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Dalle piccole vie al Bosco Verticale: visitare il Quartiere Isola di Milano

Negli ultimi anni il Quartiere Isola di Milano ha subito una rivoluzione artistica e culturale che lo ha reso uno dei più interessanti della città. Qui si fondono culture, in uno spazio fra il futuro e la tradizione. Fra le piccole vie e il nuovo Bosco Verticale.

“Il progetto nasce da un milanese: Stefano Boeri, ma verrà replicato in altre città del mondo, come Utrecht e Zurigo”. È questa la frase che una guida turistica, rivolta verso i turisti in bicicletta. Esclamata sotto l’ombra del Bosco Verticale, prima di quell’orario proibitivo che trasforma Milano in un forno a cielo aperto. Ha scelto di mostrare ai turisti il nuovo simbolo della città, di questi ultimi anni. Più di quell’Albero della Vita rimasto ancorato nella Rho di Expo2015, più di qualsiasi altro monumento milanese sbattuto in prima pagina nelle guide turistiche. Forse un giorno il Bosco Verticale si contenderà “la top 10” assieme al Duomo o al Castello Sforzesco, nel frattempo si gode il merito di aver donato al luogo una nuova identità. Probabilmente lontana da quel contesto che lo circonda, ma comunque in grado di convertire il tutto drasticamente. Di certo un punto di riferimento. Un faro, replicabile a Milano come a Zurigo, che in parte perde l’identità milanese e ne assume una mondiale. Ma che al momento resta il primo tassello di questo puzzle sul quartiere di Isola: quello che ha trascinato l’intero quartiere verso il cambiamento



Ma facciamo un salto nel tempo, quando il bosco verticale non era ancora un’idea dell’architetto Stefano Boeri. O prima, quando Stefano Boeri non era ancora stato concepito. E così via, indietro fino alla fine del XIX secolo. A cavallo dei due secoli, il quartiere di Isola era una cittadella, situata lungo la strada che collegava Milano a Como. In quella parte nord della città, fra Corso Como e Via Borsieri. Arrivò la ferrovia, e successivamente la Stazione Garibaldi, a spezzare i collegamenti e a “isolare” il quartiere. Da qui il nome. Crebbe autosufficiente, con i suoi problemi annessi, abbracciando una popolazione fatta per lo più di operai: le fabbriche, fra cui quella della Pirelli, sfruttarono al meglio i collegamenti su rotaia. Le strade non furono costruite per la Milano delle grandi vie di comunicazione e questo permise al quartiere di Isola di crescere con i connotati di una piccola cittadella, con le sue strette vie su cui si affacciavano palazzi dai differenti canoni estetici. Alcuni dallo stile, inconfondibile, di fine ‘800. Altri con una semplicità edilizia di quegli anni ’60, figli del boom economico. 

Frida Isola
Quartiere Isola, murale


Col passare degli anni il quartiere è stato inglobato nella città, non prima di aver attraversato un periodo buio. Ma è da questo momento che Isola inizia a evolversi. Il costo delle abitazioni, e degli affitti, diviene inferiore rispetto al resto della città. La circostanza attira un target fatto di giovani famiglie e di stranieri. Ne vien fuori una pluralità culturale, visibile nei tanti negozi e ristoranti etnici. Contemporaneamente si riscopre il senso civico del quartiere, con un’atmosfera conviviale che ricorda quella di una città più piccola. Nascono progetti cittadini, fra cui la prima Social Street di Via Farina e Isola. Nel frattempo si è innescata la scintilla che trasforma la fine di Via Como nella nuova City di Milano. Il progetto urbanistico capovolge un intero quartiere e su quell’area di risulta, un crocevia di collegamenti nei pressi della Stazione Garibaldi, sorge la piazza futuristica di Gae Aulenti. I grattacieli si stagliano su uno spazio semicircolare, fatto di eleganti e costose vetrine, aperti verso una passerella che conduce fino a Piazza Alvar Aalto. “La ciliegina sulla torta” diviene quel progetto dell’architetto Stefano Boeri: il Bosco Verticale, nuovo simbolo di Milano e faro del quartiere di Isola. 

