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Il giro On the Road da fare in Abruzzo con una macchina noleggiata

Il miglior modo di visitare l'Abruzzo è sicuramente quello di affittare una macchina e girare "On the Road". In questo modo si ha tutto il tempo di vagare sulle strade più affascinanti della regione, perdendosi fra panorami, borghi e riservee naturali. Salite in macchina e allacciate le cinture, pronti a godervi un itinerario di due giorni nella terra più verde d'Italia.

Ho simulato di essere un turista, arrivato in Abruzzo con l'aereo. Così ho lasciato la mia macchina a casa, portando con me una sola valigia con l'occorrente per due giorni. All'interno della galleria dell'Aeroporto "Liberi" di Pescara ho noleggiato una macchina scegliendo il portale TiNoleggio e mi sono ritrovato a guidare una decappottabile di ultima generazione.



Dall'Aeroporto "Liberi" si seguono le indicazioni autostradali. Una volta entrati si procede in direzione Roma e si esce a Bussi sul Tirino (circa 30 minuti dall'aeroporto). Siamo in un punto affascinante dell'Abruzzo, nelle vicinanze delle sorgenti del fiume Pescara (a Popoli). In questa località è facile incontrare l'animale più amato, il lupo. 

Si continua in direzione L'Aquila e ci si immette sulla Strada Statale 17. Sull'immediata destra si vedrà il paese di Bussi sul Tirino, sulla sinistra la Chiesa di Santa Maria in Cartignano di cui restano i soli ruderi. Si procede per una mezz'ora fino al bivio per Ofena. Da qui si va verso Calascio.

Tappa 1. Il simbolo della regione.

Se mi venisse chiesto “qual è il simbolo dell’Abruzzo?”, risponderei “Rocca Calascio”. E sicuramente non sono l’unico a pensarlo. Rocca Calascio è un castello medievale situato nei pressi dell’Aquila, parzialmente crollato di cui restano in piedi i quattro bastioni angolari e la torre centrale. Il resto della costruzione, compreso il borgo ai suoi piedi, è andata perduta. Restano in piedi le mura perimetrali che ci danno un’idea di come doveva apparire il sito nell’insieme. Fu qui che nel 1985 venne girato il film hollywoodiano “Ladyhawke” con Michelle Pfeiffer e sempre qui che nel 2010 vennero fatte delle inquadrature per il film “The American”. Domina l’intera valle e permette di guardare da un lato Campo Imperatore e dall’altro la Piana di Navelli. Le sue fughe prospettiche arrivano fino alla vicina Castel del Monte in un insieme di vie di comunicazione visive che ne fecero un punto di avvistamento di rilievo per il tempo. Se si giunge a Rocca Calascio si ha l’obbligo di fermarsi davanti la Chiesa di Santa Maria della Pietà, lungo il sentiero che arriva al castello, e al borgo di Calascio che è stato recentemente riconvertito ad albergo diffuso dopo decenni di completo abbandono.





Tappa 2. Il luogo più famoso della regione.

Da Rocca Calascio si prosegue in direzione Santo Stefano di Sessanio e si svolta verso Campo Imperatore. La strada risale verso la montagna, seguendo un tracciato fatto di tornanti e strade strette. Nel primo tratto piantagioni di medio fusto si affiancano alla strada per poi divenire sempre più basse man mano che si sale di quota. Si giunge così in una piana denominata Campo Imperatore, il luogo più famoso della regione. È stato ribattezzato il Tibet d’Italia (ma anche d’Europa) per la somiglianza che lo lega ai luoghi dell’Himalaya. È una grande piana verde, interamente circondata dalle vette che formano il comprensorio del Gran Sasso. Fra tutte il Corno Grande è quella che si distingue, per la sua forma e per la sua grandezza. Non a caso è la vetta più alta degli appennini, Etna escluso.



A Campo Imperatore è facile imbattersi in mandrie di buoi liberi che ti attraversano la strada. Ma anche cavalli, pecore e altri animali. Strade che divengono lunghi rettilinei pianeggianti, scanditi dalla presenza di rifugi sparsi o di conformazioni naturali del tutto singolari. Come il canyon arido, in cui venne girato il film “Lo chiamavano Trinità”. Nel bel mezzo della piana, nel bivio che porta a Castel del Monte e a Farindola (quest’ultima strada è chiusa momentaneamente a seguito del crollo dell’Hotel Rigopiano), si trova una costruzione in legno che ospita la macelleria Mucciante. È un vero e proprio ritrovo di appassionati e di persone che amano cucinare nel mezzo della natura. Lo testimoniano i tanti autobus che giungono fin qui colmi di turisti. Vi si acquista la carne, a prezzi convenienti. La si porta all’esterno e su griglie e fornacelle la si cucina in tempo reale. Ognuno è libero di cuocerla come meglio crede e di godersi un momento di spensieratezza a pieno contatto con la natura. Il piatto obbligatorio sono gli arrosticini, ossia carne di pecora infilzata in stecchini di legno.



