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Visitare i luoghi di Van Gogh nel Borinage, a Mons

Fra il 1878 e il 1880, Vincent Van Gogh visse in Belgio: nel Borinage. Questa provincia, in cui si trova la città di Mons, ospita oggi due abitazioni in cui visse l'artista. In cui poté dipingere, concentrandosi sul tema della povertà. Sulle figure di contadini e minatori.
Van Gogh Mons
La casa di Van Gogh a Cuesmes
 
Dio solo sa a cosa pensasse Van Gogh quando dipingeva. Gli bastavano i pochi colori sulla tavolozza e una pennellata tutta sua, per trasformare un segno sulla tela in un capolavoro. Uno fra i più grandi. O forse il più grande. Di certo un innovatore, un maestro, un folle. Tanto sfortunato in vita quanto fortunato dopo la morte, con le sue opere divenute simboli di perfezione e battute all’asta con valori impossibili. Impossibili come il suo carattere, che lo rese duro e scontroso, ma anche dolce e amichevole: con chi voleva lui.

Di certo non con gli altri artisti colleghi, e sarebbe inutile scrivere ulteriori parole sugli anni parigini. È meglio concentrarsi in quel periodo della vita dell’artista in cui fu davvero, o forse, felice. Dove riuscì a esprimere se stesso non verso una tela bianca da imprimere, ma verso le persone. Quel periodo si concentrò in una località ben precisa: la città di Mons. Anche se non visse nel centro, ma nelle zone periferiche. Vincent Van Gogh si può asserire che fu il più illustre abitante di questa città vallone, a un’ora di Bruxelles. Più di un Paul Verlaine o di un Victor Hugo. Ma perché un artista olandese si trasferì nella periferia di un piccolo centro abitato belga, nel mezzo di povera gente? 
Van Gogh mons


Tutto cominciò con i problemi psicofisici dell’artista e il volere della famiglia di mandarlo in Inghilterra. Dal canto suo il giovane Vincent lavorò nel retrobottega di una libreria, divertendosi a tradurre la Bibbia in francese, tedesco e inglese. La sua passione per le lingue si unì a quella sete religiosa. E fu per questo che convinse il padre a indirizzarlo verso gli studi teologici. Fu respinto ad Amsterdam e fu costretto a ripiegare a Laeken, nei dintorni di Bruxelles. Qui ottenne un incarico a Wasmes (oggi Colfontaine), nel Borinage, alle porte di Mons. Una regione carbonifera, in cui i minatori vivevano in estremo disagio. Il suo incarico avrebbe avuto un contratto determinato di sei mesi: un vero e proprio periodo di prova. 
Van Gogh Borinage


Durante lo stesso, Van Gogh cercò di togliersi i panni di benestante borghese e di assumere quelli di un povero uomo a servizio dei poveri. In tal modo si fece rispettare. Amare. Non solo predicava, ma soccorreva i feriti, aiutava i malati, donava cibo agli affamati e cedeva il letto a chi non lo aveva. Preferiva riposare in luoghi di fortuna, come sulla paglia, diventando il primo bisognoso. Questo atteggiamento lo avvicinò ai minatori che lo adottarono come loro guida. La cosa non venne ben vista dagli alti ranghi che nel Borinage lo avevano mandato: al termine del contratto fu lasciato senza incarico e invitato a lasciare la città.
Lasciò la località di Wasmes e quella miniera denominata Grand Hornu, un gioiello dell’archeologia industriale. Si trasferì a sud-ovest di Mons, a Cuesmes, in una piccola casa immersa nella natura. La condivise con un minatore e finalmente trovò un luogo di pace in cui poter predicare, aiutare, dipingere. Qui restò per due anni, prima di trasferirsi in Francia e trovare la grande svolta della sua carriera artistica. Restò la produzione artistica di quel periodo storico: molti bozzetti, disegni e dipinti. Il più delle volte scuri, come il suo stato d’animo, e quasi sempre con gli stessi protagonisti: minatori o agricoltori. Pochi anni dopo, da quell’esperienza fu concepito il quadro “I mangiatori di patate”, capolavoro fra i più belli della sua produzione artistica. 
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VAN GOGH E MONS: NEL 2015 UN ANNO DEDICATO A LUI

135 anni dopo quel 1880, la città di Mons ha deciso di rendere una nuova giustizia al pittore. Un po’ per far leva sulla sua figura culturale, un po’ per omaggiarlo del grande aiuto portato alla popolazione povera del tempo. Così, nel 2015, con la nomina di Capitale Europea della Cultura, Mons ha incentrato l’anno culturale sull’artista olandese. Per lui sono state organizzate mostre, eventi, dibattiti. Nel museo cittadino, alle spalle della piazza del comune, è stata raccolta una collezione di opere da lui realizzate negli anni del Borinage. Inoltre sono state allestite delle installazioni sparse per la città, che ripercorrevano la vita dell’artista. In questo modo, il BAM – Museo delle Belle Arti di Mons – è divenuto la succursale del Van Gogh Museum di Amsterdam. Una tappa fondamentale, centrale, per chi gira fra l’Olanda e la Francia sulle orme dell’artista.


