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Il tour dei luoghi di Georges Simenon a Liegi

Il più grande giallista di tutti i tempi, Georges Simenon, nacque a Liegi. Nonostante i suoi libri fossero per lo più ambientati in Francia, in questa città del Belgio si possono ritrovare elementi narrativi cari allo scrittore. Un tour sui luoghi di Georges Simenon a Liegi, studiato per gli appassionati del maestro della letteratura. 

simenon liegi
 

Contemporaneo e passato coesistono e contrastano, in una città cosmopolita in cui l’integrazione culturale sbatte nelle periferie oltre il Fiume Mosa. Liegi è un tuffo nel tempo, nella città che fu, centro nevralgico della chiesa, centro di grandi imperatori che da qui son passati. Centro in cui si racchiudono le storie noir di una città che diede i natali a Simenon, grande protagonista della letteratura novecentesca. E proprio seguendo le orme del giallista si potrà andare alla scoperta di una città nascosta: dietro i suoi aneddoti, dietro le sue storie vere, fra testimonianza e leggenda.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla porta d’ingresso della città. Non un arco, come ci avevano abituato i romani, transitati di qui 2000 anni fa, ma una stazione ferroviaria. Un vero e proprio gioiello dell’architettura contemporanea che proietta Liegi in un futuro prossimo. È la Stazione Guillemins, ideata da Santiago Calatrava e ribattezzata “Cattedrale di Luce”. Cattedrale, non una parola casuale, ma un ponte fra passato e futuro. Fra questa “cattedrale” e quella che un tempo riempiva la piazza principale della città: la stessa piazza in cui ogni giorno Simenon si spostava fra il commissariato e casa sua, alla ricerca di storie da trasformare in racconti. 

stazione guillemins
La Stazione Guillemins



LIEGI: UN PO’ DI STORIA

Liegi è la più grande città della Vallonia e nacque in una data specifica: il 17 settembre 705, laddove sorgeva una grande palude che si estendeva dal Fiume Mosa fino alla collina. L’area era stata precedentemente colonializzata dai romani, che qui vi costruirono delle terme, tutt’oggi visibili negli scavi archeologici. Tuttavia con la fine dell’impero il luogo fu lasciato in decadenza e il degrado trasformò quelle geometrie in rovine. Ma poi si arrivò al medioevo e a quella famosa data del 705. In quell’anno il vescovo della vicinissima città di Maastricht, tale Lamberto, fece costruire la sua casa nelle vicinanze della collina, laddove oggi sorge la piazza di St Lambert dedicata a lui. L’episodio che diede impulso alla nascita di Liegi non fu quell’abitazione nel nulla, ma il rifiuto dello stesso Lamberto a celebrare un battesimo. Per questo episodio lui venne ucciso, in segno di vendetta. 

Tuttavia le tante persone giunte fin lì per omaggiare la figura del vescovo, cominciarono a pregare in quel sito e nel giro quella casa divenne una meta di pellegrinaggio. Si parlava di miracoli, continui e costanti, tantoché la voce si sparse dapprima per tutta la Vallonia, e quindi fino a Roma. Il papato approfittò della situazione e col tempo fece costruire qui sette collegiate e cento chiese: un record, secondo solo a Roma. Liegi, che nel frattempo era diventata un centro fiorente, fu ribattezzata la “Gerusalemme del nord”. I vescovi divennero i signori della città. Il simbolo del loro potere fu un grande e imponente palazzo, realizzato al fianco della vecchia cattedrale che in quegli anni era una delle costruzioni più grandi al mondo.

Con Ottone III la città divenne un principato vescovile (solo Trento ebbe un caso simile). E non solo. Lo stesso vescovo di Liegi divenne uno dei sette elettori dell’imperatore. Nel 1468 fu conquistata dai francesi, guidati da Carlo “il temerario”. Essi distrussero la città e la fecero bruciare per 5 settimane. Forse da questo episodio nacque l’appellativo di Liegi: “la città ardente”. Alla morte di Carlo la figlia Maria di Borgogna liberò la città. Poi, col rinascimento, si ebbe un lungo periodo di splendore. I vescovi si circondarono di artisti italiani, credendo in quella nuova corrente artistica che si stava diffondendo: il rinascimento. Entrarono in contatto con lo stesso Leonardo da Vinci. Inoltre, dati i buoni rapporti con Carlo V, ottennero agevolazioni e tesori.