Tappa 3. Il borgo dei borghi.

Da Campo Imperatore si scende verso l’Aquila e si arriva a Santo Stefano di Sessanio. Si è parlato molto di questo paese. Non solo perché è considerato uno dei borghi più belli d’Italia, ma anche perché qui è nata l’idea dell’albergo diffuso. La sua costruzione risale al medioevo, quando divenne un punto strategico per la transumanza. Era qui che i pastori si fermavano a far tosare le loro pecore, lane che una volta ricavate venivano mandate a Napoli per essere trasformate in abiti. A fiutare l’importanza dell’economia nel borgo furono i Medici di Firenze che vi acquistarono spazi per la trattazione delle lane: non a caso la piazza principale di Santo Stefano di Sessanio porta il loro nome.



Santo Stefano è un borgo rimasto inalterato nel tempo. Basta girare fra i suoi vicoli per accorgersi che tutto è rimasto fedele al tempo e alla storia. Non ci sono costruzioni che stonano col contesto e quella patina del tempo, visibile sulle pareti, arricchisce il romanticismo dell’insieme, rendendo questo luogo figlio del tempo e non della matita di un bravo progettista. È per questo motivo che Daniele Kihlgren, verso la fine degli anni ’90, decise di acquistare unità abitative del paese evitando qualsiasi tipo di restauro estetico. Tutto doveva essere lasciato con le “rughe” del tempo e quella sua intuizione divenne un albergo diffuso: il Sextantio. È unico nel suo genere e permette di dimorare in stanze piene di storia. Ogni oggetto che compone la stanza (sanitari esclusi, disegnati da Philippe Starck) è di provenienza locale, così come le saponette, le candele, il dentifricio. Letti alti in paglia, bauli dell’800, culle ripensate come porta asciugamani, ma anche biciclette, libri di inizio ‘900 e coperte fatte a mano con la stessa trama delle originali.


Passare una notte al Sextantio implica una cena presso il Cantinone. È una piccola stanza con grandi tavolate in legno, arricchito dalla presenza di un camino. Anche in questo caso le pareti sono annerite dal tempo e donano un’atmosfera che solo qui si può vivere. La colazione è da fare alla Locanda degli Archi, riscoprendo prodotti a km 0 che sono lontani dalle nostre colazioni ordinarie: latte appena munto, frittate con uova fresca, dolci fatti in casa al momento.




Da Santo Stefano di Sessanio si scende a Barisciano e si riprende la statale. Si va in direzione Pescara, attraversando la Piana di Navelli. I borghi che si vedono dalla strada sono gioielli che vale la pena visitare. San Pio delle Camere è famoso per il suo castello con un recinto triangolare, utilizzato per le greggi. Caporciano conserva i connotati di un classico borgo abruzzese. La vicina Bominaco possiede la Cappella Sistina d'Abruzzo e i ruderi di un Castello. Nelle loro vicinanze c'è Peltinum, una città romana in cui è stato ricavato un sito archeologico. E infine Navelli, un borgo semiabbandonato che ebbe fortuna grazie allo zafferano: lo stesso che veniva utilizzato per il risotto alla milanese, non a caso nel borgo ci sono molti richiami alla città di Milano.

Tappa 4. Il borgo d’Abruzzo più citato in Europa.

Non è il più famoso della regione e nemmeno quello riconosciuto come “il borgo più bello”, ma merita un’attenzione speciale per quello che rappresenta. Sto parlando di Capestrano, un comune situato fra la Piana di Navelli e Bussi sul Tirino. Lo si incontra sulla destra provenendo dall’Aquila e le sue geometrie invitano alla sosta. Ma perché Capestrano è il borgo abruzzese più citato in Europa?

Partiamo dal presupposto che prim’ancora d’essere famosa fuori dall’Abruzzo, è famosa nella regione per aver consegnato alla storia una grande statua di circa tre metri, denominata “il Guerriero di Capestrano”. Fu scoperta per caso da un contadino, intento a coltivare il suo orto, ed è arrivato a diventare un simbolo abruzzese ricorrente in tutte le manifestazioni turistiche. Il guerriero di Capestrano è oggi conservato a Chieti, eppure viene considerato come un qualcosa appartenente al borgo. Capestrano è conosciuta in Europa per aver dato i natali a San Giovanni da Capestrano, il santo patrono di città come Budapest – gemellata con la stessa Capestrano – e Belgrado. Fu lui che con il suo impegno riuscì a contenere l’avanzata dei turchi e a diventare un eroe nazionale nell’est Europa. Capestrano è inoltre uno dei tanti possedimenti che ha avuto la famiglia dei Medici: anch’essa, come Santo Stefano di Sessanio, fu un borgo strategico nei traffici della transumanza.