LA CASA DI VAN GOGH A CUESMES

Non lontano dal centro città di Mons, nella periferia sud-ovest, si trova una strada formata da piccole villette con giardino, disposte l’uno al fianco dell’altra. Nel mezzo di due abitazioni si apre Rue du Pavillon: una piccola via, in parte asfaltata, in parte sterrata, che termina a ridosso di un cancello: sul citofono un etichetta: “Vincent Van Gogh”. Naturalmente non è l’etichetta originale e probabilmente nemmeno esisteva al tempo, ma indica quella che era la casa di Cuesmes in cui visse l’artista
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La casa di Van Gogh a Cuesmes


Si trova nel verde, circondata da alberi, fiancheggiata da un rio, fronteggiata da un bel prato verde con un piccolo viale. Tutta costituita di mattoni rossi, con una forma tipica delle regioni del nord e quel tetto a falde sporgenti. Grandi finestre marcate a risaltare nella muratura. Una particolarità: pende. E anche vistosamente. Ma questo piccolo gioiellino, in cui ci si sente al di fuori della città, quasi immersi nella più selvaggia natura, si cela parte della vita di Van Gogh. Entrando si potrà ripercorrere la vita dell’artista attraverso una presentazione audiovisiva, passeggiando fra vetrine con cimeli e bozzetti. Lo studio in cui dipingeva è stato ricostruito fedelmente. C’è una copia de “Gli Zappatori”, appesa alla parete. Tutto austero, semplice, povero: proprio come la vita dell’autore durante il soggiorno. 
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La casa di Van Gogh a Cuesmes, dettaglio



COSA VEDERE NELLE VICINANZE: LA CITTÀ DI MONS

Una città viva, vibrante. Piccola e delicata. Precisa e marcata. È questa Mons, una delle più importanti della Vallonia, situata al confine francese e molto più vicina a Valenciennes e Lille rispetto alla capitale belga Bruxelles. Una città influenzata dalla cultura francese, ravvivata dalla forte immigrazione: un centro di gravità in cui si sono sposate diverse culture.
La pluralità la si può leggere nella piazza centrale, ruotando a 360° verso i prospetti degli edifici maggiori e i palazzi. Ci si accorge della convivenza di più stili in contemporanea, che vanno dal medioevo fino ai giorni nostri. Tutti assieme: proprio come le culture. O come gli abitanti e gli studenti, perché non va dimenticato. O meglio va detto: Mons è una città universitaria, fatta di giovani studiosi che la sera si godono una birra nei tanti localini dalle vetrate illuminate. 
Van Gogh Borinage
La città di Mons


In questo clima tutto appare avvolto da un velo magico, a tratti nostalgico. E non si può far altro che farsi abbracciare dal piacere di girare senza una meta, senza un punto specifico. Fermandosi, quello sì: il più delle volte di fronte a un monumento, alle altre davanti a una vetrina artigiana. I monumenti sono diversi e tutti raccolti fra loro. Il primo, e più importante, è il municipio. È l’Hotel de Ville, con forme gotiche e una torre che divide la facciata in due parti, simmetricamente. Al suo interno risiede la municipalità e si svolgono matrimoni ed eventi. Vengono sfruttate le eleganti stanze e il salone da ballo, al primo piano. Ad aprire le danze, il più delle volte, è stato Elio di Rupo, il primo cittadino ed ex primo ministro belga. E sempre lui ha ufficiato alle nozze civili degli abitanti cittadini, in quella sala in cui è presente un grande affresco a quattro pareti, ritraente la festa popolare della città: il Doudou. 
Van Gogh Borinage
L'Hotel de Ville di Mons


