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Siamo la generazione InterFlix e giriamo l′Europa in Flixbus

Sapete, alle volte guardando l’alba fuori dal finestrino del Flixbus mi vengono delle domande inutili, a cui in quel momento non so rispondere. Forse è colpa del sonno, dell’essersi svegliati nel cuore della notte per prendere il primo Flixbus in partenza, diretto in una qualsiasi destinazione europea. Dio solo sa perché durante quel tragitto che mi portava da Pescara verso Amsterdam, mi veniva in mente la stessa domanda: ma a quale generazione di viaggiatori appartengo io?

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InterFlix, partenza dalla stazione Part Dieu di Lione


Domanda inutile, e se non fosse per quell’uomo che aveva deciso di tenere il bus sveglio, con la sua russata grassa - “ha deciso di fare il concerto questa mattina” esclamava a proposito l’autista –, sarebbe sparita col sonno da recuperare. Ma la domanda mi rimbalzò in testa molto più del dovuto, visto che questo InterFlix arrivava dieci anni dopo il primo Interrail. Tecnicamente sono la stessa cosa, ossia un modo intensivo per girare l’Europa. Ma scendendo nei dettagli ci si accorge che l’Interrail si porta dietro quella generazione di persone che giravano l’Europa con i dizionari bilingue in tasca, scrivendo i loro pensieri su una moleskine invecchiata e dall’elastico allentato, mentre l’InterFlix appartiene alla generazione cresciuta con il low cost, coi traduttori simultanei e con una moleskine virtuale chiamata Instagram, in cui raccontarsi in tempo reale. Io stavo – e sto - nel mezzo di queste due generazioni, obbligato al cambiamento. Ma stavo anche nel mezzo fra il russatore bastardo sulla mia sinistra, e Aurora sulla destra, che condivideva con me questa esperienza. Mi adattavo alla situazione aprendo un libro di Least Heat-Moon.

Strade Blu” s’intitolava, e raccontava il viaggio dell’autore lungo le Blue Highways americane - per intenderci quelle strade secondarie tracciate di blu sulle vecchie cartine stradali -. Oggi sulle mappe virtuali, che apri quando hai bisogno di capire in quale diavolo di campagna ti sei andato a perdere, le strade blu sono gialle e le strade principali arancioni. Arancioni come le vie che percorrevo per arrivare ad Amsterdam, arancioni come le due frecce contrapposte nel simbolo di Flixbus. “Strade arancioni”, si potrebbe chiamare così un libro picaresco d’oggi. Fa schifo il titolo, meglio abbandonarlo.

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InterFlix, le autostrade piemontesi al confine con la Francia


Scherzi a parte, la fortuna della nostra generazione è quella di essere nata nel periodo storico della comodità. Passaporti utili solo nei paesi extraeuropei, euro che valgono anche in altre nazioni, pernottamenti a prezzi bassi con possibilità di confronto dei costi, e addirittura sistemi di ospitalità gratuita. Ma soprattutto mezzi di trasporto low cost che con pochi euro ti portano dove vuoi, spingendoti a viaggiare, a collezionare bandierine di stoffa da cucire sullo zaino, a vivere esperienze al contempo di formazione e di divertimento. Se poi questo biglietto low cost ti permette di viaggiare con 99€ - non mi dire che non hai mai ricevuto 100€ per una ricorrenza che non ci credo – allora il gioco è fatto.

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InterFlix, l'arrivo a Milano

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InterFlix, Piazza del Duomo a Milano

La mia paura prima alla partenza era quella del resistere a un viaggio lungo, seduto su un sedile [leggi l'articolo Le 10 cose da fare su un Flixbus per trascorrere il tempo]. Da Pescara ad Amsterdam ce ne passavano di km, tuttavia decisi di alleggerire il percorso sostando a Milano, Lione, Parigi e Bruxelles. Le ore per arrivare a Milano erano volate, quelle per la Francia anche. Sul bus per Lione c’era la tutta la Francia sintetizzata in 52 posti a sedere (esclusi i due posti occupati da me e Aurora): un autista ricordava un personaggio uscito da un film di Jean-Pierre Jeunet, i molti immigrati si mescolavano a signore che un tempo avranno avuto la stessa bellezza di una Françoise Hardy, anziane coppie in attesa di rivedere i loro figli all’arrivo in stazione. Ma anche una giovane coppia figlia della seconda generazione di immigrati, lui dai connotati africani, lei con mescolanza di più etnie, che nella loro riservatezza ci facevano tenerezza. Mancava la figura del russatore, rimpiazzata dal rapper di colore che guardava video di rapper di colore a tutto volume, condividendo col bus la musica di questo rapper di colore che a giudicare dalla foga con cui cantava ce l’aveva col mondo intero.

