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Scanno, uno dei borghi più belli d′Italia


Se mi viene chiesto “qual è il borgo che più adori?” risponderei Scanno. Il mio rapporto con questo paese comincia da quando ero ancora un bambino e rimasi affascinato dalla strada che vi conduceva. Col passare degli anni ho passato un capodanno fra le sue antiche vie e non per ultimo è stato il mio tema di studio per il laboratorio universitario di restauro. Insomma, adoro Scanno.

   



E così eccomi qui, a rivisitarlo ancora una volta, per raccontarne le sue peculiarità. Dopo aver percorso la strada più bella d’Abruzzo – da Anversa degli Abruzzi verso Villa Lago, passando per le gole del Sagittario e il Lago di San Domenico – eccomi all’Hotel Nilde, dove alloggerò per una notte. È un hotel a impatto zero, dove tutti i prodotti al suo interno sono stati prodotti in un raggio massimo di chilometri pari a 70. Le sue stanze sono tipiche della montagna, in legno con arredi spartani. Lasciati i bagagli ci si unisce al resto del gruppo per andare alla ricerca delle bellezze del borgo e dei suoi dintorni. 

Ci immettiamo su Via Domenico Di Rienzo e la percorriamo fino ad arrivare alla fontanella, posta al bivio per l’Eremo di Sant’Egidio. Dalla fontanella ci spostiamo sulla sinistra, verso un sentiero che risale il bosco. Non è riconoscibile, sia per la vegetazione non controllata, sia per le foglie autunnali che ricoprono il terreno creando un letto arancione. Ma con noi c’è Alessandro, una guida locale tuttologo sul tema “Scanno”. Arriviamo in prossimità di uno strapiombo che scende in basso per una ventina di metri. Da qui si gode la vista dell’intera valle – composta dal lago e dai borghi di Villa Lago e Frattura – e in particolare della prospettiva che fa acquisire al Lago di Scanno la forma di un cuore.


A ritroso torniamo verso la fontanella e saliamo all’Eremo di Sant’Egidio. È chiuso e lo si può visitare il primo giorno di Settembre, in concomitanza con la festa del santo. In questa occasione vengono organizzati giochi per i più piccoli fra cui il tiro al bersaglio. Nasce da un’usanza che oggi non è più applicata, ossia quella del colpire un gallo con una pietra. La persona che feriva a morte l’animale se lo poteva portare a casa per mangiarlo. Dall’Eremo scendiamo passando all’interno del bosco. Dopo una ventina di minuti siamo sulle rive del lago.

Procediamo verso l’ansa che accoglie il fiume Tasso. Arriviamo a ridosso dell’Hotel del Lago dove sono parcheggiati pedalò affittabili per un giro sulle acque. Ma come ha avuto origine questo lago? Partiamo dal presupposto che il lago è compreso fra due massicci calcarei. Quello di Montagna Grande e quello del Monte Genzana. Un tempo una grande frana ha fatto distaccare i sedimenti del Genzana, creando un tappo sull’intera valle. Le acque del Tasso hanno continuato a scorrere fino a quando non si sono trovate i sedimenti a far da tappo. In questa maniera il livello è cresciuto e si è formato il Lago di Scanno. La profondità resta variabile e in alcuni periodi di secca è possibile condurre ricerche archeologiche sulle sponde. Il protagonista del lago è però un piccolo edificio posto sulla strada. Si tratta della Chiesa della Madonna del Lago, costruita negli ultimi anni del 600 a ridosso dell’attuale strada statale. Il pian terreno è in realtà un arco che permette il passaggio dei veicoli. Il piano superiore, dov’è ricavato lo spazio celebrativo, è accessibile da una cimosa (o cemmausa), ossia una scalinata con arco o semiarco. È tipica del borgo. Dalla cimosa si gode una prospettiva sul lago diversa e interessante.




Lasciamo il lago e andiamo a pranzo. Mangiamo presso il nostro hotel, il Nilde. Ad accoglierci Flavio, il fratello di Alessandro, che ci prepara assaggi della salumeria di famiglia. Sul tavolo vengono disposti: la “salsiccia”, insaccato con sale e pepe che può essere fatto in più varianti, aggiungendo aromi quali vino, aglio e pepe; la pancetta; la lonza; la noce.
Ci vengono serviti due primi (ottimi), fra cui riso allo zafferano con carote lesse e pasta con funghi. Come secondo arrosto misto, accompagnato da melanzane e peperoni sott’olio. Come dessert la Pizza San Martino: è fatta con la farina della polenta, alla quale sono aggiunti fichi, noci e vari altri ingredienti.