bosco verticale
Quartiere Isola, il Bosco Verticale


Oggi Isola è una risposta della città alla contemporaneità. E forse a molte di quelle domande che ci poniamo: quale saranno i limiti cittadini nei prossimi anni? Potrà mai esserci una integrazione sociale e culturale? Basta camminare per le sue vie per farsi un’idea. Soprattutto nella mattina del sabato, quando il mercato rionale colora ancor di più le strade. Via Volturno, Via Perasto, Via Antonio Pollaiuolo: tappe obbligatorie per capire l’identità. Senza una precisa meta, fermandosi al richiamo di un particolare scorcio, o di un caffè che in un modo o nell’altro ci piace. Alle volte è sufficiente guardare all’interno di un portone aperto, per riscoprire un ecosistema urbano nostalgico. Come quel cortile con il benzinaio, oramai impossibile da trovare altrove. O quel rivenditore di autoricambi con un gran murale su tutta la superficie dello stabile. La via principale resta la colorata Via Pietro Borsieri: dal liberty ai giorni nostri sopravvive con le sue forme architettoniche. 

Quartiere Isola, benzinaio e autolavaggio in un cortile


Non per ultimo assumono un loro ruolo importante i murales. Sono distribuiti su tutto il quartiere e sembrano far parte di un progetto comune. In realtà è una risposta artistica a quello che è il cambiamento. Alcuni sono semplici attacchi d’arte alle volte mal riusciti, altri sono capolavori che meritano di essere visti. 

Quartiere Isola, murale



IL BOSCO VERTICALE: IL NUOVO SIMBOLO DI ISOLA

Torniamo a Stefano Boeri e a quella sua idea rivoluzionaria. Già negli anni ’30 Le Corbusier, con i 5 punti dell’architettura, la possibilità di inserire sul tetto un giardino (inteso come spazio aperto da sottrarre al terreno). Boeri non inserisce un semplice giardino sul tetto del grattacielo, ma un vero e proprio bosco verticale, dove ogni appartamento ha il suo giardino pensile. Un’idea rivoluzionaria, che cambia il modo di pensare la sostenibilità. In molti considerano questa scultura, fra l’artificiale e il naturale, come una semplice idea di decoro urbano. Per altri è il simbolo del cambiamento: per l’architettura, per il quartiere di Isola. Oggi le due costruzioni sono già un punto di riferimento per la cittadinanza. Si stagliano su un paesaggio irreale in cui le vecchie abitazioni popolari, un tempo degradate e contestualizzate, si trovano a essere le testimoni diretti del nuovo che avanza. 

bosco verticale
Quartiere Isola, il Bosco Verticale



COSA VEDERE A ISOLA

Le piccole biblioteche libere. Non passano inosservate e sono posizionate in alcuni angoli strategici del quartiere di isola. Si tratta di costruzioni in legno, che fungono sia da librerie, sia da luoghi in cui sedersi e leggere. Queste hanno rivalorizzato la cultura urbana, introducendo la pratica del bookcrossing. Le librerie divengono di quartiere, aperte a tutti, nel bel mezzo di un incrocio. 

Quartiere Isola, una piccola biblioteca libera


La Casa della Memoria. Ospita al suo interno quelle associazioni italiane che conservano la memoria della conquista di libertà e democrazia in Italia. Si tratta di un prisma a base rettangolare, interamente rivestito di immagini storiche. È situato al fianco del Bosco Verticale, in quello che è divenuto il nuovo ingresso pedonale di Isola. 

Quartiere Isola, la Casa della Memoria


La Chiesa di Santa Maria alla Fontana. La storia di questa chiesa-santuario nasce per il volere di Luigi XII di Francia, che attribuì alla fonte, su cui successivamente sorse la costruzione sacra, delle proprietà taumaturgiche. Divenne una meta di pellegrinaggio per i ricchi del tempo. La fonte subì un inquinamento irreversibile allo scoppio di una vicina fabbrica di bitume, nel XIX secolo, e da allora rimase solo la chiesa stessa.