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InterFlix, l'arrivo alla Stazione Sloterdijk di Amsterdam

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InterFlix, il murale più famoso di Lione


Da Lione – città che mi ha colpito per le sue sfaccettature e penso ci vorrebbe uno specialista per capirla appieno – salivamo verso la capitale e per la prima volta arrivai a Parigi tramite la strada, scoprendo che dietro la perfezione del centro si nascondeva una megalopoli fatta di brutti quartieri e di un’edilizia cresciuta a dismisura. Provai a migliorare quella visione con le parole di una canzone ascoltata in cuffia e così sulle note dei Doors entravo nella mia città preferita. Parigi, una città composta da mille atmosfere differenti e tutte confinanti fra loro. Sai, distrattamente le conosci in modo trasversale. La vuoi vivere in maniera romantica? Allora parti col tuo amore e passeggia per le vie di Montmartre al tramonto e dalle un bacio sul belvedere o sotto quel muro dell’amore che non capisco come sia diventata un’attrazione turistica. La vuoi vivere per lo shopping? Controlla se la carta di credito funziona e sparati una frenetica passeggiata sulle Champs-Elysées. Io ho deciso di viverla sulle orme dei grandi nomi che qui giunsero in cerca di fortuna. Picasso, Modigliani, Tzara. Ma soprattutto Hemingway, la persona che mi porterei con me nel prossimo InterFlix: lui sì che è un viaggiatore e mi darebbe quegli spunti per osservare il mondo da una prospettiva diversa. Poi lo riporterei a Parigi, lasciandolo in quella atmosfera da me ricercata, magari mentre si spara un whiskey assieme a Jim Morrison fregandosene della vita. E intanto lungo la tratta che mi conduceva a Bruxelles i Doors erano ancora in concerto dentro le mie cuffiette.

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InterFlix, nel cuore di Parigi

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InterFlix, la solita foto con la Piramide del Louvre


Le autostrade belga le sapresti riconoscere fra milioni. Hanno un asfalto molto scuro, con la segnaletica marcata e il verde ai bordi della strada. Non saprei definire questo stato. Di primo impatto esclamerei “è una nazione dove puoi vedere tante nazioni”. Vi ricordate alle elementari quando ci insegnavano gli insiemi? L’intersezione di due insiemi formava un’area comune. Questo è il Belgio: un primo insieme chiamato Vallonia - con una cultura francese - un secondo insieme chiamato Fiandre – con cultura olandese – che nella loro intersezione formano Bruxelles. Bruxelles è come se fosse un ecosistema: un habitat in cui convivono tante culture, ricchezza e povertà, in un equilibrio mai così precario come negli ultimi anni. Questa mescolanza la ritrovi anche nel cibo di qualità e fa sorridere pensare che fra gli alimenti tipici della nazione ci sono cose eterogenee come le cozze, le patatine fritte e la cioccolata. Ma poi ci bevi su una 0,5 al Delirium e i pensieri vengono spazzati via da una nebbia che invade la tua massa grigia. “Diavolo se è buona questa birra”, esclamavo.


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InterFlix, festeggiando l'arrivo dell'Oktoberfest a centinaia di km da Monaco

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InterFlix, girando la città in bicicletta


L’ultima doppia freccia arancione ci faceva arrivare ad Amsterdam, tappa finale dell’InterFlix. Cosa lo dico a fare: Amsterdam è la città degli eccessi e della legalità. Una città in cui tutto sembra funzionare alla perfezione, o almeno è quello che ho percepito nel mio soggiorno. È legale anche andare in motorino sulla pista ciclabile, rischiando di falciare ciclisti inesperti o abitanti del luogo, come la nostra guida che si copriva le ferite sul braccio – “un motorino ha frenato di colpo e sono caduta in avanti”, diceva -. Della città mi sono rimasti impressi due abbracci. Il primo di una donna col bambino dopo aver rivisto il marito ad aspettarla in stazione, il secondo quello della stessa donna al marito prima di ripartire verso chissà quale meta. Il sorriso dell’andata e gli occhi lucidi del ritorno. Un po’ come la nostra allegria prima di partire e la malinconia del dover rientrare. L’ultimo Flixbus ci portava verso l’aereo, verso la fine di questa esperienza. E in quell'aeroporto il mio cappellino verde brandizzato Flixbus era ancora appeso sulla borsa, a dimostrare la riuscita del viaggio, come la bandiera di uno scalatore a sventolare in vetta.


