Ultimi articoli
recent

Capodanno con Lucio Dalla

Sono passati anni da quel capodanno. Faceva freddo e la neve, depositatasi nel pomeriggio, si era ghiacciata, impedendo il passaggio su alcune lastre. Proprio come era successo a G. che nello scendere le scale esterne della nostra casa affittata, si era fatta gli ultimi scalini in volo, battendo la testa sulla pietra. Necessaria la visita presso l’ospedale dell’Aquila, con M. e famiglia ad accompagnarla.

Erano le dieci di sera. Avevamo chiuso il chiavistello della porta ottocentesca e ci eravamo diretti verso il borgo. Santo Stefano di Sessanio appariva sullo sfondo nel suo massimo splendore: il buio risaltava le luci soffuse del paese e la foschia sembrava nascere dall’evaporazione della neve che copriva i tetti. La torre era ancora lì, in piedi. Soltanto quattro mesi dopo sarebbe crollata al suolo per colpa di un terremoto che ancora oggi ha lasciato una ferita aperta e difficile da rimarginare, in tutta la provincia aquilana. Il viottolo che ci separava dalla strada era invece un letto di neve dura, proprio quella che quando ci cammini sopra la senti fracchiare e lasciare un solco profondo. Quei passi sarebbero rimasti lì anche la mattina successiva e solo la luce solare li avrebbe potuti sciogliere. Sulla statale, appena poco distante dalla nostra casa, gli spazzaneve avevano garantito la percorribilità della strada e seguendo quelle pozzanghere di acqua e neve risalimmo verso il paese. Piccoli passi nel gelo, un cappello che ci riparava le orecchie e i guanti che nonostante tutto facevano filtrare lo stesso il freddo. Fra una risata e l’altra, io e gli altri tre amici risalivamo le gradinate accolti in quella atmosfera di altri tempi del paese. Dalle case antiche in pietra non si manifestava nessun segno di vita. Le finestre erano chiuse, le luci dell’interno spente e lo zerbino all’esterno rovinato. Pian piano che si saliva verso Piazza Medici le case esponevano un qualcosa di natalizio: chi una piccola ghirlanda, chi delle luci intorno al portone di ingresso, oppure un albero di natale a ridosso della vetrata. Quei simboli natalizi sembravano esser fini a se stessi. Nessuno, oltre a noi, passava per la via e la spettralità del momento era comunque un qualcosa che sentivo familiare.
Spostandoci verso piazza del comune, avevamo l’intenzione di tornare sul tavolo in legno nella quale  avevamo scattato fotografie la sera precedente. In quel momento avevamo percepito delle voci in lontananza, risate e battute. Incuriositi ci eravamo spostati verso di esse. Attraversavamo la Piazza del Comune, il belvedere per arrivare davanti un locale dal doppio ingresso: il Cantinone. Cosa facevano lì tutte quelle persone? Forse era stata organizzata una festa, oppure un ritrovo casuale dove ognuno è stato richiamato dalle stesse voci. No. In quel Cantinone vi era qualcosa di molto grande.
Lucio Dalla, che insieme a Marco Alemanno stava trascorrendo le vacanze di capodanno nel paese abruzzese, aveva offerto a tutti gli abitanti del paese un concerto gratuito, accompagnato dalla lettura di testi teatrali. Entravamo nella piccola stanza, gremita per l’occasione. Il Cantinone era formato da una sala con copertura a crociera, di pochi metri quadri, giusto lo spazio per ospitare un paio di grandi tavolate. Appena al fianco dell’ingresso il bancone e infine un caminetto sul fondo. Tutte le pareti erano molto scure, ma non di quello scuro colorato, di quello scuro che si ottiene dopo secoli di fuliggine depositatasi sulla superficie. Lucio Dalla era seduto sul lato sinistro della sala, a ridosso della parete, assieme alla sua tastiera. In piedi Marco Alemanno, al microfono, con un blocco di fogli fra le mani. Davanti a loro i tanti accorsi, probabilmente meno di un centinaio di persone. Io mi ero posizionato con il gomito sul bancone e nonostante il caldo dell’interno ero rimasto con gli indumenti pesanti. Percepivo i sapori dei tanti formaggi, offerti per l’occasione, accompagnati dalla scelta dei vini della casa. 

Anna e Marco era la prima canzone cantata. Non la conoscevo bene, le sue parole mi diverranno familiari qualche anno dopo. Mi colpiva quell'ultima frase "Anna avrebbe voluto morire, Marco andarsene lontano, qualcuno li ha visti tornare tenendosi per mano", il giusto finale per un testo che sembra non lasciar speranze.
 
Lo ascoltavo con passione, non riuscendo a distogliere lo sguardo dal suo viso. Il parrucchino gli creava un ciuffo che scendeva sulla fronte, gli occhiali leggermente appannati e la barba incolta. Dal pubblico qualcuno intonava le canzoni, anche il barista. Terminato un pezzo si passava al recitato. E così via. Fu la volta di Cielo, Ciao, Canzone, 4/3/1943, Piazza Grande. Più il concerto andava avanti e più mi sentivo realmente felice. Era la prima volta che mi accorgevo di essere all’interno di una forte emozione e nonostante i richiami da parte dei miei amici, usciti all’esterno per prendere aria, restavo ancora fermo sul bancone, strattonato da quelli che volevano prendersi un bicchiere di vino. 

L’ultimo pezzo, non a caso, fu Caruso. L’avevo sempre considerata una canzone non attuale, dimenticata. Invece da quel preciso momento divenne una delle mie preferite. Conoscevo a memoria solo il ritornello e non avevo la ben che minima consapevolezza di chi fosse stato Caruso. Lucio raccontava nelle sue parole di un grande uomo, di un tenore, che davanti alle acque della sua Sorrento si innamora. "Te voglio bene assai", bastavano queste parole e i volti dei presenti si illuminavano e commuovevano.

Il concerto si concluse così come era cominciato, da poche note messe in fila una dopo l'altra. Fuori dal cantinone i pochi presenti al concerto scambiarono saluti e ringraziamenti col cantante bolognese. Lo attesi nei pressi del belvedere, gli strinsi la mano e feci lui i complimenti. Disponibilissimo rimase a parlare con noi ragazzi e al termine si fece la fotografia.

Nei due giorni seguenti avrò incrociato Lucio Dalla altre quattro - cinque occasioni e ogni volta era stato lui a salutarmi e a chiedermi come procedeva la settimana. Un grande uomo.


Nessun commento:

Posta un commento

I viaggi di Dante. Powered by Blogger.