Dopo pranzo può cominciare il tour cittadino. Ci spostiamo a piedi, attraversando il tratto di statale caratterizzato da edifici più moderni del borgo. Arrivati in prossimità di un affaccio panoramico, fiancheggiamo e attraversiamo il Convento di Sant’Antonio da Padova. La sua costruzione risale alla fine del ‘600 e ha uno stile barocco. Non tutto il convento è religioso: una parte è stata acquistata da famiglie scannesi nel corso degli anni. Di gran pregio il giardino fronteggiante che permette un’ottima vista dell’insieme e un affaccio sul borgo. Dal convento entriamo in Via dei Fotografi, dedicata ai tanti personaggi di spicco della fotografia che sono passati per Scanno. Per citarne alcuni: Henry Cartier-Bresson, Giacomelli, Berengo Gardin. E da qui risaliamo verso il cuore del borgo. Prima – però – un caffè in un bar che non ha un nome (a detta del suo proprietario), ma che conserva il fascino della stratificazione delle tante attività commerciali che in questa grande sala sono state ospitate. Possiede più insegne con scritte e nomi differenti. In una si legge – a mala pena – Società Autotrasporti, nell’altra la scritta Santa Maria. Prima di essere un bar era la rimessa degli autobus, quindi l’hotel “De Ju Lache” e poi “Santa Maria” e successivamente pasticceria, pub e bar. 

Al suo fianco si trova la Chiesa di Santa Maria della Valle, la più importante del borgo. È anche detta Madonna dell’Assunta ed è costituita da tre navate separate fra loro da pilastri. La chiesa ha caratteristiche romaniche, come nella facciata, e altre barocche, nelle decorazioni. Venne costruita per contenere un numero maggiore di fedeli, in quanto il borgo cresceva in estensione e in demografia. Entrando si possono notare due teschi in legno sulla destra, elemento tipico del barocco. Stanno a ricordare lo scorrere del tempo e l’importanza della vita. Gli interni sono arricchiti dal rosso delle decorazioni che si stagliano sul chiaro della pietra.


 
Scendendo sul lato sinistro della chiesa ci si ritrova in prossimità della fontana. Ospita quattro mascheroni, ognuno dei quali indica un ceto sociale: il re, la regina, l’artigiano e il pellegrino. La sua altezza è data dal fatto che in passato i recipienti venivano trasportati con la testa ed era necessario un facile appoggio. Alle sue spalle si affaccia Palazzo Silla, un edificio che studiai tempo fa per il laboratorio di restauro. Prima di proseguire verso l’interno del paese, entriamo nella bottega “Cocco”, che vende prodotti tipici della cucina abruzzese, fra cui salumi, dolciumi, vini, liquori e tanto altro ancora. Poco dopo ci fermiamo sulla destra a prendere un caffè in un bar specializzato in rivendita di liquirizie.


Arriviamo nella chiesa di Sant’Eustachio, dedicata anche alla Madonna di Loreto. Venne costruita nel XII secolo sul punto più alto di Scanno, in quello che era un terreno dedicato al Dio Pan. Ha uno stile barocco, con interno a singola navata coperta a botte con nicchie laterali. Venne restaurata a partire dal 2002 e riaperta solo nel 2013. Le statue sono ancora sotto trattamento di recupero e lentamente riacquisiscono il loro antico splendore.


Riscendendo scorgiamo quelli che erano dei punti scelti da Cartier-Bresson per immortalare il borgo. Contemporaneamente ci passa davanti una donna anziana con i vestiti tipici di Scanno, fra cui la gonna nera. Ha un peso che può raggiungere i 15-20 chili e viene indossata per tutto l’anno, col caldo e col freddo (“Là dove non passa il freddo non passa nemmeno il caldo”). 

Nel frattempo un pastore sceglie il borgo per transitare col suo gregge: è un rarissimo spettacolo che viene immortalato da tutti. In quel minuto il paese si ferma e si gode la scena.


Arriviamo al Museo della lana o Museo del popolo. È ospitato in un edificio fatto costruire nei primi anni del 900 e che è stato prima lavatoio e poi mattatoio. Al suo interno sono conservati tutti quelli che sono oggetti della vita quotidiana degli abitanti del borgo e che risalgono a quasi trecento anni di storia. I più interessanti riguardano gli attrezzi utilizzati nella pastorizia e nella lavorazione delle lane, di cui Scanno è stata una leader. Successivamente visitiamo la bottega orafa “Di Rienzo” per vedere come si realizza un gioiello. Ci viene fatta vedere la famosa “Presentosa” che un tempo i pastori donavano alle proprie fidanzate. Era una vera e propria promessa di matrimonio e la donna che la riceveva la doveva portare al collo per far capire che era impegnata. Oggi resta un gioiello che è stato ripensato e che conserva la promessa fatta. La famiglia Di Rienzo disegna gioielli da molte generazione e nella oreficeria ne troviamo tre a confronto. Il più anziano prepara i fili con un antico sistema di lavorazione.




La sera ceniamo presso la Baita, un locale in legno posto appena fuori il borgo. Torniamo nel nostro hotel e salutiamo la giornata. L’indomani colazione con assaggi di dolci tipici della tradizione scannese, fra cui il celebre Pan dell’Orso – siamo nell’omonima pasticceria - e il mostacciolo fatto in tre varianti differenti. Con una passeggiata fra i monti e un pranzo in agriturismo si conclude questo soggiorno in uno dei borghi più belli dell’Italia.


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