IL TICKET PER L'INTERFLIX: QUANTO COSTA E COME SI UTILIZZA

L'InterFlix permette di visitare cinque città con un biglietto unico, con una scelta che ricade su 24 nazioni e 1200 destinazioni. Nasce seguendo le linee guida dell'InterRail con la differenza del trasporto su strada rispetto a quello su rotaia. È particolarmente adatto ai giovani della nuova generazione, che con pochi euro vogliono girare l'Europa per una formazione personale o per il puro divertimento. Per viaggiare con l'InterFlix bisogna acquistare il ticket.
Rispetto ai biglietti di un tempo, compresi quelli dell'InterRail, non c'è nulla di cartaceo. L'intero iter di acquisto e ricezione dei biglietti avviene in maniera digitale. Si andrà sul sito interflix.flixbus.it e si selezionerà il biglietto da inserire nel carrello. Si compilerà la scheda con i dati del passeggero e successivamente si pagherà con la carta di credito. Nulla di più facile. Il costo del ticket è di 99€ e considerando che una tratta internazionale costa dai 19,90€ ai 40€ ci si accorgerà di risparmiare molto. Al termine della prenotazione si attenderà la mail di conferma - solitamente entro 48 ore - in cui si riceveranno cinque voucher che azzereranno il costo dei biglietti. Basterà prenotare, volta per volta, la singola tratta scelta e riscattare il voucher. 

Riepilogo:

- Il costo di un ticket è pari a 99€
- Un ticket InterFlix, con i suoi cinque voucher, ha una durata di 3 mesi.
- Si potranno scegliere 5 tratte in 1200 destinazioni in 24 nazioni, con 200.000 tratte giornaliere.
- Si possono prenotare solo collegamenti diretti, senza cambio.
- Partenza e destinazioni sono scelte dal possessore del ticket.
- Il biglietto non è cedibile.
- Si può acquistare il posto per la corsa fino a pochi minuti prima della partenza.
- La singola corsa può essere annullata e sostituita con un'altra, telefonando all'apposito numero.


COME ORGANIZZARSI PRIMA DELLA PARTENZA

L'InterFlix è fra le esperienze di viaggio più belle che si possano fare. È giusto viverla come un'avventura, tuttavia è necessario organizzarsi al meglio per la partenza. Dopo aver acquistato il biglietto dell'InterFlix, la prima cosa da fare è 1) scegliere il punto di partenza del viaggio e quindi 2) disegnare una possibile rotta di viaggio, rispettando il numero delle destinazioni incluse nel voucher. A quel punto consiglio di 3) fare una ricerca dettagliata sulle città papabili che si visiteranno. Infine è fondamentale 4) preparare uno zaino con l'occorrente più adatto.


CONSIGLI 

- Nel caso in cui vogliate includere una sesta tappa non ci sono particolari problemi: acquistatela senza utilizzare i voucher. Siate furbi: acquistate quella meno costosa.
- Nelle tratte lunghe - superiori alle 7 - 8 ore di viaggio - potreste scegliere di viaggiare la notte, risparmiando sull'eventuale costo della camera d'hotel.
- Acquistate i biglietti volta per volta, senza prenderli tutti in una singola occasione: la flessibilità è una grande comodità da sfruttare.
- Sfruttate il Wi-Fi del Flixbus per ricaricare il vostro telefono e per connettervi. Oppure per lavorare, vedere film, etc.


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InterFlix, nella Grand Place di Bruxelles

2 commenti:

  1. Grande Dante! Bell'articolo! Io non ho ancora provato Flixbus ma non appena avrò l'occasione un viaggetto con loro lo farò volentieri...comunque si, io mi ritengo fortunato ad essere di quella generazione di mezzo che con pochi euro riesce a viaggiare molto di più rispetto a diversi anni fa. Ammetto che questa è una delle poche fortune che ha la nostra generazione anche se è una delle più appaganti, teniamocela stretta :-D!

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    1. Ciao Emanuele! Grazie mille per il complimento. Io mi trovo molto bene con Flixbus e quando ci viaggio mi ritrovo a scrivere articoli sul bus. Un modo intelligente di sfruttare gli spostamenti. Per fortuna la nostra generazione ha qualche asso nella manica! A presto :D

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