Il gran potere della chiesa terminò con Napoleone Bonaparte. Gli ideali rivoluzionari francesi si spinsero fino a Liegi, simbolo della chiesa. La sua cattedrale fu distrutta definitivamente nel 1792 e le sole fondamenta restarono nel tempo. Laddove sorgeva la navata principale, furono installate delle colonne in ferro, a ricordare la scansione dei pilastri della chiesa che fu. Al di sotto di quella Piazza St Lambert, ci sono tutti secoli di storia della città, raccolti in un grande complesso archeologico, che comprende i resti di una domus romana, le pietre della casa di Lamberto (punto esatto in cui nacque Liegi) e le fondamenta della Cattedrale. 

st lambert liegi
Piazza St Lambert



LIEGI: I LUOGHI DI SIMENON

Gli amanti del Commissario Maigret hanno l’obbligo morale di passare per Liegi, non tanto per vivere i luoghi di Simenon, bensì per rileggere nell’atmosfera della città i racconti del giallista. Dietro quella narrazione relativamente semplice si nasconde una grande complessità, figlia non solo della fantasia del giallista, ma di storie vere, accadute a Liegi in quegli fra le due guerre. Il tutto viene arricchito da una ricerca che scava nella psicologia umana, per iniettare nelle menti del lettore un ulteriore tensione. E infine il cambio di punti di vista fa vivere le storie sia dalla parte dei “buoni”, sia da quelle dei colpevoli. 

Nonostante il personaggio di Maigret venga fatto nascere in Francia, e operare nella capitale Parigi, città in cui si trasferì l’autore, nella scrittura di Simenon c’è molto di Liegi. Innanzitutto quell’atmosfera un po’ decadente, un po’ magica, ma anche le geometrie degli edifici (comunque influenzate dall’architettura francese), il tanto grigio. La nebbia, il calore dei caffè dietro una vetrata appannata. La sua penna non nasce dalle pagine dei libri, bensì da quelle dei giornali. Dalla Gazzetta di Liegi, in cui si firmava Georges Sim. E fu uno dei tanti treni da lui descritti a portarlo definitivamente in Francia, ad abbandonare quella città belga a cui resterà sempre legato.

A Liegi ambienterà due suoi racconti: “L’impiccato di Saint-Pholien” e “La Ballerina del Gai-Moulin”, oltre all’autobiografi “Pedigree”. E in questi racconti colpisce come i personaggi siano palline di un flipper che sbattono sempre nei soliti luoghi della città: dal centro di Place St. Lambert fino al Pont Des Arches. Per poi andare nell’oltre Mosa e ritornare su Rue Leopold. Ma c’è una motivazione: sono gli stessi luoghi in cui Simenon trascorreva le sue giornate. La sua casa, danneggiata a seguito di un’esplosione di un palazzo al suo fianco, la questura, da cui prendeva spunto per le storie, e la sede della Gazzetta di Liegi, erano tutte e tre vicinissime, nel pieno centro della città.

Place du Marche. Il giro sui luoghi di Simenon comincia da questa piazza. Non è la principale della città, ma è quella più amata. Presa d’assalto da locali e turisti, con i suoi eleganti palazzi e i tanti caffè e pub in cui gustarsi una birra trappista a pochi euro. Simenon è seduto qui, su una panchina, ad aspettare non i curiosi, ma le storie. O forse a contemplare la sua città, quella triade di palazzi a lui cari. Quella statua in ottone ha il braccio proteso verso il compagno di turno nella panchina, che un po’ rende ancor più umano uno scrittore che dalle testimonianze di chi lo aveva conosciuto aveva un carattere deciso e difficile. La pipa in bocca, a ricordare quel vizio immortalato in tante fotografie.

Rue Leopold. A pochi passi dalla Place du Marche si entra in questa via che l’immigrazione ha trasformato in spazio multietnico. Al fianco dell’odore dei capelli fonati di una parrucchiera del Congo, e della carne appena rasata in un kebab turco, c’è una palazzina parzialmente arsa, per via dell’esplosione di un palazzo: è quella la casa natale di Georges Simenon, la stessa in cui visse fino al trasferimento parigino. Nacque un venerdì 13, ma la madre lo fece registrare con un giorno di anticipo, il giovedì 12, per via della sua grande scaramanzia. In quella casa visse, fino agli ultimi giorni, sua madre Henriette, che lavorava nei vicini grandi magazzini di Place St. Lambert. E sotto quel palazzo, nel salone della parrucchiera, una targa ricorda la nascita dello scrittore.