Il Doudou è l’appuntamento folkloristico di Mons. Tanto particolare quanto importante: ecco perché dal 2005 è stato riconosciuto Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Si tratta di una celebrazione cominciata nel 1349, quando la città di Mons cominciò una processione per chiedere una clemenza divina sulla peste che si stava diffondendo. La clemenza arrivò: e da quel momento la celebrazione si è sempre fatta. Nel 1380 fu introdotto il Gioco di San Giorgio, ossia la rievocazione mitologica dello scontro fra il santo e il drago. In questa occasione la figura di San Giorgio è interpretata da un attore a cavallo, quella del drago da un grande costume indossato da più persone e fatto passare fra il pubblico da altrettante. All’estremità della coda c’è la criniera di un cavallo: è ambita dai cittadini, in quanto è un porta fortuna. Non è facile riportarsela a casa e il più delle volte ci si deve accontentare dei peli della stessa caduti a terra, involontariamente. 
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La Collegiata di Santa Valdetrude a Mons


La manifestazione si svolge in piazza, la processione invece comincia dalla Collegiata di Santa Valdetrude. È una chiesa dalle dimensioni mastodontiche, che cela al suo interno un patrimonio artistico di grande pregio. E pensare che un tempo era privata: potevano godere dei suoi spazi solo poche monache canoniche. Da qui parte il carro dorato con la statua del santo, che sfila per le vie cittadine dapprima in discesa, e quindi in risalita. È fondamentale spingere il carro: l’ultima volta in cui non venne fatto nel Belgio arrivò la piaga della Guerra Mondiale. Meglio credere nel folklore. Meglio far rivivere quel folklore. Il carro arriverà a sfilare anche all’ombra del Beffroi, la torre civica restaurata nel 2015. È candidata a diventare – assieme agli altri beffroi – un patrimonio UNESCO. Nel frattempo sovrasta la città e permette di godere di una vista unica su questo piccolo centro abitato che guarda al presente e strizza l’occhio al futuro. Già, in quanto c’è una Mons che sta crescendo velocemente, quella delle grandi firme di architetti: la nuova stazione di Santiago Calatrava, il nuovo complesso di Daniel Libeskind. 
Van Gogh Borinage
Il Beffroi di Mons



COSA VEDERE NELLE VICINANZE DI MONS: GLI ALTRI CENTRI

La posizione di Mons fa sì che con meno di un’ora di viaggio si riesca ad arrivare in molte delle località limitrofe. La prima tappa fortemente consigliata si trova a 8 km di distanza, presso il complesso del Grand-Hornu. Un tempo fu costruito per l’estrazione mineraria e progettato secondo standard inusuali per il tempo, di gran lunga innovativi. Oggi è un sito UNESCO e ospita il Mac’s – Museo d’Arte Contemporanea.
Sempre nelle vicinanze di Mons c’è la città di Binche, in cui si svolge il Carnevale dei Gilles. Anch’esso unisce la tradizione al costume e attira la presenza di turisti dal circondario e dalla nazione. Le sue origini sono antiche e il riconoscimento di “Patrimonio Immateriale dell’Umanità” gli ha fatto assumere una fama ancor più grande. Infine, a nord est si potrà visitare il Castello di Belloeil, con la sua collezione di gran rilievo. Bruxelles è a un’ora di macchina, così come Gent. I centri di Valenciennes e Lille sono molto vicini.


COME ARRIVARE A MONS

La città si trova in Vallonia, nel sud est del Belgio. È molto vicina al confine francese, distante circa una ventina di km. Le tempistiche con Bruxelles sono di un’ora circa. Vi si può arrivare facilmente in treno, ma anche con i bus e in macchina. La stazione, in fase di costruzione, è ben collegata al centro città.


COME MUOVERSI A MONS

Nonostante sia una delle città più importanti della Vallonia, Mons è molto piccola ed è facilmente girabile a piedi. La distanza fra la prima periferia, e la piazza centrale, è di dieci minuti di cammino. Questo ci fa capire come la si possa tranquillamente attraversare a piedi. In bicicletta non è consigliata: troppi sali e scendi e soprattutto la presenza del pavé.


DOVE DORMIRE A MONS

Fra le strutture alberghiere più belle della città ne consiglio una: l’Hotel Dream. Si trova a cinque minuti a piedi dalla piazza centrale ed è ricavato all’interno di una chiesa sconsacrata. La particolarità sarà quella di dormire avendo un rosone come finestra, o degli archetti di fronte al letto. Il tutto con un servizio impeccabile, una sala ristorante di design e una spa piccola ma piacevole. 
mons dove dormire
L'Hotel Dream di Mons



Articolo Scritto: Giugno 2018.
Ultima Modifica: Giugno 2018.

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