COSA VEDERE NELLE VICINANZE DEL QUARTIERE DI ISOLA

Piazza Gae Aulenti.
Il nuovo centro finanziario di Milano si trova qui, in una piazza contemporanea progettata dall’architetto Cesar Pelli. In questo spazio, rialzato di 6 metri rispetto alla strada, si concentrano le società che fanno grande Milano e la rendono competitiva in tutta Europa. Gli edifici sono disposti a semicerchio, aperti verso la passerella che porta in Piazza Alvar Alto e in uno scorcio che permette di vedere il Bosco Verticale. Due grandi accessi: quello su Corso Como, già di per se rivalorizzato dal nuovo assetto urbanistico, e quello che si apre sulla sottostante Stazione ferroviaria Garibaldi, la seconda per importanza in città. Al di sotto di Piazza Gae Aulenti si trova un centro commerciale, con i suoi negozi e ristoranti.

Il Cimitero Monumentale.
Se a Parigi una parte del flusso turistico si concentra verso il cimitero di Père-Lachaise, a Milano gli amanti delle tombe “famose” scelgono il Cimitero Monumentale. Si tratta di un grande spazio, impreziosito in facciata dal Famedio. La sua costruzione risale al biennio fra il 1864 e il 1866, atta a un’unione dei tanti cimiteri cittadini in un unico spazio. Qui si trovano tombe risalenti a più secoli, inserite all’interno di un grande giardino, in cui grandi nomi dell’arte hanno firmato sculture funebri di ottima fattura: non sorprende trovare una scultura del Pomodoro in mezzo alle lapidi. Vi sono sepolti personaggi di spicco come Alessandro Manzoni, Ascari padre e figlio, Gaspare Campari, Achille Castiglioni, Carlo Cattaneo, Walter Chiari, Guido Crepax, Giangiacomo Feltrinelli, Dario Fo, Ambrogio Fogar, Giorgio Gaber, Francesco Hayez, Enzo Jannacci, Herbert Kilpin, Duilio Loi, Filippo Tommaso Marinetti, Alda Merini, Arnoldo Mondadori, Bruno Munari, Giò Ponti, Franca Rame, Angelo Rizzoli, Salvatore Quasimodo. 

Cimitero Monumentale di Milano, il Famedio

La Maggiolina e il villaggio dei Giornalisti. Sono due quartieri l’uno a ridosso dell’altro, difficili da distinguere. Sono caratterizzati dalla presenza di abitazioni particolari, sperimentali e anticonformiste. Fra di queste sono celebri gli igloo, alcuni dei quali ancora presenti e ben tenuti, e quelle a fungo, scomparse nel tempo. Sempre qui è possibile ammirare Villa Figini, un’abitazione a palafitta progettata dall’omonimo architetto: una risposta razionalista a quel villaggio del tutto particolare. Il villaggio dei giornalisti prende il nome proprio dalla presenza dei giornalisti in quegli anni di inizio secolo scorso. 

Quartiere La Maggiolina, casa igloo



UN LOCALE SU TUTTI: IL FRIDA ISOLA

Cosmopolita, underground e sperimentale. Qualcun altro suggerisce radical chic. Il Frida Isola è il locale che più di tutti riassume lo stile del quartiere di Isola. Colpisce per il suo stile in primis, fatto di un design che unisce il “finto degrado” (piante rampicanti che invadono la lamiera della copertura) con spazi ricercati e ben progettati. Vi si accede da un cortile, in cui è presente un murale famoso. Da qui una piccola apertura immette in un secondo cortile, coperto da una lamiera con pannelli trasparenti. Questo spazio, aperto verso un cortile con piante rampicanti, è diviso in una sala e in un soppalco. Regna il colore, ma soprattutto la luce. All’interno il locale diviene un elegante ristorante, anch’esso con una sua atmosfera ricercata. Per arrivarci l’indirizzo è Via Antonio Pollaiuolo 3. 

Frida Isola
Quartiere Isola, Il Frida Isola



COME ARRIVARE NEL QUARTIERE DI ISOLA

Il modo migliore per arrivare al quartiere di Isola è quello di sfruttare la linea metropolitana. La fermata “Isola” si trova sulla Viola (San Siro – Bignami). Personalmente consiglio di scendere a Garibaldi e dalla stazione entrare dapprima in Piazza Gae Aulenti e quindi verso il Bosco Verticale. 




Articolo Scritto: Agosto 2018.
Ultima Modifica: Agosto 2018.

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