Rue de l’Official. La sede della Gazzetta di Liegi si trovava in questa via. E fu qui che Simenon scrisse i suoi primi articoli. Raccoglieva informazioni dal Commissariato di Polizia della città, collocato nella vicina Place du Marche, per poi rielaborarli e seguirli nel tempo. Andava spesso nel Palazzo di Giustizia, alle spalle della redazione, per aggiornare i suoi articoli, seguendo vicende noir della città. All’entrata del palazzo, sotto la loggia, una targa in ottone ricorda l’ultimo ritorno di Simenon in città: per seppellire sue madre. 

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La statua di Georges Simenon



IL COMMISSARIO MONTALBANO È ORIGINARIO DI LIEGI

Simeon si nascondeva dietro un cappello e una pipa, Camilleri dietro una coppola e una sigaretta. Il creatore di Maigret, il creatore di Montalbano. Il più grande giallista belga, il più grande giallista Italiano. Mentre Simenon era all’apice della sua carriera, un giovane regista italiano venne inviato a Liegi, per trasformare i libri del Commissario Maigret in uno sceneggiato per la RAI. Quel giovane regista era Andrea Camilleri, figura che fino a quel momento non aveva scritto nulla. Da quel soggiorno belga, Camilleri si portò con sé il genere Noir e si appassionò talmente tanto al personaggio di Maigret, e allo stile di Simenon, che al ritorno in Italia cominciò a pensare a un suo personaggio. Lo chiamò Montalbano, dedicandolo a uno scrittore a lui amato, nonché suo amico stretto: Manuel Vasquez Montalban. Camilleri esordirà solo nel 1978, inaugurando una delle più belle carriere fra gli scrittori contemporanei. E oggi lo si può affermare: se Montalbano è nato è soprattutto grazie a quel soggiorno di Liegi.


LA LIEGI TURISTICA: DA LEONARDO A CALATRAVA

Il palazzo vescovile: opera Leonardiana?
È un palazzo con uno stile unico al mondo, sintesi del gotico (archi a ogiva, volte) e del rinascimento (pianta dell’edificio, chiostro, gallerie, fasce marcapiano). Venne costruito la prima volta durante il medioevo, in seguito fu ricostruito seguendo i canoni estetici italiani. Si pensa che il progettista possa essere Leonardo da Vinci: attenzione, fu lui a fare il disegno, ma non seguì i lavori. La storia della costruzione del palazzo è fortemente legata a quella dell’imperatore Carlo V, grande amico del vescovo. Al tempo la sua Spagna scoprì l’America e pertanto fece tesoro delle nuove scoperte. Molti oggetti furono portati nel palazzo di Liegi e non solo: il vescovo decise di decorare il chiostro con due tematiche, cioè la follia (in omaggio a Erasmo da Rotterdam che visse a Bruxelles) e il Nuovo Mondo. Così, nella prima metà del XVI secolo, Liegi era una delle pochissime città a vantare una cultura delle Americhe. Nelle decorazioni sulle colonne, troviamo figure latinoamericane, forse aztechi. La raffigurazione della follia, tema astratto, è pensata in chiave allegorica: un uccello che toglie la pietra, simbolo di pazzia, dalla testa di un uomo. Nella prima colonna ad angolo dall’ingresso, si ha un giglio fiorentino, da non confondere con quello francese: è un omaggio al rinascimento italiano e alla figura di Leonardo da Vinci, grande amico del vescovo. 

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Il Palazzo Vescovile


La Piazza del Mercato. Un tempo era il centro della città. Su di essa si affacciavano i tre poteri maggiori: la cattedrale (chiesa), il palazzo vescovile (podestà) e il palazzo di città (comune). Vi si svolgeva il mercato e il punto di riferimento era una fontana barocca, opera di un allievo del Bernini. Questa, divisa in quattro parti, è sormontata da una colonna, rappresentante la libertà: infatti al tempo, chiunque volesse parlare alla popolazione, doveva porsi al di sopra dei gradini della colonna. Venne tolta da Carlo “il temerario”, per poi essere riposta nello stesso punto dalla figlia Maria di Borgogna. Una voce popolare dice che chiunque tocchi la colonna, morirà soffrendo. In un bassorilievo è raccontata la storia di Tchantchès, la mascotte della città. Sulla piazza sono presenti sculture a forma di pigna: quelle chiuse sono state fatte in un momento di difficoltà della città, quelle aperte in un momento di tranquillità.

