Statale. Si tratta di un’area cimiteriale composte da tombe a fossa e tombe a camera, coperte da una tettoia metallica. Appartengono a un’età arcaica che va dal VIII-VI secolo avanti Cristo. Fra le 67 tombe rinvenute ce ne sono due da ricordare: in una prima una bambina con una collana di provenienza cartaginese, in una seconda un guerriero sepolto con tutta l’armatura.
La nostra guida, Angelo, ci fa notare come l’intera vallata sia nata a supporto della transumanza. Indica San Pio delle Camere, un borgo abruzzese famoso per il suo castello. Questo ha una forma particolare: in pianta è un triangolo isoscele con torre sulla sommità. Più che un castello, svolgeva la funzione di recinto per le pecore. La denominazione “delle camere” sta a indicare quelle grotte utilizzate dai pastori come riparo per la notte.  



Ripartiamo e seguiamo il vecchio tracciato statale. L’asfalto è rovinato e lentamente viene invaso dalla vegetazione. Si procede senza difficoltà. Arrivati in prossimità del bivio per San Pio delle Camere, svoltiamo a sinistra della rotatoria. Ci immettiamo su una strada di collegamento e pertanto prestiamo grande attenzione alle vetture in transito. Svoltiamo per Peltuinum: la salita diviene ripida e le mie gambe cominciano a soffrire la stanchezza. 

I romani abitarono la valle. Inizialmente combatterono le popolazioni locali, quali i sanniti, successivamente si unirono a loro. L’attuale Piana di Navelli era ricca di ville romane, molte sfarzose. Ma non era il tutto: lungo la tratta L’Aquila – Foggia si doveva passare per la città di Peltuinum, di epoca romana. È ancora oggi conservata e rappresenta uno dei siti archeologici maggiori di tutta la regione. Delle tante abitazioni, sono rimaste in piedi solo le mura perimetrali, atte a darci un’immagine d’insieme del complesso. A colpirci sono due monumenti: un tempio, di cui resta il basamento, e un teatro, ben conservato. Le colonne del tempio sono state recuperate e trasferite presso S. Maria dell’Assunta a Bominaco. I capitelli sono rimasti a terra e su uno di questi si scorge una pietra diversa dalle altre: ha la forma di un H con un cerchio al seguito. Con molta probabilità si trattava di una pietra sacrificale, ma non si hanno prove sufficienti per confermare la teoria. 

Peltuinum
Peltuinum
 

Da Peltuinum riscendiamo verso il paese. Il tratto è in discesa e su terreno ghiaioso. Conviene prestare la massima attenzione. Arriviamo al borgo di Prata D’Ansidonia, per pranzare presso l’osteria “Il borgo dei fumari”. Ci viene offerto un antipasto di prodotti tipici, seguito da un primo fatto di riso allo zafferano con gli asparagi. Il locale ha uno stile di pregio, composto da più stanze con tanto di camino.

Alla ripartenza cambiamo l’itinerario di marcia. Dirottiamo la pedalata verso San Nicandro, lasciando la strada asfaltata. Rientriamo sul tratturo e attraversiamo l’intera vallata. Lungo il percorso sono presenti delle murature a secco, realizzate dalle civiltà preromani. Ma non solo: sotto le ruote delle nostre biciclette si hanno prezzi di terracotta che un tempo formavano delle anfore. Il luogo attraversato è ricco di storia.
Scendiamo un ripido pendio e ci ritroviamo nella natura. Il sole si nasconde dietro le fitte chiome degli alberi e noi possiamo goderci la meritata ombra. Ci abbeveriamo in una fonte, ricaricando le nostre borracce. Dopodiché scendiamo nuovamente lungo il sentiero, ritrovandoci davanti uno spettacolo.


 
È il Lago Sinizzo è una delle attrazioni del vicino comune di San Demetrio Ne’ Vestini. Si tratta di un lago naturale vulcanico, nato dall’unione di due corsi d’acqua potabili. Ci si può tuffare ed è diventato una delle mete turistiche di tutta la zona. Ha un diametro di 120 m, con profondità massima di 35. A seguito del terremoto del 2009 è stato attraversato dalla faglia, che ne ha compromesso la sua esistenza. Sono stati necessari lavori di consolidamento del terreno e oggi il lago è tornato a essere una meta di balneazione. 

Lago di Sinizzo
Montiamo in sella per l’ultimo tratto, quello che ci condurrà a Fontecchio. Si dirigiamo verso San Demetrio Ne’ Vestini e voltiamo a sinistra percorrendo la strada statale. La pendenza aumenta e per un tratto di tre chilometri procediamo in salita. Arrivati in prossimità di Fontecchio la strada scende e possiamo finalmente smettere di pedalare e goderci la discesa. Arriviamo in Piazza del Popolo con un leggero ritardo, ma comunque molto contenti. 

L'arrivo a Fontecchio

Termina una delle più belle pedalate da fare in Abruzzo. Ripensare le vie della Transumanza in chiave turistica è una delle soluzioni per potenziare questa valle e per mantenere viva una storia millenaria.
 

Tempo di percorrenza: 6 ore (comprensive di soste)
Distanza: 35 km

Dislivello: 120 m
Difficoltà:

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