Nelle vicinanze di Capestrano si può visitare il vicino Lago di Capodacqua. Sul suo fondale sono conservati due mulini, visitabili con l'apposita attrezzatura. Inoltre si possono navigare le sorgenti del Fiume Tirino su un kayak e infine restare affascinati dalle leggende del quadrato magico, nella Chiesa di San Pietro ad Oratorium

Si riprende l'autostrada a Bussi sul Tirino in direzione Roma, uscita Cocullo: questo è il borgo dei serpari e nell'appuntamento annuale del primo maggio, qui si radunano migliaia di appassionati provenienti da tutto il mondo per vedere la statua del santo ricoperta da serpenti. Da Cocullo si continua verso Anversa degli Abruzzi.

Tappa 5. La strada più bella della regione.

Per andare da Anversa degli Abruzzi verso Scanno si è costretti a percorre l’unica strada disponibile, che passa lungo le Gole del Sagittario e ha una traiettoria che segue la conformazione delle pareti rocciose. È la strada più bella d’Abruzzo, la più panoramica e forse la più pericolosa (se non la si rispetta). Come un cordone ombelicale collega il mondo ai borghi di Scanno e Villa Lago, passando su strapiombi e piccole vallate, toccando le rive di due laghi e proiettando il visitatore in una dimensione in cui tutto sembra essere nato dalla mano della natura. La carreggiata è molto stretta e la sosta è consentita solo in alcuni punti.



Tappa 6. Il borgo che stregò Escher.

Proseguendo per circa tre chilometri da Anversa degli Abruzzi, e restando sulla strada di collegamento per Scanno, si incontra il bivio per Castrovalva. È un borgo che sembra fantasma, forse perché il numero degli abitanti lo si può contare sul palmo di una mano e i cartelli con le offerte di vendita sono su quasi tutte le porte delle case. Il bar è quasi sempre chiuso e la strada – a una sola corsia – vuota. Ma è questo il fascino di Castrovalva. Tutto sembra essere conservato per un futuro più prosperoso, per un rinascimento del borgo. Fu qui che nel 1928 passò un giovane Escher, l’incisore olandese famoso per i suoi disegni impossibili che sfidano la prospettiva e la geometria. Escher fece una litografia dall’ultimo tornante prima dell’ingresso nel paese, tornante che oggi porta il suo nome.


 


Lungo le Gole del Sagittario si incontrerà il Lago di San Domenico. Le sue acque sono blu intenso e il lago è attraversato da un ponte pedonale sottocui è presente un secondo ponte più antico. Dall'altra parte della sponda c'è l'Eremo di San Domenico, con un'apposita area pic-nic.

Tappa 7. Il luogo dove potreste innamorarvi.

È una bella sensazione. Dopo chilometri di stretti tratti stradali ricavati nel mezzo delle gole, il Lago di Scanno da quel senso di “respiro”. Il paesaggio si apre per lasciare a bocca aperta il visitatore. Sulle sponde l’uomo ha scelto di costruire spazi turistici, per godere appieno della qualità visiva. Spazi che sono l’ideale per trascorrere una giornata di pace, alternata da lunghe passeggiate, pedalate in mountain bike e giri sul pedalò. Si può scegliere di fermarsi qui e dormire in albergo o in tenda. Oppure salire verso Scanno.


Il paese è tre chilometri più in alto e già dalla strada si mette in vetrina in tutta la sua bellezza. Ma prima di raccontarvelo ve lo premetto: potreste innamorarvi della sua atmosfera. Così si entra nei piccoli vicoli del borgo, fra storia e arte, fra tradizioni e segreti qui nascosti. Fra ricordi di un passato recente, in cui grandi nomi della fotografia passarono per immortalare la vita di questo comune. Come un Cartier Bresson, che visse qui (si dice) per sei mesi, o come un Giacomelli, o un Berengo Gardin. Tutti lasciarono una firma del loro passaggio: uno scatto. O incisioni, come quelle di Escher. Bastano poche ore per visitarla. Una vita per scoprirne tutti i segreti. Lì, racchiusi nelle dei palazzi baronali e negli archi dei portali.



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