La Stazione Guillemins: un’opera firmata Calatrava.
Ha la forma di un grande occhio e rappresenta un simbolo del Belgio che guarda al futuro. Le sue dimensioni sono mastodontiche, tanto da renderla la prima stazione ferroviaria di Europa per grandezza: 200 m di lunghezza, 40 m di altezza e 73 di larghezza. È stata progettata con materiali “cari” a Calatrava, fra cui l’acciaio, il cemento e il vetro: l’unione fra questi dona imponenza e leggerezza allo spazio. Non possiede una facciata vera e propria, ma quell’unica grande navata (la palpebra dell’occhio) aperta verso la città ne è il fronte adottato come principale. Ricorda la Stazione Oriente di Lisbona e ha delle somiglianze con quella di Reggio Emilia.

Il Museo della vita della Vallonia.
È un ex convento francescano, con al suo fianco la chiesa. Una curiosità: non appena nacque l’ordine dei francescani, il vescovo di Liegi ne riconobbe subito la loro importanza e gli affidò dei terreni. La facciata della chiesa è in stile barocco. Ha un chiostro contemporaneo e una costruzione distaccata che un tempo era la casa dell’abate. Al di sopra del complesso francescano c’era una collina adibita ad orto. E fra le tante specie vegetali qui coltivate ve n’era una insolita per queste latitudini: il vigneto. Sembra incredibile, ma a Liegi si produceva un vino locale. Il tutto attraverso uno stratagemma pensato dai monaci: utilizzare lastre di ardesia lasciate al sole nelle ore diurne, e posizionate al di sotto dei vigneti nelle ore notturne. In questo modo, rilasciando calore, consentivano la sopravvivenza del vigneto. Un qualcosa che oggi ci ricorda i pannelli solari. Una sola volta l’anno ogni monaco poteva chiudersi in cantina, per bere tutto il vino che desiderava: e in queste occasioni essi venivano spiati dall’abate attraverso un’apertura, che sfruttava l’ubriacatura per ascoltare delle confessioni.

La scalinata dei record. Con i suoi 374 scalini continui, privi di interruzioni, la Scalinata del Bueren è una delle più famose al mondo. Suggestiva da visitare, e forse anche impegnativa. Sorge al fianco di costruzioni medievali trasferite in questo angolo di città a seguito della seconda guerra mondiale, per conservare quelle che erano le tradizioni edilizie di Liegi. 

scalinata del bueren
La scalinata del Bueren


San Bartolomeo.
È una collegiata fortezza, risalente all’anno 1000. Ha uno stile romanico lombardo, con arcate cieche. Al suo interno è custodito un fonte battesimale, considerato una delle sette meraviglie del Belgio. È fatto utilizzando la tecnica della cera perduta e la particolarità sta nel vedere per la prima volta la figura di Dio con le sembianze umane. La chiesa è suddivisa in cinque navate, con terminazione absidale.

Da non dimenticare.
Al fianco della Collegiata di San Bartolomeo sorge un museo ricavato dall’abitazione di un produttore di armi (colui che realizzò tutti i cannoni di Liegi). Di grande interesse il Fondaco in cui aveva sede la corporazione dei macellai nel XV secolo. 


COSA FARE A LIEGI

 In un precedente articolo avevo indicato le 12 cose da fare nella città ardente (Liegi).


COME ARRIVARE A LIEGI

La sua posizione fra il Belgio e l'Olanda permette a Liegi di essere collegata al meglio col resto del mondo. Il principale aeroporto è il Liege-Bierset. A un'ora su strada si trovano anche gli aeroporti di Bruxelles, di Charleroi e di Maastricht.
La si può raggiungere in treno, soprattutto da Bruxelles, con una tempistica di viaggio di una quarantina di minuti. Anche coi bus o in macchina, trovandosi in un crocevia di strade.


COME MUOVERSI A LIEGI

Non è una città così grande e la si può percorrere facilmente con i mezzi pubblici. Piacevole girarla a piedi, anche perché i principali monumenti cittadini (esclusa la Stazione di Guillemins) sono tutti ravvicinati.


DOVE DORMIRE 

L'Amosa Hotel di Liegi è un hotel che nasce dal recupero di un magazzino urbano dismesso, un tempo rimessa per i tram. Di lusso, ma non troppo. Gode di una posizione centralissima nella città, fra le Piazze di Saint Etienne e di Saint Denis. Nasce come ristorante, specializzato nella preparazione delle carni. Successivamente adibito a hotel, con una cura maniacale dei dettagli, arredi in pelle ricercati e motivi geometrici che riempiono gli spazi. Da qui si può raggiungere facimente Piazza St Lambert, a circa un minuto a piedi. Non è distante la stazione ferroviaria, così come il fiume Mosa e il quartiere notturno.

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L'Amosa Hotel



Articolo Scritto: Febbraio 2020.
Ultima Modifica: Febbraio 2020.


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